In America belli si diventa

Un salon Aveda
Un salon Aveda

Come ho fatto a resistere così tanto?”, mi chiedo mentre seguo Arlene, la “beautician“, tra i corridoi del “salon“.

Intorno a noi luci soffuse, aria aromaterapica e la primavera che sboccia in sottofondo musicale, tra il fruscio di una cascata e il tenero gracidare di ranocchie.

È la prima volta, da quando sono a Boston, che mi concedo un pomeriggio in un salone di bellezza. E realizzo subito che ho aspettato pure troppo.

Ho appuntamento per un “facial” da 60 minuti, che nel pieno rispetto della filosofia americana – tutto per il cliente e il cliente prima di tutto – comincia con un profumato massaggio plantare con “degustazione” di olii aromatici, prosegue con massaggio aromaterapico di braccia e mani, e termina con massaggio rilassante per spalle, collo e persino scalpo.

E tra una maschera idratante e un picchiettamento sotto gli occhi – per stimolare la microcircolazione e sconfiggere il tanto odiato effetto “borsa” – Arlene mi passa una delle essenze “degustate” sotto il naso, e con voce sensuale mi dice “Inspira…espira…“.

Se l’America è tutta come Boston, la concentrazione di saloni di bellezza è più o meno di due per ogni abitante. “Salon“, come li chiamano qui, dove puoi fare di tutto: da trattamenti spa al parrucchiere, dalla manicure al trucco, dalla pulizia del viso alla consulenza. Sì, consulenza. Non pensare neanche di farti una permanente o un  trattamento anticaduta prima di una – più o meno breve – consulenza.

E visto che i prezzi sono, come dire, hollywoodiani – almeno 60 dollari “& up” per un taglio di capelli, a cui devi aggiungere il 20% di mancia – per risparmiare puoi persino decidere di pagare solo il taglio, e asciugarti i capelli self service. Con il phon del parrucchiere, comunque!

Alla fine dei miei 60 minuti, Arlene mi offre un bicchiere di acqua depurata – qui va tantissimo l’acqua distillata con lo slogan “Bevi acqua in cui non hanno nuotato pesci!” – e mi spolvera sul viso arrossato un po’ di cipria rigorosamente non testata sugli animali. Perchè quando scegli un salon, scegli la sua filosofia.

Alla cassa, come da procedura, un’altra ragazza mi chiede con impeccabile gentilezza se ho trovato il servizio soddisfacente (questo, a dire la verità, lo fanno praticamente dappertutto, quasi anche al supermercato. Tanto che mia sorella è rimasta scioccata). Poi striscia la carta di credito, e il servizio è completato.

E io mi sento, istantaneamente, più bella.

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6 pensieri su “In America belli si diventa

  1. Noi invece di provvedere al ……..restauro continuiamo a mangiare panettoni e torroni ……!!!!!!! Visto che tu li hai solo assaggiati !!!!!!!! Pat e Ade

  2. Hai ragione i picciolatielli sono unici e sicuramente ti ricordano la tua infanzia!!!!!!!! E per chi non li conosce sono dei grissini di pasta di pane fritti nell’olio bollente …… caratteristici del periodo natalizio dell’ultimo paese del Lazio : piccolo ma grande paese CASTELFORTEEEEEEE !!!!!!!!!!!

  3. Ad onor del vero, per fare i picciolatielli, alla pasta del pane si aggiungono aromi come : chiodi di garofano, succo di mandarini, buccia di limone grattugiata e qualche altro ingrediente….segreto.
    Assomigliano nella forma ai churros spagnoli, ma per il sapore….niente a che vedere!
    Certo tutto ciò ha poco a che vedere con il “salon” di bellezza perchè praticare l’assaggio di picciolatielli più che belli fa diventare ciccioni.
    Ma vuoi mettere?

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