La “dolce vita” a Boston

La dolce vita...
La dolce vita...

Oggi ho fatto lezione in una patisserie francese che solo a entrarci si prendevano cinque chili.

Non so come abbia fatto a spiegare che per il passato prossimo i verbi di movimento vogliono l’ausiliare “essere” (regola che, come giustamente dice my Mr Big, non si può condividere pienamente visto che il verbo muovere, tanto per cominciare, va con “avere”), mentre un filippino francofono continuava a sfornare croissant alle mandorle, fagottini glassati e altre delizioserie.

Dopo lezione me ne sono andata in giro per la città.

Ho preso un tall coffee da Starbucks, e mi sono seduta a una panchina del Boston Public, davanti al “laghetto delle Rane”. C’era pochissima gente e un sole timido cominciava a farsi spazio dopo una noiosa mattinata di pioggia.

Questo laghetto è un po’ l’emblema delle fontane a Boston. Doppia funzione: pista di pattinaggio sul ghiaccio d’inverno; piscina d’estate. E quando dico piscina, intendo che i ragazzini si mettono a sguazzare nell’acqua verde in costume da bagno, mentre le mamme li aspettano sul prato con il telo da mare e un panino. Non è proprio una rosetta con la mortazza, ma l’immagine rievoca qualcosa di decisamente familiare.


Il bello delle fontane a Boston è che hanno una segnaletica da vasca olimpica. “Vietato tuffarsi”, oppure “Vietato avvicinarsi senza scarpe, pericolo scivolo”. Alcune, ad onor del vero, sono più stile zoo: “Vietato dare da mangiare alle anatre”.

C’è n’è una dietro casa nostra che, tra maggio e settembre, è più affollata dell’Aquapiper di Guidonia. E qui non c’è nemmeno una vasca, solo un paio di cannelle che spruzzano acqua da terra. La scorsa estate, ogni volta che io e my Mr Big ci passavamo davanti, dovevamo fare lo slalom tra ragazzini impazziti (e bagnati) che si buttavano scalzi sugli zampilli d’acqua. Violando la regola “Vietato avvicinarsi senza scarpe”.

Quindi, se vi trovate a Boston – soprattutto nei mesi estivi – ricordate:

  1. Non tirate assolutamente monetine nelle fontane. Potreste beccare un ragazzino in piena testa, il che non è esattamente di buon auspicio per tornare a visitare la città.
  2. Date pure sfogo all’Anita Ekberg che c’è in voi, e tuffatevi tra gli zampilli. Con o senza “Marcello”.
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