Sox & The City

Fenway Park
Fenway Park

Boston, e i bostoniani, vivono per i Red Sox.

Grazie a fedelissimi tifosi e membri della Red Sox Nation, la squadra di baseball può vantare una delle più lunghe serie di “tutto-esaurito” allo stadio. Precisamente, 500 partite di fila sold-out; un traguardo festeggiato mercoledì scorso.

Ora, il baseball è anche uno sport, come dire, “lento” (per usare un eufemismo). Di due squadre in campo, solo due giocatori sono in movimento. Per un totale di 9 tempi (o inning), che durano almeno 3 ore e mezza.

Che noia, pensavo. Prima di rendermi conto che il divertimento è ben lontano dal campo di gioco e andare a vedere una partita ha ben poco a che fare con lo sport – per lo meno con lo sport come lo intendiamo noi (leggi: europei-malati-di-calcio-che-si-accoltellano-sugli-spalti).

L’acquisto del biglietto
Comprare i biglietti dei Sox è una specie di mission impossible. Uno stadio di 36.000 posti per una città, anzi, per una regione di milioni di tifosi rende l’equilibrio domanda-offerta abbastanza rigido. Molti (o tutti?) biglietti sono acquistati a inizio stagione, e poi rivenduti a ridosso delle partite a un prezzo maggiorato anche del 100%, da bagarini più o meno legali. Un biglietto per una partita con gli Yankee? Può costare anche oltre i 10.000 dollari.

Ma una volta messe le mani sul ticket, si entra a pieno titolo nella Hall of Fame dei tifosi dei Sox, si guadagna un 20% di sangue bostoniano e se ci aggiungete pure una maglietta o un cappellino con lo stemma dei Calzini Rossi, siete ufficialmente a un passo dall’ottenere la cittadinanza.

Fenway Park è la "casa" dei Sox dal 20 aprile 1912
Fenway Park è la "casa" dei Sox dal 20 aprile 1912

L’arrivo allo stadio
Benvenuti a Fenway Park, lo stadio dei Sox dal 1912 e una delle icone della città.

In quel fazzoletto di terra a sud-ovest di Boston, tra bagarini e venditori di cappellini, urlatori che distribuiscono il “programma” della partita e tifosi in fila ai cancelli, l’emozione sale come il fumo dagli stand di hot dog, si profonde nell’aria fino a creare un’atmosfera da finale di Champions League. Le bandiere di Fenway sventolano, la musica all’interno dello stadio è già alta, 40.000 mila persone appena uscite dalla metropolitana o dai parcheggi vicini sfoderano cappelli e magliette. E se non hai il biglietto ma vuoi partecipare allo spettacolo, una mezza dozzina di bar e pub piazzati proprio sotto gli spalti offre la partita su tv al plasma. E, ovviamente, boccali di birra.

Il tifo
La regola è una e semplice. Odiare i New York Yankee. La pratica è ancora più semplice. Se ne vedi uno, alzagli il berretto e versagli un bicchiere di birra in testa. Paese che vai, goliardia che trovi.

La partita: 7 inning per mangiare…
Hot dog, pollo fritto con patatine, panino con salsiccia e cipolla, pizza. Zucchero filato, pop corn caramellati, praline al cioccolato, noccioline. Birra, birra e birra. Una volta fischiato l’inizio della partita, hai 7 inning per fare avanti e indietro dal tuo sedile ai fast food distribuiti lungo i corridoi dello stadio. Per mangiare. “Ma siamo qui per lo sport o per mangiare?”, chiedo, un po’ sorpresa nel vedere che la maggior parte del pubblico non guarda la partita, ma è in fila per uno snack. La risposta? “It’s all about food”. Bene.

Menu a Fenway Park
Menu a Fenway Park

Ma attenzione: i ristoranti chiudono alla fine del settimo tempo. Se vuoi “sopravvivere” all’ultima mezz’ora di partita consiglio vivamente di portare qualche snack da casa. E per ingannare il tempo consiglio anche di provare a sbucciare arachidi con una mano sola, e bere con l’altra. Mi sembra di vedermi, concentratissima, mentre con lo sguardo sul tipo davanti a me cerco di capire quando è il momento di alzarmi dalla sedia. Del resto, sono qui anche per tifare!

…e due inning per cantare
Ma non è tutto cibo. I due momenti clou della serata sono scadenzati alla fine del settimo e dell’ottavo inning. Quando la folla, rimpinzata di salsicce e patatine fritte e riscaldata da galloni di birra, si lancia in due coinvolgenti interpretazioni musicali. Take me to the ball game, l’Inno dei Red Sox, vibra tra il pubblico alla fine del settimo inning. Prima che Sweet Caroline risuoni a squarciagola sugli spalti dopo l’ottavo. Del resto, siamo qui anche per la festa!

Florida Marlins at Boston Red Sox
Florida Marlins at Boston Red Sox

Lo sport
Ok, ok. Non è solo questione di magliette, hot dog e musica pop. C’è anche lo sport. E il baseball, credetemi, non è poi così male. Magari se rivedessero qualche regola e lo velocizzassero un po’ sarebbe pure meglio.

Ma il momento della Home Run, quando il battitore rilancia la palla così forte da proiettarla direttamente fuori dallo stadio, e inizia a correre lungo le tre basi, fino a tornare alla casa base, e segna un punto, e tutto lo stadio è i piedi…

Wow, penserete senza fiato, ne è veramente valsa la pena.

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4 pensieri su “Sox & The City

  1. Ciao, ho scoperto il tuo blog solo ieri e voglio farti i miei complimenti, mi interessano molto gli argomenti che tratti, anche perché sono un “amante” degli states. Ho passato 22 giorni in California (e stati limitrofi) e mi è piaciuta moltissimo.

    Detto questo, mi chiedevo o meglio pensavo, se a Boston non fossero più seguiti i Bruins e quindi la National Hockey League… Piuttosto che la MLB. Certo sono consapevole che il baseball è una sorta di sport nazionale, molto più seguito dell’ hockey in America, ma nelle regioni “freddine” pensavo fosse il contrario.

    1. No, no, no. Boston e i Red Sox sono una cosa sola. Poi ci sono i Celtics (basket). Poi i Bruins e i Patriots (football). Che poi per loro mica fa così tanto freddo qui! Da maggio a settembre si fa vita all’aperto! O, almeno, ci si prova!

  2. Ti ricordi a Toronto i Blue Jays vs New York Yankees??
    Non finiva più….e all’epoca nemmeno la birra potevamo prendere 😉

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