Habemus Papam (et nomen)

Picture 2Il mio primo annuncio Urbi et Orbi, quello che proclamava l’elezione di Papa Ratzinger, lo guardai su Rai Uno da una stanza d’albergo di Bologna, dove avevo accompagnato Mr. P per un viaggio di lavoro. Ricordo che era mattina, che ero sdraiata a pancia in giù sul lettone e che quando annunciarono magnum gaudium l’elezione di Benedetto Decimo-Sesto provai parecchia eccitazione. Un sentimento secolare, dovuto più all’emozione di quell’esperienza – fin lì ero convinta che la parola “Papa” fosse sinonimo di “Giovanni Paolo II” – che non al suo significato spirituale. Però di fatto ero contenta di stare lì a guardare, ero curiosa di conoscere quel che sarebbe successo. Perché un nuovo Papa, lo dice anche il proverbio, è un nuovo inizio. O no?

Poi, a dire il vero, non ho seguito molto il pontificato di Ratzinger. Non ho condiviso le sue pellicce e i gioielli né i commenti sterili di chi lo scherniva come “pastore tedesco” oppure “gay”, come se fosse un’offesa. Nella mia vita, però, quello fu davvero un nuovo inizio. Che mi portò a cambiare lavoro, poi addirittura continente, fino a diventare mamma e portare il mio bebè, accoccolato in un marsupio, all’ultima udienza del Papa che otto anni prima avevo visto da quella camera di albergo. Quasi a chiudere il cerchio.

Ieri, mentre la Storia si ripeteva in un copione che è sempre lo stesso eppure ogni volta coinvolgente, la mia storia non era più a due ma a tre, non ero sola in albergo ma con Filippo (tre amiche, e altrettanti bambini), e l’annuncio Urbi et Orbi me lo sono persa perché ero in macchina, verso casa, di corsa per la poppata delle 20:30.

Senza la radio, lasciata a casa (strano che dimentichi qualcosa…), guidavo e intanto desideravo avere un paio d’occhi in più, uno per la strada e uno per lo smartphone, o almeno un semaforo rosso che mi concedesse qualche minuto per curiosare su Internet. E invece no: dieci chilometri di onda verde e nemmeno un po’ di traffico (per restare in tema, un miracolo a Roma!). Unico indizio un sms ricevuto lungo il tragitto, che diceva: “È l’argentino nato nel ’36, cardinale Bergoglio”.

Chissà che nome avrà scelto, mi sono chiesta mentre parcheggiavo. Ho frugato nella borsa, trovato il telefono. Forse sono più religiosa di quanto pensi, mi sono detta mentre col dito cercavo l’app di Repubblica.it. Poi ho letto il nome: Francesco, e mi è piaciuto.

Filippo? Ha dormito tutto il tempo.

Poi la notte, mentre non dormiva, ho letto su Internet commenti esaltati o carichi di odio. Sorpresa nel vedere tanti esperti nella vita presente e passata di uno che fino a ieri era ai più sconosciuto, tutti specializzati nelle nefandezze che quest’uomo avrebbe compiuto, ho pensato che si può essere atei, si può essere laici, non si possono confondere le due cose e soprattutto non si può far finta di niente di fronte alla Storia. Ieri è stato eletto un capo spirituale, un Papa storico perché successore di un dimissionario, il Capo di uno degli Stati più influenti al mondo. Snobbarlo vuol dire non voler vivere consapevolmente la propria epoca (oltre che non rispettare chi crede in Dio e nella Chiesa). È un’occasione sprecata.

E comunque “Fratelli e sorelle, buonasera” ha il sapore di un buon inizio.

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