Ciao Saint Botolph

Saint Botolph Street
Saint Botolph Street

La casa è vuota.

Abbiamo venduto parte dei mobili, uno ad uno. Prima il divano, poi la libreria e l’armadio. Ieri mattina la ditta di trasporti internazionali è venuta a impacchettare il tavolo del soggiorno e il letto. Abbiamo deciso di farceli spedire a Roma, specialmente il letto perché il California King size – praticamente un matrimoniale a tre piazze – non si trova da nessuna parte in Europa. Non di questa taglia, almeno. Tanto che insieme al letto abbiamo spedito una fornitura triennale di lenzuola e copripiumini. Nessuna IKEA del Vecchio Continente aveva la taglia giusta, abbiamo controllato online.

Sono passata oggi dopo il lavoro, per lasciare le chiavi sul bancone della cucina. Le due stanze, anche se spoglie, mi sembrano ancora piene. Dense, forse solo di ricordi di questa esperienza così unica e controversa, di due viaggiatori incoscienti partiti alla scoperta di una vita nuova. Alla ricerca di una vita nuova.

Nel silenzio dell’appartamento il mio respiro fra eco, tra le pareti dove sono rimasti i chiodini delle foto con my Mr Big. Come quella in cui sorridiamo abbracciati vicino alla Jeep nuova. Che ormai abbiamo venduto. Il bianco dei muri è interrotto da qualche ombra rettangolare. Proprio lì, dove avevamo appeso le cartoline comprate in Colorado o alle Hawaii, o dove c’era quel poster gigante del Colosseo. Quello che, quando qualcuno veniva a casa, suscitava l’ammirazione di tutti gli ospiti: “Ma voi vivete qui?”.

La prima casa in cui abbiamo vissuto insieme. La prima da cui abbiamo traslocato. Negli scatoloni di cartone, insieme ai libri e ai vestiti, abbiamo chiuso un po’ dell’aria di Boston. Quest’aria sempre fredda, questo cielo sempre terso che colora di azzurro le pareti dei grattacieli di vetro e le rive del Charles River.

Lascio le chiavi sul mobile della cucina, vicino alla macchina del gas. Che poi è elettrica tanto che l’acqua bolliva sempre al momento sbagliato e la pasta non veniva mai bene. Per lo meno, così ci sembrava.

Do un ultimo sguardo alla bay window, alle liste di legno del parquet mezzo sconnesso della camera da letto.

Poi chiudo la porta.

Ancora non so cosa abbiamo lasciato in questo appartamento di Back Bay. Mi verrà in mente, penso, più in là, con il tempo.

Esco dal portoncino. Il ciliegio ai lati delle scalette d’ingresso comincia, timido, a mostrare qualche pallina colorata. Prima dei fiori, bellissimi nella primavera di Boston. Prima dei frutti.

Ciao Saint Botolph, penso. Mentre m’incammino verso casa nuova.

Annunci

2 pensieri su “Ciao Saint Botolph

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...