Nome comune di persona, femminile, singolare

filippo i love mumAbbiamo scoperto il box. In verità non è un vero box di quelli tradizionali alti, rettangolari e con le pareti retate come quelle di un tappeto elastico. Questo qui è basso, rotondo (non parte benissimo come descrizione) e le fiancate sono per metà retate, per l’altra metà di una sottilissima stoffa sintetica a quadrucci bianchi e rossi. Praticamente un cesto, e infatti dentro è pieno zeppo di pupazzi morbidi, suonanti, cubi colorati e mini cuscini di plastica ormai perennemente inumiditi: perché sì, noi mettiamo tutto in bocca. Ma proprio tutto: giocattolo, mani e maniche del vestito. [A tal proposito rettifico il ginecologo che, in una delle ultime ecografie, fotografò un bebè con due labbroni “da Alba Parietti”, disse lui. Ecco, mio figlio ha una bocca piuttosto alla Julia Roberts: laaarga].

In questo marasma generale Filippo sta così stretto che gli basta agitare un piede per azionare il pulsante blu del pinguino cantereccio: il pennuto artico comincia a suonare e io posso fingere di avere un figlio dalla straordinaria intelligenza motoria, che non parla, non cammina ma riesce a far funzionare un giocattolo elettronico.

Non parla. In verità ieri ha cominciato a parlare. Cioè dopo tanti giorni di mugugni, di parole perse tra una lagna e uno starnuto, mi pare proprio di averlo sentito pronunciare le fatidiche cinque lettere:

M-A-M-M-A

Cioè, non MAM-MAM, né MMM, né MAH. Era proprio MAMMA: nome comune di persona, femminile, singolare.

Fa un certo effetto? Ancora non so dirlo. Per ora la parola è stata usata principalmente con due scopi:

  • da Filippo, perché ha capito che se la pronuncia ininterrottamente qualcuno (possibilmente io) gli si avvicina con un gran sorriso. Quindi – deve pensare – funziona, qualsiasi cosa sia funziona e per ora non ho intenzione di smettere.
  • da Mr. P, che adesso quando Filippo piagnucola e uno di noi due deve alzarsi da tavola, dal divano, dal letto può finalmente dire: “Ma sta chiamando te!”.

La qual cosa mi richiama alla mente un aneddoto divertente. Di quella bimba piccola che una notte piangeva, piangeva, piangeva disperata nel suo lettino, inconsolabile finché il papà si alza, va in camera sua, le fa capolino al di qua delle sbarre per tranquillizzarla e lei, smettendo di piangere:

“…e mamma?”.

P.S. Ovviamente abbiamo una bavetta per l’occasione (vedi foto). Non ancora una borsa

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