Si fa presto a dire “casa”

Vacanze Romane
Vacanze Romane

Si informano i Signori Passeggeri che ha inizio l’imbarco del volo AZ con destinazione Roma Fiumicino…”.

E mi viene da piangere, dall’emozione. A sentire l’accento italiano, a guardare i turisti che tornano “a casa” con le buste di Abercrombie & Fitch e Ralph Lauren, mentre qualche Euro rosa o celeste fa capolino dai portafogli, già pronti per l’Europa. Mi viene da piangere proprio sul celeberrimo “Arrivederci” dell’annuncio Alitalia. E non ho nemmeno gli occhiali da sole per nasconderlo.

Un bicchiere d’acqua servito (finalmente!) senza ghiaccio e uno snack di cracker a base (soltanto!) di acqua e farina. In volo verso il vecchio continente, anzi, verso il Bel Paese, tutto sembra più naturale. Organico, mi viene da dire.

Tornare in Italia dopo quasi un anno e mezzo di assenza, per accorgersi che poco o niente è cambiato. Gli stessi negozi lungo le stesse strade, gli stessi colori, gli stessi sapori (soprattutto quelli). Un immobilismo così gradito, così rassicurante per una figliol prodiga come me. A parte la scoperta che il Ministero della Salute e del Lavoro sono insieme, mentre compilo il modulo per dichiarare che no, non ho nessun sintomo dell’influenza suina (facendo le corna).

Gioia e nostalgia. E tanti abbracci, per una vacanza all’incontrario. Una vacanza “a casa”.

E rientro a Boston
E rientro a Boston

Quando il taxi mi lascia con le valigie sotto casa, in un tiepido pomeriggio di luglio a Boston, sento Kristina. Che mi dice: “Bentornata a casa”.

Quante “case” può avere una persona?

Non lo so. Per ora, io  e my Mr Big ne abbiamo due.

(La qual cosa mi lascia con un dubbio: cosa scriverò nella sezione “hometown” di Facebook?)

Nota postuma

A onor del vero devo riportare che nella pur bellissima Roma, non sono riuscita a pagare una ricarica telefonica con carta di credito (“Eh mo che è ‘sta carta…“), a prelevare dal bancomat (uno era fuori servizio, uno era appena stato installato…). Oltre a una mattinata di pratiche burocratiche in Circoscrizione (“Che deve pija’?“, mi fa l’impiegato), a vari problemi nell’identificare “la fila” (che, in Italia, si sviluppa più a grappolo che in colonna)…

Ah, cosa non si fa per avere un caffè (italiano) senza doverlo chiamare “espresso“!

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3 pensieri su “Si fa presto a dire “casa”

      1. come ti capisco. Io delle vacanze al contrario ne so qualcosa…e anch’io come te cerco ancora di pagare pochi euro con la carta 🙂

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