Ma come faccio a far tutto? Non faccio

smart-momDurante le ultime settimane di gravidanza facevo i monitoraggi cardiotocografici, noti alle più solo come monitoraggi, in una clinica convenzionata vicino casa. Siccome una mamma in attesa di bebè frutta più di una sposa in attesa del “grande giorno”, lo stanzino con i macchinari era sempre pieno di pubblicità. Un giorno ci offrirono tre numeri gratuiti di una nota (cioè, ora è nota, prima era assolutamente sconosciuta) rivista per mamme e bambini, di una altrettanto nota casa editrice che pare in crisi per i suoi quotidiani, ma a noi mamme offriva in regalo sei numeri del magazine. Sì, ora che sono mamma lo posso dire pure io: come la droga, che all’inizio te la danno gratis per farti venire la voglia (poi chi siano questi che “te la danno”, non si è mai capito).

Comunque, un numero me lo hanno fregato dalla cassetta della posta – guarda caso quello con un omaggio: mi hanno lasciato il cartoncino aperto e vuoto! – un paio me li sono persi per casa, devono essere finiti nel buco nero dei ciucci dotati di vita propria per cui non mi resta che aspettare le il suddetto buco li espella e me li restituisca. Ma ieri ne è arrivato un altro: numero 357 del mese di aprile 2013.

Sfogliandolo in un momento di insano relax sul divano, tra gli articoli sull’ingrassamento in gravidanza (dal titolo “Fatti amica la bilancia”. Io ci provo: “Piaceeere signora bilancia!”) e le pubblicità del bagnetto gonfiabile, sono finita in una pagina nera con una scritta fuxia, che diceva:

“Sei una SmartMOM?”

Sotto, in fondo alla pagina, la foto tagliata della fronte di una ragazza, una bionda con gli occhi azzurri ma senza un filo di trucco e con la frangetta tenuta indietro da due mollette, con una serie di frecce che partono dalla sua testa e le scritte:

“Trovare il nido giusto”

“Preparare una super pappa”

“Rincorrere il pediatra”

“Consegnare il tempo il mio lavoro”

“…e 5 minuti tutti per me”

Cinque frecce. E, cavolo, in un momento ho realizzato che ce le avevo tutte, che tutta la mia giornata era lì.

Con Mr. P avevamo appena finito di compilare la domanda di iscrizione al nido, dopo che in tre settimane ne ho visitati cinque su sette che ne avevo selezionato, facendo a tutti le stesse domande che avevo imparato in corsa, osservando le altre mamme. Altrimenti non mi sarebbe mai venuto in mente di chiedere cose come “Avete la cucina interna?”, o peggio ancora “Li lavate con l’acqua o con le salviette?”.

Poi, proprio quella mattina ero stata dalla pediatra. Senza rincorrerla, a onor del vero, ma vale lo stesso un’ora di fila prima della visita senza appuntamento, causa megaraffreddore? Direi di sì, come vale la tetta come super pappa: preferirei cucinare il semolino e grattuggiare la mela – peraltro le mie portate preferite, da bambina – piuttosto che vestire sempre magliette scollate (o slabbrate!), pronte all’allattamento di emergenza.

Poi ci sono i miei “progetti editoriali segreti”, come li chiama Mr. P. Tipo quell’intervista alla presidente dell’Associazione italiana doule che è finita seppellita nel cassetto, giace lì da settimane ormai e non riesco a trovare due minuti per risistemarla e pubblicarla online. Oltre al blog, e ad altri progetti editoriali che essendo appunto segreti non possono essere rivelati né in questa né in altra sede. Una cosa è certa: consegnarli in tempo è un’utopia.

I “5 minuti tutti per me”? Troppo tardi quando mi sono resa conto che li stavo usando (o sprecando?) proprio lì sul divano, sfogliando le pagine di quella rivista che mi ricordava, con tanto di frecce, come la mia vita stesse andando in cinque direzioni diverse contemporaneamente e io a saltare da una parte all’altra senza riposo, senza respiro.

Cioè davvero in cinque mesi mi sono evoluta da dea Kalì “fisica” (tieni Filippo in braccio e intanto cerca di fare altre cose) a dea Kali “mentale” (vivi con Filippo e cerca di fare qualsiasi altra cosa)? E poi, evoluta oppure intrappolata nel ruolo – anzi, nel cliché – della mamma-donna-moglie-tuttofare-non-riesco-a-fare-niente? Non posso fare a meno di chiedermi se, o forse sarebbe meglio dire quando, finirò come in quel film con Sarah Jessica Parker, “Ma come fa a far tutto?”, nella scena in cui cerca di far entrare una apple pie comprata in una teglia di coccio, per fingere di averla preparata in casa. E poi la cosparge di zucchero a velo, per coprire i buchi.

ma-come-fa-a-far-tutto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...