Potluck dinner

Banana Pie
Banana Pie

Il mercoledì sera, a casa di Kristina, è Wednesday Night Fever.

Una grande tavolata potluck in cui ognuno degli invitati prepara qualche piatto “a tema”. È la prima volta che partecipo, e stasera il tema della cena è: Hawaii.

Così mi sto cimentando in una hawaiianissima banana pie. Ripieno di banana ammorbidita nel succo d’ananas – ovviamente, succo Dole made in Hawaii – zucchero, cannella, farina e burro, che da buona mediterranea ho sostituito con un po’ d’olio extravergine di oliva. Mia nonna avrebbe fatto lo stesso, e poi a casa nostra il burro si usa poco (mentre l’olio non manca mai!). Il tutto avvolto in una pastafrolla croccante.

Ok, la pastafrolla non l’ho fatta io – al contrario di come avrebbe fatto mia nonna. L’ho comprata già nella teglia di alluminio al banco frigo del supermercato. Pronta per essere infornata.

Ma dal profumo che esce dal forno sembra che sia buonissima. A parte quella leggerissima puzza di banana caramellata dovuta al fatto che ho riempito troppo la pastafrolla, il ripieno è mezzo esploso e le banane, cannella, zucchero e compagnia bella si stanno incrostando ai bordi della teglia di alluminio. Speriamo riesca a staccare la torta dal forno…

Comunque, mi piacciono un sacco le riunioni “potluck“. Antonella Clerici dovrebbe farci una puntata della Prova del Cuoco, per diffondere un po’ l’usanza in Italia.

Il padrone di casa mette a disposizione la sua tavola e tutti “lavorano” per apparecchiarla con piatti diversi e spesso stravaganti. Diciamo che è la cosa più “comunista” che si può trovare negli Stati Uniti, dove non è affatto diffuso il concetto di “comunità e se dici che in Italia puoi andare dal dottore gratis ti additano come socialista.

In genere le potluck dinner funzionano anche come BYOB, acronimo di Bring Your Own Beer. Praticamente vai alla cena, e ti porti da mangiare e da bere. Una sera io e my Mr Big avevamo portato un po’ di vino, e la gente ci chiedeva se poteva bere un bicchiere della “nostra” bottiglia.

Una volta ci vorrei portare mia madre, a una potluck. Lei che è abituata alle “cene della Regina Elisabetta”, in cui cominci a fare la spesa una settimana prima, a cucinare tre giorni prima, ad apparecchiare la tavola due giorni prima.

Ancora qualche minuto e la banana pie è pronta.

La mia banana pie, con tanto di incrostatura bruciata
La mia banana pie, con tanto di incrostatura bruciata

Apro il forno cercando di non far uscire troppo fumo, altrimenti scatta l’allarme antincendio e devo mettermi a sventolare la porta – vale a dire ad aprire e chiudere la porta d’ingresso, che sta proprio sotto il rilevatore.

Provo a staccare la torta dalla teglia, senza distruggere la crosta di pastafrolla e, soprattutto, senza ustionarmi un paio di dita, come al solito.

Poi impacchetto tutto per bene, mi ricordo di non mettere la plastica a diretto contatto con la torta per evitare di ripetermi come a Philadelphia (quando con la Vichinga ho fuso un colapasta con l’olio di cottura della carbonara), ed esco in questa fredda serata autunnale di Boston, per andare a casa di Kristina.

Stasera, è Wednesday Night Fever!

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6 pensieri su “Potluck dinner

  1. mi sembra originale e un pò buffo che mangi e bevi quello che ti porti dietro…..non è un vero invito! Avete assaggiato qualche altra pietanza? Come era? Gustosa….. Questi americani non sono poi così originali!!!!

  2. La serata com’e’ andata?
    A parte il fatto che quando sono arrivata (alle otto meno un quarto) si erano gia’ mangiati quasi tutto – per questo ognuno si porta la cena da casa, per evitare di restare a stomaco vuoto! – la mia banana pie ha avuto un successone! E per il prossimo Wednesday Night Fever, a tema “patata”, mi sto inventando…una patata pie!

  3. Ricordo ancora il mio primo BYOB party in Svezia (usanza diffusissima anche lì)…tutta la sera in un angolo senza nulla da bere (nessuno mi aveva avvertito) e senza che nessuno battesse ciglio!! Ho rimpianto l’ospitalità mediterranea in quel momento 😦 E la prima cena a cui invitai gli scandinavi?? Alle fine mi chiesero “quanto ti dobbiamo?”…immagina il mio stupore…ho risposto “da noi funziona che per sdebitarti mi inviti a cena anche tu”…secondo te quell’invito è mai arrivato?

  4. In Europa del Nord è usanza diffusissima. Questo è quanto mi è accaduto a Bruxelles, clima internazionale.
    Invitata, da una signora tedesca, ad un pranzo in occasione del Natale, ricordo che ciascuna ospite aveva portato qualcosa di tipico del suo paese (io avevo fatto melanzane alla parmigiana); mi era sembrato carino portare anche del buon vino italiano. Alla fine del pranzo ciascuno ha riportato via quanto era avanzato del suo piatto e l’ospite aveva preparato per me ciò che restava anche del vino, parte di una bottiglia ed una bottiglia intera. Chiaramente io non l’ho ripreso ma ho ritrovato la bottiglia intera per il pranzo di Natale dell’anno successivo!!!!!!!

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