Ecco perché ho scelto di non conservare il cordone ombelicale

“Certo è un po’ meschino come slogan”. Nello studio di Mr. G sto guardando il volantino di una clinica di San Marino che si occupa di crioconservazione di cordoni ombelicali. La scritta Per proteggere la salute di tuo figlio e di tutta la famiglia è stampata a grandi lettere proprio sulla prima pagina. Sfogliando l’opuscolo si legge cosa sono le cellule staminali, come possono essere utilizzate a scopo terapeutico, persino come organizzare una visita gratuita – con tanto di hotel pagato – per vedere da vicino i laboratori.

Deve essere stato questo a insospettirmi, oppure lo scetticismo che ho letto nello sguardo del ginecologo che, con imparziale professionalità, cercava di spiegarmi di cosa si tratta. Fatto sta che ho cercato di andare un po’ più a fondo.

Qualche ricerca online, un consiglio a mia zia – che è la scienziata di famiglia -. Così sono arrivata a Maurilio Sampaolesi, un simpatico professore dell’università belga di Leuven che – casi della vita! – avevo conosciuto qualche anno fa a una festa di dottorato a cui mi ero imbucata (bei tempi…), e oggi neopapà. Grazie alla sua disponibilità sono riuscita a chiarirmi le idee, a leggere dietro le promesse di quello slogan e di chi per due, tre, cinquemila euro ti convince a comprare una sorta di assicurazione psicologica oltre che (forse) medica.

Il risultato della mia ricerca è un articolo pubblicato su Linkiesta.

LEGGI L’ARTICOLO | Cordone ombelicale e cellule staminali: opportunità o business?

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