Pratiche archiviate e lavori in corso

È passato un po’ di tempo dal mio ultimo post. Nel frattempo:

Abbiamo archiviato con successo la pratica #primavacanzaintre. Certo c’è stato quel piccolo inconveniente la prima sera, quando abbiamo dovuto abbandonare di corsa un localino in piazza del Popolo ad Ascoli dove ci eravamo seduti per un aperitivo, perché Filippo voleva farlo lui l’aperitivo (poveri illusi noi!). E quando, poco prima del mancato aperitivo, il famoso Caffè Meletti ci ha gentilmente chiesto di accomodarci altrove (leggi pure “cacciati”), perché eravamo in otto con tre passeggini. E ancora quando, proprio mentre ci stavano allontanando dal Caffè Meletti, mi è arrivata la telefonata di Prènatal per un disguido sulla lista nascita e ho dovuto, sembrava questione di vita o di morte, scegliere al volo il colore del seggiolone Trip Trap della Stokke perché il viola, che volevo io, “non me lo fa più ordinare, signora. Lo vuole verde, bianco, sbiancato, ciliegio o ecrù?“.

Abbiamo archiviato con altrettanto successo la pratica battesimo. Anche se volevamo battezzare Filippo col nome di Filippo Francesco, ma il prete si è scordato di leggere il fogliettino che avevamo compilato e dopo un avvio con “Benvenuti al battesimo di Francesco” ha proseguito, forse per stare sul sicuro, solo con “Filippo”. Quindi il progetto binome è naufragato, insieme all’acqua santa del Giordano, simbolico e spirituale dono di nonna Adelina e nonno Antonio da poco tornati dal Vicino Oriente, che ci siamo scordati in un’ampolla a casa. Fonte battesimale tutta made in Acea.

Stiamo archiviando, ma anche qui siamo ottimisti sul successo, la pratica primo raffreddore. Ma com’era quella storia per cui l’allattamento al seno proteggeva il bambino dalle malattie? Ecco, se gli indiani pare siano stati sterminati, tra le varie malattie, anche dal virus del raffreddore portato dai conquistadores europei, i neonati col naso attappato non è che se la passino meglio. Provateci voi a mangiare con la bocca che fa il sottovuoto al capezzolo e il naso già in sottovuoto da sé: praticamente o mangi in apnea, o non mangi. E piangi. E piangi. E piangi. Per fortuna che il mio campione, al contrario di me, non è uno che si abbatte. Magari grugnisce un po’, ma poi prende il toro per le corna o, in questo caso, l’aerosol per le corna e se lo tiene stretto sul naso, proprio come prescritto dalla pediatra. Certo, resiste cinque minuti. Ma quel tanto che basta per immortalarlo con un click. Et voilà.

aerosol

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