La Fenice di Roma

La Fenice di Boston si è trasferita su un’altra piattaforma, quella del blog di EsplorandoRoma.it.

BUONA LETTURA!

La Fenice di Roma: nuova rubrica sulla Capitale

Ci sono tanti modi di riscoprire Roma, dopo una lunga assenza.

Continua su Esplorando Roma.

Una Bostonista a Roma

Lungotevere di Roma

Lungo il Tevere

La mattina scendo a fare colazione al bar.

La fila alla cassa è disordinata e veloce. La signora, ben lontana dalle regole di customer care, sì e no ti guarda in faccia mentre batte un euro e ottanta, cappuccino e cornetto. Cullata dal ticchettio dei cucchiaini sulle tazze, un rumore tutto nuovo, mi gusto il sapore deciso del caffè e quello più vellutato della schiuma di latte, libera dal coperchietto di plastica tipico delle walking cup.

Al rientro da Boston, riscopro timidamente Roma.

Antica e solenne, tra i resti dei suoi imperi; popolare, nei Santini appesi sopra le casse dei bar e delle pizzerie; invivibile, nelle sue strade di sampietrini e nel traffico sregolato.

E mi viene voglia di raccontarla.

Dopo aver vissuto le stravaganze dell’America, le sue perfezioni e i suoi eccessi, mi ritrovo a vivere da bostoniana a Roma: a combattere con gli uffici circoscrizionali, a perdermi dietro via Giulia alla ricerca del Chiostro del Bramante, a sbadigliare in fila sul raccordo. Perchè dicono che a Los Angeles si muovano solo con la macchina, ma anche i romani non scherzano. E guidano pure male!

Svolazzando nell’etere made in Italy, mi sono fermata sulle pagine di un giornale tutto nuovo.

Vi aspetto allora sulle pagine di EsplorandoRoma.it, nuova casa della Fenice, rinnovata nel vecchio mondo nei panni di una Bostonista a Roma.

Una rubrica sulla città e i suoi abitanti, condita dalle avventure sul matrimonio della Fenice con my Mr Big, e tanto ancora che vi invito a leggere a partire dai prossimi giorni!

Ci vediamo su EsplorandoRoma.it!

Una Bostonista a Roma

EsplorandoRoma.it

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E vola la Fenice

Ed eccomi arrivata.

L’hostess mi accoglie con un sorriso gentile. Finché le sfodero i tre bagagli a mano e lei mi chiede cortesemente di accomodarmi al posto, mentre insieme a un paio di steward cerca di ficcare il borsone di Carpisa e una borsa con alcune stampe – ricordo del MoMA – nell’apposito vano sopra di noi.

L’aereo, neanche a farlo apposta, porta un leggero ritardo. I sedili della Prima Classe sono pieni di coppie al rientro dal viaggio di nozze, mentre giovani dalle lunghe occhiaie si stipano nei sedili dell’Economica, ancora eccitati per quella che sembra essere stata un’indimenticabile vacanza-studio in qualche college americano.

Al check-in ho chiesto il “finestrino”. In genere non lo scelgo mai per i viaggi lunghi, preferisco la comodità di alzarmi quando mi pare senza dover scavalcare il tipo seduto al mio fianco che dorme o – peggio ancora – è anche lui incastrato tra il tavolinetto reclinabile e quella macedonia di frutta giallo senape.

Ma non questa volta. Oggi voglio concedermi un ultimo malinconico sguardo a Boston. Alla mia Boston.

La cintura di sicurezza è allacciata, i motori rombano, l’aereo comincia la sua corsa finché si stacca leggero in un cielo afoso che volge a sera.

Ripenso a questi ultimi giorni. Alla torta di vaniglia e cioccolato che ho tagliato l’ultimo giorno in ufficio; ai brindisi di cosmopolitan dei vari farewell party; alle valigie pesanti; alle ultime pulizie di casa; alle lacrime quando ho salutato Mara e Cinthya; all’ultima mancia del 20% che ho lasciato al pub irlandese stamattina, a pranzo.

Mi affaccio dal finestrino. Boston – neanche a farlo apposta – è alle mie spalle. Non riesco a vedere i contorni del Prudential né il John Hanckock, solo le torri di controllo del Logan Int’l Airport, e l’oceano. Eppure quel paesaggio è sempre vivido nei miei occhi, rassicurante, familiare.

La Fenice, ancora una volta, è in volo. Con le sue piume bianche, rosse e blu si adagia sul sedile di questo Airbus Alitalia e lascia che il sole, quello che sta tramontando nei cieli di Boston, la “incendi”. Lascia che le disavventure americane, le risate e le arrabbiature si accendano di un’ultima luce “a stelle e strisce”, prima di consumarsi in cenere.

E tra le nuvole e l’aperitivo di Sauvignon Blanc ecco che un nuovo uccello sta risorgendo, proprio da quelle ceneri. (OK, dalle ceneri e dal vino – perché da sobria non credo che avrei potuto vedere tanto misticismo in un volo partito con 45 minuti di ritardo.)

Si dice che “dalla gola della Fenice giunge il soffio della vita”. Così è stato in quel pomeriggio di agosto di un anno fa, quando nasceva questo blog.

E così è oggi, davanti ai vostri occhi di lettori e curiosi.

La Fenice risorge, ancora una volta, dalle sue ceneri, e vola fiera verso le coste dell’Italia. Come un Enea, per fondare qualcosa di nuovo. Come un Ulisse, per tornare alla sua amata Itaca (e al suo Mr Big, sperando che non ci siano Proci in giro).

Un volo che segna l’inizio di una nuova storia: quella di un’americana a Roma. E se anche – come disse il grande Albertone – il latte “lo damo ar gatto”, lo spirito naive da americana (“ma in Italia c’è l’Apple Store?”) me lo tengo.

Per vivere da turista nella mia Roma, da straniera a casa. E per raccontare le gioie e i dolori di un paese, l’Italia, anch’esso pieno di stranezze e contraddizioni, che sicuramente mi regalerà tante “divertenti” avventure.

A cominciare dal prossimo matrimonio della Fenice con my Mr Big.

Ma questa, è tutta un’altra storia.

La Fenice di Boston, Blog

La Fenice di Boston, Blog

Caro lettore, ebbene sì: hai appena letto l’ultimo post della Fenice di Boston. L’ultimo capitolo di una storia che non sarebbe stata tanto colorata – e colorita – senza i tuoi commenti, il tuo stupore, la tua curiosità. Grazie per avermi accompagnato in questo viaggio, a presto!

Burger che passione!

Generalmente dopo una colazione in stile pigout la giornata non prevede altri pasti.

Però, se proprio avete un languorino…

Pigout dinner in America

Il Big Bad Burger di Denny's

Il Big Bad Burger di Denny's

Tutti i gruppi hanno delle regole. Semplici, basilari e inderogabili. Una delle regole della Fenice è: non puoi passare per gli Stati Uniti senza assaggiare un burger. Non un semplice panino da fast food: un vero burger, preparato secondo la tradizione, cucinato su richiesta. A Clearfield, in Pennsylvania, il Denny’s Beer Barrel Pub serve alcuni dei più famosi ed esagerati burger degli States. Sei classi di porzioni, da tre chili a…30. Avete letto bene: un hamburger di 25 chili di carne, due e mezzo di formaggio, pomodori e cetriolino.

Non so se avranno occasione di leggere il blog, ma le già citate altissime rappresentanti del fascino italiano si trovano proprio ora in zona New York. Avrei dovuto dire loro di passare al Chipshop di Brooklyn, che dal 2001…frigge. Panini di burro di arachidi e marmellata, pudding, mac & cheese, pizza, cupcake…tutto il menu è impastellato e fritto. E se la scelta non vi sembra abbastanza, portatevi il pranzo da casa: friggeranno anche quello!

Ma pizza di Mama's & Papa's a Hollywood

Ma pizza di Mama's & Papa's a Hollywood

La pizza buona, si sa, in America si trova solo a Hollywood, in California. OK, magari è un’affermazione un po’ forte. Non sarà la più buona, ma la Siciliana di Big Mama’s & Papa’s Pizzeria è senz’altro la più grande pizza a domicilio al mondo: 2 metri quadrati, 10 chili di pasta lievitata e 6 di mozzarella (oltre a 30 altri tipi di condimento). La pizza, alla fine, pesa circa 15 chili. La scatola per consegnarla – di legno – ne pesa ben 80.

Dulcis in fundo: pesi più di 170 chili? AllHeart Attack Grill di Chandler, Arizona, mangi gratis tutta la vita. Se, malauguratamente, sei sottopeso, cameriere in abiti da infermiera e un dietologo in pensione che gioca a farsi chiamare Dr Jon ti prescriveranno un bypass burger e patatine fritte nel lardo. Il risultato è garantito. Non preoccuparti della sonnolenza dopo pranzo: tutti gli ospiti del ristorante sono accompagnati all’uscita su una sedia a rotelle.

Dopo un bypass burger all'Heart Attack

Dopo un bypass burger all'Heart Attack

Prossimo appuntamento pigout a tema dessert!

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