100 fan su Facebook per il peggio di Boston

 

Un'irriverente rassegna del "peggio" di Boston, MA
Un'irriverente rassegna del "peggio" di Boston, MA

Grazie, grazie e ancora grazie! Per aver corso, insieme a me, verso il 100esimo fan de La Fenice di Boston.

Ma perché ero alla ricerca di 100 fan? E cosa significa “registrare il marchio della Fenice su Facebook”?

Mi spiego. Dal giugno scorso Facebook.com dà la possibilità di registrare la propria URL. Il che significa anziché avere un generico http://www.facebook.com/blablabla/123stella, è possibile creare un più “esclusivo” indirizzo internet www.facebook.com/fenicediboston. Unico requisito: avere almeno 100 fan.

Chiamatelo brand management – o semplicemente vanità! – ho deciso di sfidarmi e di provare a fare mio quell’indirizzo (e i 100 fan!). Grazie al vostro sostegno e al passaparola, in pochissimi giorni ce l’abbiamo fatta. A creare una piccola comunità di amanti degli States, nostalgici di Boston, viaggiatori, sognatori dalla valigia facile, avventurieri virtuali e reali che vogliono conoscere cosa c’è al di là delle Colonne d’Ercole (ovunque esse siano).

Ai primi e preziosissimi 110 fan della Fenice, voglio fare un regalo. Insolito. Una rassegna irriverente del “peggio” di Boston in 10 punti. Del resto, non eravate anche un po’ stanchi di sentire solo quanto sia bella la vita qui?

Uno: il clima. La Luna Nera di questa città, comunque, è il clima. Inverni lunghi e bui, temperature gelide e venti artici, bufere di neve e tanto, tanto freddo. Che dura da ottobre a maggio (anzi, quest’anno fino a luglio), senza tregua, senza rispetto di quella splendida invenzione della natura chiamata “stagioni”. E quando il freddo si placa, l’aria ristagna di afa fino a trasformare questo ghiacciolo in una minestra appiccicosa e bollente. O freddo polare o aria soffocante, niente vie di mezzo. Insomma, onestamente, il tempo qui a Boston non è proprio un fiore all’occhiello.

Due: l’uso smodato di aria condizionata. Quando Benigni è venuto a Boston a presentare TuttoDante, la sua prima battuta è stata: “Ma che problema avete con l’aria condizionata?”. In una città dove la temperatura di rado supera i 25 gradi centigradi (forse un paio d’ore a metà luglio), l’aria condizionata pare essere sempre e comunque un elemento imprescindibile. Centri commerciali e supermercati, mezzi pubblici e negozi sono centri di ibernazione gratuita. Quell’aria fredda e secca, anestetizzante oserei dire. Quel bocchettone minaccioso che non importa dove ti siedi: ti spara sempre addosso. Quella sensazione da pelle d’oca che ti lascia perennemente intirizzito. L’importante, per loro, è stare sempre almeno 10 gradi sotto la temperatura esterna. Ma, vi chiederete, i Bostoniani, quelli delle infradito e degli abiti prendisole da aprile a settembre, non sentono freddo? Penso di sì. Per questo, insieme all’aria condizionata, si accendono le stufette elettriche.

Tre: il traffico sempre congestionato. Mi è capitato di sentirlo, più di una volta: Boston è una città piccola con i problemi delle grandi metropoli. Leggasi: il traffico. Spostatevi a piedi o in bicicletta, se potete. Ma nel momento in cui salite in auto, mettetevi l’anima in pace e seppellitevi nelle grandi autostrade che circondano Boston. La I93, la I90; non importa quante corsie, il traffico in entrata e uscita dalla città è sempre, perennemente, congestionato. Chiedetelo a my Mr Big. E se questo non vi basta, sappiate che i Bostoniani sono considerati i peggiori automobilisti d’America. Una tribù del volante che non rispetta i segnali stradali, considera i semafori mere decorazioni artistiche delle strade, non è in grado di parcheggiare una smart in uno spazio che ospiterebbe un autobus.

Quattro: l’inquinamento acustico. Non so se esiste un protocollo internazionale contro l’inquinamento acustico. Ma se esiste, sono piuttosto sicura che la città di Boston non vi abbia aderito. Per chiarire qualsiasi dubbio, vi basterà camminare un paio di isolati e perdere una parte del timpano dietro all’ambulanza di turno che sta attraversando l’incrocio, dopo un attacco di tachicardia causato dalla sirena violenta di quattro camion dei pompieri che vanno a spegnere un tostapane in corto circuito, prima di costituirvi volontariamente a un auto della polizia solo per farle spegnere la sirena. Del resto sotto la luce dei lampeggianti sembra quasi di essere su un palco di Las Vegas. Sarà che devono tenere i volumi così alti perché i Bostoniani camminano isolati nei loro iPod?

Cinque: gli orari commerciali. McDonald’s, farmacie e supermercati sono aperti in genere 24 ore su 24, sette giorni su sette. Tutto il resto ha orari da educanda del nord Inghilterra. I negozi di quartiere chiudono alle 18, i locali notturni alle due di notte. E solo come gentile concessione alla città di Boston: in tutto il resto del Massachusetts la movida notturna finisce all’una.

Continua domani…

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Un pensiero su “100 fan su Facebook per il peggio di Boston

  1. Per le amenità commerciali: non dimenticate che Boston è circondata da simpatici paesini dry, ovvero liberati dall’ alcool. Se ordinate un succo di frutta e non lo bevete subito saranno guai perche la bevanda, lentamente, fermenta e sviluppa ALCOOL ….

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