Genesi della mamma (parente della dea Kalì)

dea kali mammaDio creò l’uomo. Gli fece due mani, due braccia e due gambe e gli insegnò ad usarle ma una alla volta. Poi creò la donna. Le fece due mani, due braccia e due gambe e le insegnò ad usarle tutte insieme. Da questo nuovo, straordinario essere vivente si svilupparono due specie superdotate: i batteristi e le mamme.

Non ho mai preso in braccio un neonato, prima di mio figlio. I pochi che mi azzardavo ad avvicinare, prima, li toccavo rigorosamente da seduta. In quel modo, mi dicevo, potevo usare braccia e gambe per reggere quelle minuscole testoline molli che penzolano di qua e di là. I neonati, pensavo, si affrontano quattro arti alla volta perché quando pensi di averli presi bene da un lato, ti scivolano dall’altro.

Poi è nato Filippo. Ho smaltito la sbornia post-parto, le visite a casa e gli aiuti, il mal di schiena da cesareo. E sono rimasta con lavatrici da fare, vestiti da piegare, tavole apparecchiate da colazione all’ora di cena e un bambino molto esigente e curioso che – ora l’ho capito – odia stare sdraiato e senza visuale. Lui, che a tre mesi sta seduto quasi da solo, la carrozzina non la sopporta tanto, la sdraietta meglio se poggiata sul divano o su un piano rialzato, se lo tieni in braccio mentre cammini è meglio perché può osservare tutto.

Quindi, siccome sono una pappamolla e siccome lui mi sembra tanto felice quando può muoversi e guardare intorno, spesso lo tengo sul braccio. Non in braccio – perché anch’io ho bisogno di muovermi e di fare qualcosa, chissà di chi avrà ripreso – ma sopra il mio avambraccio. Praticamente è una posizione anti-colichette rivisitata: con la mano lo aggancio in mezzo alle gambe, con l’avambraccio gli stringo il petto mentre il sederino lo tengo puntato sul mio fianco. Lui sta quasi seduto e io, che in questa posizione scomoda faccio la corte a scoliosi, lordosi o almeno mal di schienosi, posso andare in giro per casa a fare qualche faccenda.

Per fortuna, come dice la pediatra, è un longilineo. Magro, si direbbe per un adulto, se non fosse che anche un cocomero magro è pur sempre un melone pesante (oddio, parlo come Bersani…).

Comunque, col pupo agganciato di lato e una mano libera, una sola, ho imparato a farmi il tè, mettere su l’acqua per la pasta, preparare il necessaire per il bagnetto. Dove non arrivo con le cinque dita integro con gomito, gambe e piedi. Porte e ante degli armadi si aprono e chiudono a sederate, sedie o tavolini si spostano con gli stinchi. Mi manca di sviluppare la funzione prensile delle dita dei piedi e poi sarò diventata ufficialmente una scimmia.

Lui, invece, una scimmietta già lo è. L’altro giorno, mentre gli sorridevo durante il cambio, ha approfittato del mio faccione vicino per strapparmi una ciocca di capelli con i piedi. Mi ha agganciato la chioma con le ditine lunghe neanche un centimetro e strap, ha tirato senza fallire e senza pietà. Come ha fatto? Non lo so. Ma so che, nonostante i miei sforzi per sviluppare qualche super-dote, lui mi anticipa sempre.

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