Insani pensieri

Tempo che passa“Certo come è cresciuto già.. È quasi ora di dargli un fratellino…”

Di tutte le persone (folli) con cui avrei potuto avere questa (non) conversazione, mai avrei immaginato che a pronunciare tali parole sarebbe stato proprio Mr. P. Cioè, conoscendolo lo avrei pure immaginato. Ma pensavo che anche lui avesse vissuto gli ultimi cinque mesi in questa casa, che da cinque mesi si alzasse quasi con regolarità a notte fonda o di mattina presto (a seconda dei punti di vista, perché le quattro che ore sono?), che da tempo non facesse una lunga cena seduto e in santa pace dall’aperitivo al dessert. E invece no.

Complice di questa strana voglia sarebbero niente di meno che…due dentini che pare facciano capolino proprio al centro delle gengive inferiori. Dopo mesi in cui tutti gli anziani del villaggio attribuivano la bava del piccolo Filippo all’arrivo della dentatura (“Uhhh, ma si mette tutto in bocca! Starà mettendo i denti…”), forse il momento di prendere in considerazione l’ipotesi è finalmente arrivato. Perché a guardarle, le gengive, sembrano un po’ spaccate in cima e soprattutto a metterci un dito in mezzo si sente quel duro zigrinato, Sì, come se si stesse toccando un dente.

Certo che di segnali della sua crescita, ultimamente, ne avevamo avuti parecchi. Prima il passaggio dalla nostra camera da letto alla sua (ormai due mesi fa). Poi il passaggio dal riduttore al materasso del lettino tout court. Fino alla tanto desiderata (da me) frutta grattugiata, nella speranza che una porzione mela potesse dare tregua (alias sostituirsi) al ritmo delle poppate. Beh, non solo non è così: pare che a parte il nettare di pera – il nettare, neanche l’omogeneizzato – la frutta in barattolo non gli piaccia gran che e quella fresca e grattugiata gli provoca direttamente conati di vomito.

Che poi Mr. P, a dirla tutta, non è l’unico a crucciarsi per l’allargamento della famiglia. È capitato che me l’abbiano buttata lì i nonni (paterni), le zie, amici vari e persino qualche passante perché “Filippo è così bello! Se ti vengono tutti così ne devi fare subito un altro!”.

Lasciando da parte il concetto di “subito” – nell’economia di una lunga vita e di tante energie da recuperare, per “subito” abbinato alla parola “figlio” si può intendere un periodo di quattro o cinque anni? – la domanda mi si è accesa in testa come un’ortica che ti si sfrega sulle caviglie durante un pic nic di primavera: perché quando ti fidanzi tutti si aspettano che ti sposi? E poi ti sposi, e tutti si aspettando che tu faccia un figlio. E poi fai un figlio, e tutti si aspettano che ne faccia un altro? Perché, insomma, appena tocchi un traguardo ti spostano l’asticella due passi più in là, lasciandoti col fiatone della fatica e il pressing di un nuovo obiettivo da raggiungere?

Una risposta a questa domanda, per ora, non ce l’ho. Ma a quelli che vorrebbero fare del piccolo Filippo già un fratello maggiore vorrei dire che prima devo:

  • recuperare tutte le ore di sonno perduto,
  • perdere tutti i chili di troppo guadagnati,
  • fare qualche brunch, lunch, happy hour (magari superalcolico) senza l’ansia di una poppata a cronometro.

Ma soprattutto devo godermi il piccolo Filippo. Perché due denti, anzi due punte di denti, in fondo cosa vuoi che siano.

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