Cartoline

Volo Denver - Colorado Springs
Volo Denver - Colorado Springs

Nella mia piccola esperienza ci sono due macro filoni di pensiero – e di comportamento – sulle cartoline.

Quelli che non le spediscono, e poi davanti ad amici e parenti fingono di lamentarsi con il servizio postale che le ha perse per strada; e quelli che le comprano, ma per qualche strano motivo non prendono anche i francobolli e alla fine del viaggio si riportano le cartoline a casa.

Io e my Mr Big apparteniamo alla seconda categoria.

Oggi pomeriggio sono finalmente riuscita a spedire da Boston quattro cartoline che avevamo comprato in Colorado. Circa due mesi fa. Probabilmente ho stabilito un record. E dal sorrisetto che ha fatto, credo lo abbia pensato anche l’impiegato dell’ufficio postale.

Il viaggio in Colorado ha avuto vari momenti che definirei “indimenticabili”. Il primo si chiama “Dash 8-200”. Come e’ noto ai – spero pochi – fortunati che ci hanno viaggiato, il Dash 8-200 e’ una specie di aereo a elica che tutte le decenti compagnie di volo odierne dovrebbero aver ceduto ai musei. Si’ e no trenta posti, a file di due, e gli ultimi cinque posti in coda tutti attaccati, come sugli autobus. Solo che su questo “autobus dei cieli”, in fondo, non c’erano seduti i piu’ fichi della classe, come ai tempi della scuola, con la chitarra e tutto l’equipaggiamento. C’eravamo io e my Mr Big. Senza alcuna voglia di cantare “Azzurro…il pomeriggio e’ troppo azzurro e lungo…per me”.

Dopo dieci minuti dal decollo e vari vuoti d’aria (accompagnati da altrettante preghiere) pure la hostess (c’e’ una sola e in genere “esperenziata” assistente di volo su questi piccoli aerei) si lega ben bene al suo sedile con la cintura di sicurezza.

Io? Non riesco a trovare un punto da fissare dentro la cabina, tanto meno fuori dal finestrino. La linea dell’orizzonte sembra il mio elettrocardiogramma al momento: sbalzi da zero a 300 battiti al secondo. A tre quarti di viaggio non mi sento piu’ le mani e i piedi, praticamente paralizzati per il terrore.

La cosa divertente e’ che l’unico pensiero che avessi in testa in quel momento non fosse di precipitare o chissà cosa. Era la paura che mi venisse da vomitare davanti a tutti.

Quando finalmente atterriamo ho il colpo di genio di prendere la bustina che si trova “nella tasca del sedile davanti a voi”, e portarmela via.

Mi sono tenuta la bustina in mano per tutto il pomeriggio. L’ho pure conservata in macchina nei giorni a venire.

Chissà se alla fine, non sapendo che farmene, ci abbia messo dentro quelle quattro cartoline che finalmente, dopo due mesi e oltre 2.000 miglia, oggi ho spedito.

Tutto e’ bene quel che finisce bene.

Nota dell’Autore:
Carrie Bradshow, e tutta la troupe di Sex & The City, mi perdoneranno per aver scelto di riferirmi a un personaggio misterioso con lo pseudonimo di Mr Big. Personalizzato in my Mr Big.

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3 pensieri su “Cartoline

  1. La prossima volta tu e Mr Big dovete provare l’aereo che porta da Mombasa a Lamu, nel profondo e nero Kenya. Così oltre alla bustina e alle cartoline ti ricordi di portare il crocifisso… che però baci quando smonti su una delle isolette di Lamu in un aeroporto che non esiste, con la luce accecante di acqua e sabbia e un paio di ragazzetti scurissimi che tirano un carrettino con dentro le valigie….

  2. Ero cosi’ eccitato quando ho visto quel piccolo aereo, ho pensato “non sono mai stato su un aereo ad elica”.

    L’esperienza in principio mi e’ bastata ma – sotto sotto – il fatto di essere sopravvissuto mi fa pensare che la prossima volta me lo godro’ di piu’!!

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