100 fan su Facebook per il peggio di Boston (parte II)

Architettura urbana al MIT. Boston, MA
Architettura urbana al MIT. Boston, MA

Freddo, aria condizionata, traffico, inquinamento acustico e orari commerciali risicati. Cos’altro offre il “peggio” di Boston?

Sei: gli animali domestici. Ho già detto che Boston è una città pet friendly in cui i cani viaggiano sui pulmini. Purtroppo l’amichevolezza si estende ad altri tipi di animali, nella fattispecie topi e ratti. E millepiedi e passeri, nella storia di casa mia e di my Mr Big. Non conosco nessuno che non abbia avuto almeno un “rodincontro” a casa propria, così come non conosco nessuno che se ne sia più di tanto scandalizzato. I topi, insomma, sono parte della quotidianità, qui a Boston. L’unico problema è quando, dopo aver mangiato il veleno seminato in tutti gli angoli di casa, muoiono dentro qualche parete. Poi puzzano, pure.

Sette: l’immondizia a giorni prestabiliti. Gli Stati Uniti sono, da Inno, il Paese degli Uomini Liberi. Ma a Boston questa libertà non si estende…all’immondizia. Abitare in città vuol dire avere l’obbligo di buttare la spazzatura a giorni prestabiliti, a pena di una sanzione pecuniaria sul migliaio di dollari. E, tanto per rendere il tutto più avventuroso, non ci sono secchioni: l’immondizia, a Boston, si lascia la sera in strada. Davanti al portone o dietro il palazzo, alla mercè di animali randagi e accattoni notturni che trivellano le buste di plastica nella speranza di trarne qualcosa, lasciando assorbenti e boccette di shampoo sparpagliati sul marciapiede. La mattina dopo sembra di essere sul set di qualche film fantascientifico, a zigzagare tra i rifiuti e i detriti di un attacco alieno.

Otto: mangiare e bere. Mangiare a Boston costa. Mangiare bene, costa tanto. Mangiare organico, costa una fortuna. A partire da 3 dollari per una pianta di lattuga, o 8 dollari per un pound (mezzo chilo) di ciliegie. Perché Boston è una città benestante, così dicono, per cui tutto costa un po’ di più. Mangiare al ristorante, d’altro canto, è quasi un rischio. Per esempio aspettatevi che la bistecca alla griglia sia servita su un letto di burro, il pesce in fratellanza congiunta con la salsa tartara, la pizza accompagnata da un sughetto o salsa Alfredo per intingerci la crosta, e così via. Il tutto da mandare giù con bevande congelate. Dalle sode ai cocktail, tutto arriva alla tua bocca a una temperatura da congestione lampante. Il peggiore? Il bicchiere d’acqua. Servito gratuitamente appena entri in qualsiasi locale, il bicchiere è appannato mentre l’acqua si fa spazio tra una mezza dozzina di cubetti di ghiaccio. Anche quando fuori nevica.

Nove: i taxi. Un tassinaro alla Alberto Sordi, a Boston, non avrebbe mai fatto fortuna. Perché quando prendi un cab, qui, devi nell’ordine:
•    Dire dove vuoi andare (e fin qui…).
•    Spiegare al tassista che strada vuoi fare.
•    Mostrare eventualmente al tassista una mappa di Google Map per aiutarlo a portarti dove devi andare.
•    Non sorprenderti se il tassista ti fa scendere, perché non ha la minima idea di come portarti dove gli stai chiedendo di andare.

Dieci: le case di legno. Non so dove fossero i Bostoniani quando è stato inventato il cemento. O quando Jacobs Joseph scrisse la favola dei Tre Porcellini che costruivano casa. Ma insomma, lo sanno tutti che le costruzioni di legno non durano! Scricchiolano, si incendiano facilmente, e quando le assi si sconnettono il pavimento si alza e finisci col vedere quello del piano di sotto. In più devi avere un rilevatore antifumo in ogni stanza, accendere il tostapane sotto la finestra per evitare che scatti l’allarme, avere una scala esterna (antincendio) che comodamente collega la strada alla tua camera da letto. E sperare che sia “vietato” ai ladri di usarla.

Insomma, onestamente, non è tutto oro quello che luccica. La vita è tutta questione di prospettive, in fondo. E l’Italia, qui a Boston, è considerata “esotica”.

La mia prospettiva? Me la sto godendo proprio ora, al bancone del Trident Booksellers & Cafe su Newbury Street, gustando un muffin alla carota e un succo di ananas, mela, carota e sedano. Connessione internet gratuita, libri e riviste sugli scaffali intorno, e un vicino di tavolo al computer, che scrive, pure lui. Senza aria condizionata, perché questo è un posto environmentally friendly.

A Boston c’è anche questo.

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4 pensieri su “100 fan su Facebook per il peggio di Boston (parte II)

  1. Azz! E’ partito il commento a tradimento (incompleto e sgrammaticato).
    Dicevo…spazzatura a giorni prestabiliti. Ma è una vera differenziata o “volano sacchetti in libertà”?
    Tassisti…tristissimi…spero almeno abbiano la patente, tanto…a questo punto.

    1. Guarda sul taxi me ne sono successe di tutti i colori. Probabilmente ci faro’ un bel post. Riguardo alla differenziata, se vuoi riciclare puoi buttare la spazzatura organizzata per carta, plastica & Co. solo – e sempre pena multa – di venerdi’ mattina, tra le 5 e le 7, precisamente.

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