Libreria premaman

Aspettare per nove mesi ti dà un sacco di tempo. Per sognare, per riflettere. E per leggere. Siccome però, specialmente man mano che la gravidanza avanza, il panorama dei pensieri si concentra sempre più verso l’ombelico, la mamma-to-be finirà progressivamente con l’affiancare (se non addirittura sostituire!) romanzi, saggi e gialli con libri premaman. Pubblicati da ginecologi esperti, pedagogi o fumettisti? Non importa. Tutto fa brodo, purché si descriva (e un po’ si sogni) quello che sta succedendo dentro di noi.

Ecco una rassegna dei libri che da mesi ormai soggiornano sul mio comodino, insieme alle creme antismagliature e alle liquirizie antinausea.

Che cosa aspettarsi quando si aspetta

di Heidi Murkoff e Sharon Mazel

Quasi 600 pagine apparse in tutti i film americani (e non). Praticamente è un manuale che descrive mese per mese, anzi, settimana per settimana la gravidanza più vari consigli su alimentazione, sesso, sport. È curato da due ginecologhe americane, in alcuni tratti può risultare un po’ “pulp” come dice Mr P. (in realtà sta solo descrivendo alcune fasi del travaglio e voi, leggendole, penserete che non potete spaventarvi di fronte alle pagine di un libro se quella “esperienza” la dovrete affrontare davvero).

Io lo leggo e lo rileggo in continuazione. Tipo copertina di Linus. Alcune informazioni sono date sotto forma di domanda (tipo “Mi sembra di avere le caviglie e i piedi gonfi, cosa sta succedendo?”), poi ci sono le tabelle su cosa portare in ospedale oppure quali pratiche sessuali sono consentite in gravidanza (anche qui è un po’ pulp), fino ai disegni sui vari “modelli” di pancia: a punta, alta, bassa e sporgente. Io credo di essere un ibrido tra il primo e il secondo.

Insomma, questo libro – che si autodefinisce “bestseller n.1 assoluto sulla gravidanza” è così un must che a un certo punto persino Amazon.it ne aveva esaurito le copie e io, che ne avevo comprata una fallata, con 15 pagine mancanti tra il 7mo e l’8vo mese (panico!), ho dovuto girare tre librerie di Roma prima di trovarne un’altra copia. Ma sono tutte incinte?

Per chi dovesse spaventarsi di fronte alla mole di materiale, a settembre dovrebbe uscire addirittura il film. Incinta sarà Cameron Diaz, la stangona bionda secca come un chiodo che a 40 anni ne dimostra 20. Non sono sicura che andrò al cinema.

Ma che davvero?

di Chiara Cecilia Santamaria

È stato il primo regalo da mamma-to-be che ho ricevuto. Me l’ha portato in un pomeriggio di aprile – non avevo ancora finito il terzo mese e già festeggiavo le dimissioni dall’ospedale – la mia amica C. Anche lei con una pancia, anche se la sua era “vera” e di lì a poco ci avrebbe regalato una bella bimba di quattro chili e due coscette tornite da impazzire.

Racconta l’avventura di una 28enne alla ricerca dell’istinto materno. Un libro dedicato a tutte coloro che non vivono la gravidanza solo come un momento di grazia perpetua, che “mamme” non ci sono nate: ci sono diventate. Ecco, io, che ci sto diventando appunto – e non senza freni, paure, perplessità – l’ho trovato una lettura divertente e vera (anche se a tratti un po’ forzata). Che poi, forse, le vere mamme sono così: si innamorano del loro ruolo piano piano, ma non è detto che la storia sia meno romantica.

Il linguaggio segreto dei neonati

di Tracy Hogg con Melinda Blau

Altro regalo, altra splendida dedica in occasione del mio compleanno (stavolta da un amico, che chiameremo E.). Praticamente una serie infinita di consigli, basati su esempi concreti, su come comportarsi con il bebè.

Ad alcuni potrebbe sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma secondo me è sempre meglio chiarire che il bambino, per quanto neonato, è una persona a tutti gli effetti e per certi versi va trattato come faremmo con un altro adulto. Con rispetto dei suoi spazi, delle sue esigenze, dei suoi tempi. Fatemi fare, insomma, un po’ la talebana verso quelle coppie che si trascinano poppanti di tre mesi (o anche meno) a feste mondane (se sono genitori giovani) o tristissimi pianobar (se la gravidanza è arrivata un po’ più in là). In fondo se noi, dopo la nascita, non vogliamo rinunciare alla nostra identità e alle nostre abitudini perché dovrebbe farlo il piccolino?

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