G.I.P., Growth In Progress

Gita a GubbioPraticamente un giorno ero la mamma di un neonato tutto pappa, pipì e pupù. Il giorno dopo mi sono svegliata ed ero la mamma di un bambino con due denti, che mi chiamava “mam-ma” mentre se ne stava seduto nel box a schiena dritta, poi si sdraiava, si girava a pancia sotto o a pancia in su, fino persino a gattonare (se possiamo includere nella categoria anche strisciare alla meno peggio per avanzare di tre o quattro centimetri).

Nel mezzo una gita a Gubbio, tra piatti al tartufo e pellegrinaggi nei luoghi sacri di Don Matteo (prima che spostassero le riprese nella vicina Spoleto). Continua così la mia #vitadamamma.

Certo, bisogna ammettere che non sono tutte soddisfazioni. Dopo la cacciata dal Caffè Meletti di Ascoli (“Mi dispiace, non c’è posto con tre passeggini. Vi consigliamo di cercare altrove”), è stata la volta della Locanda del Cantiniere di Gubbio: primo ristorante nella classifica di Trip Advisor, ultimo nella mia personale lista di gradimento dopo che Mr. P ha provato a prenotare un tavolo per sentirsi rispondere:

“Ah ma con un passeggino non prendiamo prenotazioni. Poi i bambini piangono…”.

Sconsiglio poi, per le gite a tre, anche le cittadine tutte saliscendi. A meno che non sia San Francisco, dove potete prendere almeno il caratteristico tram, le salite di Gubbio con un passeggino (e un pupo di quasi sette chili sopra), sono un toccasana per i glutei ma una gran fatica per tutto il resto del corpo.

E che dire di scegliere, come periodo, quello della celeberrima dentizione? Il bilancio è impietoso: di tre cene e due pranzi ne abbiamo portati a termine (cioè a tavola insieme, io e Mr. P, dall’inizio alla fine)…appena una. L’ultima, la sera prima di ripartire, è finita con una pizza cominciata a ristorante e proseguita nella stanza d’albergo sotto forma di take away.

Nonostante lo stress a tavola e le faticose passeggiate, però, io e Mr. P non abbiamo perso nemmeno un etto. Anzi, ce ne siamo tornati a Roma con una collana di salsicce tartufate e un caciottone “ubriaco” (da dividere con gli amici nel prossimo pranzo del Primo maggio), un bel po’ di sonno arretrato e un sacco pieno di piccoli vestitini da lavare. E, per fortuna, tutte le bavette: dopo averne smarrita una, della quale si sono perse le tracce dopo la gita ad Ascoli, almeno stavolta in qualcosa siamo migliorati.

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