L’America low fat

Un frappuccino dietetico...al tè verde
Un frappuccino dietetico...al tè verde

Gli Americani, per quanto possa sembrare assurdo, sono sempre a dieta.

Low fat, detox, low carb. Meglio il metodo Weight Watcher che ti insegna a dimagrire senza diete o quello Jenny Craig che ti consegna direttamente a casa i cibi precotti (non fai la spesa, non sgarri la dieta)?

Certo, i cheeseburger a 99 centesimi o le coppe di Starbucks con sciroppi, cioccolato e panna montata (insieme al caffè), potrebbero indurti a pensare che l’Americano sia estremamente indulgente a tavola. Ma facci caso, con la parolina magica “senza grassi” il gioco è fatto. E puoi farti un frappuccino (frappè di caffè con sciroppo al caramello) e un muffin da tre etti rigorosamente low fat. Grazie al latte scremato 2% e alla margarina. Ma sì, è tutta questione di trovare le ricette giuste. Io ho persino avuto come suggerimento quello di sostituire l’olio con il succo d’ananas, per condire l’insalata.

Grazie all’invenzione del low fat, gli Americani possono permettersi di mangiare a ritmo ininterrotto. Si disse che uno dei motivi per cui Euro Disneyland Paris è mezzo “fallito” fosse la struttura sottodimensionata dei ristoranti. I vari McMangio, realizzati a immagine e somiglianza di quelli made in USA, avevano pochi posti a sedere ma erano pronti a servire panini a ripetizione, mentre gli Europei volevano mangiare meno, tutti insieme e tutti alla stessa ora (guarda caso, l’ora di pranzo). Al contrario in America la tavola è apparecchiata tutto il giorno, e c’è chi pranza alle 10.30 di mattina, chi cena alle 4, chi si fa una pizza alle 6 e chi un frappuccino alle 8. In ogni caso, un portar via cinese verso le 11 di sera non te lo leva nessuno.

Il tour de force orogastrointestinale, dunque, comincia la mattina presto e nelle forme più impensabili. Un esempio? La tavola riunione del mio ufficio, ieri mattina alle 9:

  • Barrette proteiche. Un paio, a marchio South Beach, che fa molto “mangiala e diventi come Pamela Andersen Anderson in vacanza a Miami”.
    Root Beer
    Root Beer
  • Root Beer. Ambrata bevanda analcolica che si ricava dallo sciroppo di una radice (di Sassafrasso, ho letto), con aggiunta di acqua e anidride carbonica. Perché non sia mai che ti trovi a bere qualcosa senza bollicine.
  • Dr Pepper. Se la root beer è la regina della sdolcinatezza stomachevole, Dr Pepper è l’imperatore. Pure la lattina, rosso bordeaux, suggerisce quel gusto ciliegioso che fa sembrare lo zucchero amaro.
    Dr Pepper
    Dr Pepper
  • Vitamin Water. Acqua addizionata di vitamine (?). Come distinguere la vitamina C dalla B? Una è rosa fucsia, l’altra arancione con sfumature sul giallo.
  • Beef Jerky. A Roma ci sono le coppiette di maiale: strisce di carne di maiale essiccata da accompagnare con la Romanella e le ciambelle al vino. A Boston, e temo in tutti gli Stati Uniti, ci sono queste striscette di carne di mucca essiccate e confezionate, con tanto di bustina assorbi ossigeno come quella che trovi nel taschino di una borsa nuova. Si comprano dal salumiere? No. Le buste le trovi in genere al CVS, la catena di farmacia-profumeria, tra il reparto cartoleria e gli shampoo. Sì, sono commestibili.
Vitamin Water
Vitamin Water

A parte i bibitoni di caffè, Starbucks o Dunkin Donuts, la cosa più semplice sulla tavola era l’acqua.

Frizzante.

Aromatizzata al lampone.

Beef Jerky
Una busta di beef jerky
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13 pensieri su “L’America low fat

  1. Anke mia mamma fa i tortelli LOWFAT, usa 1 manciata di parmigiano invece che 2 e il burro invece che il lardo..ma lo stesso sono 94Kg x 180cm..

    cmq l’america è bella perchè è questo, Adoro le loro esagerazioni!

  2. In effetti per noi associare le parole dieta e america ci viene un po’ difficile.
    Nella mia esperienza di turista ho visto una buona disponibilità di prodotti sani ma chissà perché gli americani doc li vedevo sempre affondare le fauci su ben altro.

    1. Uno dei motivi, secondo me, puo’ essere che i cheeseburger o i double-super-pancettosi-piu’-formaggio hamburger vari costano 79 centesimi, 99 centesimi. 2 dollari, tie’. Una pianta di insalata? Almeno 2 dollari e mezzo (tasse escluse). Se la vuoi “organica” e non processata, costa anche di piu’.

  3. Avviso per i naviganti: attenzione la Root Beer è pressochè imbevibile.
    Ne comprai 6 lattine, quando sono ripartito ne erano rimaste 5 che ho donato ai miei padroni di casa dall’ espressione improvvisamente assatanatasi al materializzarsi della ,per me orrida, bevanda.

  4. E pensare che quando viaggio negli States l’unico mio conforto mattutino era Starbucks, ma vedere il frappuccino dietetico al tè verde è stato uno shock! L’unicità dei Bar italiano è fantastica (poi quando è annessa la pasticceria è il top) ma uno Starbucks nell’angolo di casa mia (in Italia) mi piacerebbe proprio. Scusa se forse sono andato un po fuori tema.

  5. Ma guarda (Alberto) ho pure fatto diventare la Pamelona di Baywatch parente dello scrittore danese (Andersen, Anderson…), lasciamo perdere i fuori tema! E comunque Starbucks è come un abito da cocktail nero: ci sta sempre (nell’armadio)! Ma rassegnati, pare – lo disse Mr Bachelor – che Starbucks abbia fatto una valutazione preliminare del mercato italiano e abbia deciso di…non entrarci. Del resto, euforia iniziale e turisti a parte , tradiresti mai cappuccino e cornetto con un frappuccino?

    1. Assolutamente no, visto che poi i cornetti di Starbusck sono “impestati” di burro, neanche fosse una catena francese! Ho letto la storia di Mr Bachelor e l’ispirazione italiana che c’è dietro e della loro valutazione (assai corretta) sul mercato domestico (per il scrivente)…

    2. Ma in Italia che c’e’ il McCafe’??? Ho visto la pubblicita’ qui negli States e mi e’ venuto male nel pensare di bere quella mostruosita’ di prima mattina……….YAAAK!

      1. Per McCaffè ti riferisci ad un corner o qualcosa di simile in un MacDonald? I prox due giorni sono a Milano e terrò le antenne ben alzate… cmq a me non risulta nulla in Italia.

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