Dieci cose inutili che ho comprato al bebè

dieci cose inutili

 

L’errore è stato fatto in buona fede: per evitare di trovarmi sprovvista alle tre di notte e con un neonato urlante ho cercato di acquistare prima tutto quello che mi potesse servire dopo. Solo che, non avendo alcuna esperienza del durante, ho finito per riempirmi casa di oggetti superflui, inutilizzabili e in alcuni casi anche dannosi nel senso che agitavano Filippo anziché calmarlo. Per chi avesse dei dubbi su quello che può servire a un neonato (a parte la mamma…poco!), ho stilato questa lista. È una raccolta di oggetti che per me si sono rivelati davvero inutili, laddove per inutile intendo che alcuni non li ho mai usati, altri ho provato qualche volta per poi dimenticarli nell’armadio, altri ancora non ricordavo nemmeno di averli acquistati (pensa te!) finché non sono stati disseppelliti per sbaglio da qualche cassetto con tanto di “Toh, guarda cosa avevamo comprato…”.
  1. Fodera di spugna per l’ovetto. Forse può servire se partorite in primavera e il bebè ha l’età da ovetto nel mese di agosto e vi preoccupate che non sudi troppo sulla fodera dell’ovetto in questione. Filippo è nato a novembre, quando più che sudare si doveva scaldare nelle tutine di ciniglia e sotto a una coperta di lana. Acquisto inutile #1, dimenticato in un armadio, riscoperto poco tempo fa per caso da Mr. P: “Uh, guarda che avevamo”.
  2. Ciuccio-dispenser per medicinali. Il secondo posto va senz’altro a questo finto ciuccio la cui tettarella si può riempire con le gocce di vitamine o medicine che il piccolo dovrebbe prendere. Ce lo aveva suggerito una pediatra. Sterilizzato più e più volte, non l’abbiamo MAI usato. Filippo ha sempre preso le sue vitamine dal contagocce della boccetta, dal cucchiaino o, alle brutte, come un uccellino dal becco di una siringa (ovviamente senz’ago!).
  3. Sacco nanna. Per grazia di chissà quale santo – forse San Filippo! – prima di acquistarne uno in vera piuma d’oca da 70 euro ho ricevuto in regalo questo qui, sintetico, made in Ikea. Dopo averlo indossato due volte ma con la lampo aperta – guai a chi provi a imprigionare le gambette di Filippo, che devono frullare come le pale di un mixer – ho dovuto rinunciare all’impresa. Alla sola vista della stoffa verde e blu, infatti, lui cominciava a piangere e così ben presto il sacco nanna è finito appeso nell’armadio. La lampo è ancora aperta.
  4. Paracapezzoli in silicone e in caucciù. Poiché i problemi più pratici dell’allattamento non mi hanno risparmiata, a un certo punto del viaggio ho deciso di acquistare dei paracapezzoli per alleviare il dolore. Anzi, i primi in silicone me li hanno prestati.Poi ho provato quelli in caucciù, un paio li ho presi della taglia sbagliata. Alla fine li ho sterilizzati tutti e riposti nelle loro belle scatoline, nell’armadio. Ho risolto i miei problemi cambiando posizione di allattamento.
  5. Body (taglia zero) di lana. Acquistati da Mr. P mentre io ero ancora in clinica, tempo che uscissi e già erano troppo piccoli per Filippo. E pure troppo caldi. Nonostante la prima stagione che abbiamo affrontato insieme sia stata l’inverno, i body di lana effettivamente non servono e secondo me, una volta lavati, pizzicano pure sulla pelle.
  6. Termometro elettronico. “Signora, non compri uno di quelli tecnologici: un termometro tradizionale andrà benissimo, scelga quello che costa meno”, mi disse la pediatra. Quando Mr. P tornò a casa con un Braun elettronico multifunzione da 60 euro e spiccioli pensavo avessimo il meglio. Oggi, per controllare la febbre a Filippo, faccio la media fra tre misurazioni e poi uso un altro termometro, di quelli tradizionali (che ho riacquistato a 5 euro).
  7. Rete per medicazione del cordone ombelicale. Ignorandone l’esistenza, me l’ha portata il nonno uno dei primi giorni che eravamo a casa. Non so per quale reazione chimica ma il pancino di Filippo, avvolto come fosse un pezzo di arrosto, si squamò tutto. Ci vollero tanta crema e un po’ di giorni wireless (cioè senza rete) per ritornare al morbido status quo.
  8. Muffole di cotone. Anche queste le comprò Mr. P mentre ero in clinica, perché Filippo continuava a tirarsi le mani sulla faccia, con un sacco di unghie che non si potevano tagliare. “Non si mettono le muffolette – disse un giorno un’infermiera – perché l’elastico sul polso rallenta la circolazione degli arti”. Erano due paia, celeste e bianco. Una muffola bianca è andata persa, le altre tre mi pare di averle messe insieme ad altri vestitini nei raccoglitori per strada.
  9. Spazzola per capelli. In effetti una volta l’ho usata: in albergo ad Ascoli, perché avevo dimenticato la mia a Roma. Vi confermo che sui capelli veri quelle spazzole non funzionano!
  10. Kit impronta per il calco della mano e del piede. “Che bello! Dai compriamolo, lo facciamo quando ha un mese!”. “Dai, ormai ha due mesi e mezzo, lo facciamo al traguardo dei tre”. “Ah, dobbiamo fare il calco, ormai lo facciamo a sei mesi che ne dici?”. Aggiornamenti a martedì prossimo.
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Un pensiero su “Dieci cose inutili che ho comprato al bebè

  1. Pienamente d’accordo!!!
    Sulle prime 9!
    Il kit per le impronte lo abbiamo fatto al 4 giorno quando l’abbiamo registrata all’anagrafe.
    Devo dire che tutt’oggi è un bellissimo ricordo!

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