Caro Filippo, oggi sei al centro del mondo

Picture 1Cattolici, religiosi o laici: l’ultima udienza del primo Papa emerito della Storia non si poteva mancare. Specie se hai una mamma giornalista, un’amica della mamma con i biglietti per entrare in Piazza San Pietro, e un marito dell’amica della mamma poliziotto (in caso di bisogno), di piacevole compagnia e disponibile ad accompagnarvi. Per tutti questi buoni motivi mercoledì mattina, in quell’aula Paolo VI virtuale e allargata ben oltre il colonnato del Bernini, c’eravamo anche io e Filippo. Ed è stata un’esperienza bellissima, per il suo significato storico, religioso. E perché l’abbiamo condivisa insieme, stretti nell’abbraccio a mani libere di un marsupio con rinforzino lombare che ci ha consentito di esserci in piedi, “quasi” in prima fila.

Avevo capito dal mattino presto che non sarebbe stata una giornata come le altre. Per la prima volta dopo 14 settimane (precise, visto che Filippo è nato di mercoledì) mi sono svegliata al suono della sveglia anziché della pappa. Lui, che se gli gira storto mi “chiama” anche alle 5 e mezzo del mattino, dormiva come se non ci fosse domani, braccia in alto e pugni chiusi. Svegliarlo io – seno già spogliato e pronto a servire la colazione – è stata una piccola rivincita.

Una poppata, un cambio e un rigurgito sul suo piede e sul mio polso dopo, siamo pronti per uscire. Arriviamo alle porte del Vaticano senza traffico, quando trovo parcheggio al primo tentativo già grido al miracolo. Due passi a piedi ed eccoci qui: Filippo, credenti o non, oggi ti ho portato al centro del mondo.

So che tu, piccolo bebè, non ricorderai niente. Forse neanche le sensazioni di una mattina vissuta a un’altezza diversa. Più di tre ore in braccio, il tuo sogno avverato, arricchite da volti, voci e rumori nuovi che hanno saziato la tua curiosità fino a sfinirti. Così, dopo un rinforzino di poppata nel bel mezzo della piazza, appoggiati alla base della colonna d’angolo appena a sinistra della Basilica, ti sei addormentato. Prima dell’arrivo del Papa, del suo discorso consegnato alla Storia, del suo giro sulla Papamobile così vicino che in tanti mi dicevano “Signora, provi a dargli il bambino!”. Io, chiamami gelosa, non ho voluto disturbarti. E ti ho lasciato lì, accoccolato in piedi, a prendere la benedizione apostolica con al collo una bavetta blu. “Se la laviamo va via l’effetto?“, ha chiesto la sera Mr. P.

Non ti nascondo che qualcuno ci ha guardato come un’immagine da presepe. Altri come due esaltati, anzi, per loro la pazza ero io: “Signora, che coraggio a portare il bambino qui…“. Più che coraggio, in effetti, un po’ di incoscienza c’è stata. Oltre a fatica (seguita da mal di schiena) e fortuna: perché vederti dormire più di un’ora nel marsupio ha superato ogni mia più rosea aspettativa!

Però ne è valsa la pena. Per me, per dire che quel giorno c’ero con te. E per te, spero, che da grande potrai dire lo stesso. #iocero #conmamma.

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