La Favola della Mamma alla ricerca del Nido perduto

260px-The_Three_Bears_-_Project_Gutenberg_eText_17034Tralasciando la noiosa trafila burocratica per la domanda d’iscrizione – carte, certificazioni e documenti per farti dimostrare che forse sei troppo ricco per meritare un posto – il sogno del nido comunale è, in effetti, una fiaba.

Lo si capisce subito dai nomi scritti in agenda. Lunedì appuntamento con La Coccinella; mercoledì mattina Cocco e Drilli; giovedì passaggio all’Aquilone e poi al Bruco e la Mela. Per il weekend sei così entrato nel personaggio che cominci a parlare con un amico immaginario.

I posti disponibili sono pochissimi, ma prima di inviare la domanda all’Ufficio Nidi del Comune tutti vogliono fare gli schizzinosi e visitare cinque, sei o sette strutture per dire “questo sì, questo no, questo forse”. Salvo alla fine, dopo l’uscita delle graduatorie e l’assegnazione dei posti, correre all’Ufficio di cui sopra per firmare col sangue in quel nido che era l’ultimo tra le scelte che avevi selezionato. Purché ci sia un posto.

Fatto sta che i nidi si visitano, e io non mi sono tirata indietro.

Sono arrivata all’appuntamento con un po’ d’anticipo. Che fa un po’ Cenerentola ansiosa, un po’ Signorina Rottermeier educata. Come in ogni favola che si rispetti, c’è un travestimento: via le scarpe, su quei singolari copripiedi di plastica celeste, quelli che quando ero piccola le mamme indossavano in piscina per entrare negli spogliatoi a cambiare i figli. La magia dei piedi ti consente di attraversare un corridoio pieno di mini-sculture in miglio o lavoretti in legno e altri materiali vegetali, finché cammina cammina si arriva in una stanzetta dalla porta graaande. Che poi la apri, e dentro è tutto piccolo.

Mini-tavolini e mini-sedie per il pranzo, mini tappeti su cui giocare, mini lavandini per lavarsi le mani (mini, certamente). Fino a mini lettini alti venti centimetri, con mini lenzuola, coperte e minimini cuscini: come in quella favola di Riccioli d’oro e i Tre Orsi, uno piccino, uno medio e uno grande. Solo che stavolta gli Orsi sono tutti piccoli e tu fai Gulliver. Una fiaba megamix. Anzi, minimix.

Intorno tutto è ordinato e colorato, e tu immagini quello scalmanato di tuo figlio che sì e no gattonerà al momento di entrare al nido, ma sarà sicuramente già in grado di scassare tutto. Ma, attenzione: questo è il segretissimo segreto della nostra fiaba, che non va assolutamente svelato pena la fine dell’incantesimo!

Siccome ogni favola che si rispetti ha un antagonista, ecco che nella storia fa la sua comparsa una strega cattiva (che, per l’occasione, ha l’accento di Milano).

“Allora buonasera – dice un’altra mamma in visita, al momento di andare via – E in bocca al lupo per la graduatoria!”

“Crepi il lupo”, rispondi tu. Con mezzo sorriso, e una grattatina (intera).

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