#primapappa

prima pappa

Giorno 1

In campo

150 grammi di brodo di carota e lattuga; 20 grammi di carne di agnello liofilizzata; due cucchiai di crema di riso, mais e tapioca; olio e parmigiano

Feriti

I miei capelli; i suoi capelli; due bavette; T-shirt, body intimo, pantaloni della tuta e calzini; cintura del seggiolone; cuscino del seggiolone

Neutralizzati

150 grammi di brodo di carota e lattuga; 20 grammi di carne di agnello liofilizzata; due cucchiai di crema di riso, mais e tapioca; olio e parmigiano

Una pera Williams

Giorno 2 Continua a leggere

Gaffe

freddure dal gelataio

Dopo aver chiesto ad uno allergico alle pesche come potesse lavorare in una pescheria (ero sobria, ero incinta ma sobria), oggi dal gelataio:

Signore: (a Filippo) “Sei un patatone tu? (e poi a me) Io ne ho una di 4 anni e mezzo, stiamo aspettando il secondo ma non viene…”

Io: “Uh, anche lui è nato con una settimana di ritardo!”

Peccato che lui intendesse un’altra cosa.

Dal latino classico “marsupium”

marsupio

Ok, lo ammetto. Al momento sto utilizzando un marsupio.

Le mie clutch, shopper, tracolle, secchielli e bauletti sono stipate in uno scatolone di paglia verde, dentro l’armadio all’ingresso. Ciascuna riposta nella sua federa, per carità, ma pur sempre compressa nel buio di uno stanzino, mentre un marsupio LeSportSac comprato da Macy’s nel lontano 2008 vede il sole caldo della primavera romana.

In realtà la mia storia con il marsupio era cominciata con intenti assai più fashion. Ispirata dal Gucci che Carrie Bradshow vanta in una puntata di Sex & The City, ma con assai meno disponibilità economiche, azzardai l’acquisto di una “borsa da vita” (bel soprannome, no?) di un neutro colore nero con fantasia ad alberi stilizzati bianchi e grigi. Finché ho vissuto in America sembrava una delle compere più azzeccate che avessi mai fatto. Poi, però, sono tornata in Italia e quel marsupio, così lontano dalla cultura modaiola del Bel Paese, è finito nello scatolone di paglia verde di cui sopra.

Finché non è arrivato Filippo. Continua a leggere

Per la festa della mamma regalatemi una doula

Sono tante le cose che ho imparato diventando mamma. Che le sogliole hanno un lato scuro e uno chiaro, che i nidi pubblici e privati hanno orari per visite guidate come i musei, che esiste una impalcatura da vasca da bagno per montare ad altezza uomo la vaschetta del bagnetto (ed evitare così di piegarsi). Alcune cose le ho scoperte in tempo, per acquistarle intendo. Altre purtroppo un po’ in ritardo e così mi sono ritrovata con un gran mal di schiena e T-shirt fradicie di bagnoschiuma alla lavanda.

Ma se non è troppo tardi, dico ora, per la festa della mamma regalatemi una doula. Di cosa si tratta? Ecco la mia intervista a Laura Verdi, la presidente dell’Associazione Doule Italia.

Dieci cose inutili che ho comprato al bebè

dieci cose inutili

 

L’errore è stato fatto in buona fede: per evitare di trovarmi sprovvista alle tre di notte e con un neonato urlante ho cercato di acquistare prima tutto quello che mi potesse servire dopo. Solo che, non avendo alcuna esperienza del durante, ho finito per riempirmi casa di oggetti superflui, inutilizzabili e in alcuni casi anche dannosi nel senso che agitavano Filippo anziché calmarlo. Per chi avesse dei dubbi su quello che può servire a un neonato (a parte la mamma…poco!), ho stilato questa lista. È una raccolta di oggetti che per me si sono rivelati davvero inutili, laddove per inutile intendo che alcuni non li ho mai usati, altri ho provato qualche volta per poi dimenticarli nell’armadio, altri ancora non ricordavo nemmeno di averli acquistati (pensa te!) finché non sono stati disseppelliti per sbaglio da qualche cassetto con tanto di “Toh, guarda cosa avevamo comprato…”.
  1. Fodera di spugna per l’ovetto. Forse può servire se partorite in primavera e il bebè ha l’età da ovetto nel mese di agosto e vi preoccupate che non sudi troppo sulla fodera dell’ovetto in questione. Filippo è nato a novembre, quando più che sudare si doveva scaldare nelle tutine di ciniglia e sotto a una coperta di lana. Acquisto inutile #1, dimenticato in un armadio, riscoperto poco tempo fa per caso da Mr. P: “Uh, guarda che avevamo”.
  2. Ciuccio-dispenser per medicinali. Il secondo posto va senz’altro a questo finto ciuccio la cui tettarella si può riempire con le gocce di vitamine o medicine che il piccolo dovrebbe prendere. Ce lo aveva suggerito una pediatra. Sterilizzato più e più volte, non l’abbiamo MAI usato. Filippo ha sempre preso le sue vitamine dal contagocce della boccetta, dal cucchiaino o, alle brutte, come un uccellino dal becco di una siringa (ovviamente senz’ago!). Continua a leggere

Mamma al mercato (ne devi mangiare di sale)

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Non so se sono propriamente diventata una casalinga disperata. Però il pomeriggio prendo il tè con le amiche e i loro bambini, mentre le mattine vado al mercato. Spesso ci vado in tuta e occhialoni, il che mi fa probabilmente apparire più assonnata che disperata, al posto del carrello porto il passeggino e di solito prima di arrivare ai banchi faccio un pit stop al bar per un cappuccino all’italiana. Wisteria Lane, insomma, rimane ancora molto lontana.

La prima volta che sono andata al mercato – in verità eravamo in due, e con due bebè – la scelta del banco è stata una specie di roulette russa: due giri di prova di tutta la struttura, finché ci siamo fermate a caso. Risultato? I pomodori erano cari e insipidi. Non è andata meglio con il companatico: ci ho messo due visite al banco del pesce, due martedì di fila, per guadagnarmi un po’ di fiducia e un mazzetto di prezzemolo gratis mentre i prezzi di totani, calamari e seppie (pensavo fossero più o meno lo stesso pesce, e invece…) mi sono ancora sconosciuti, nel senso che non c’è indicazione sulla vaschetta e il tipo li applica in funzione della simpatia. E visto quanto spendo, per quello che compro, io ancora non devo risultargli molto simpatica.

Il premio fregatura, però, l’ho vinto in macelleria. Continua a leggere