Burger che passione!

Generalmente dopo una colazione in stile pigout la giornata non prevede altri pasti.

Però, se proprio avete un languorino…

Pigout dinner in America

Il Big Bad Burger di Denny's

Il Big Bad Burger di Denny's

Tutti i gruppi hanno delle regole. Semplici, basilari e inderogabili. Una delle regole della Fenice è: non puoi passare per gli Stati Uniti senza assaggiare un burger. Non un semplice panino da fast food: un vero burger, preparato secondo la tradizione, cucinato su richiesta. A Clearfield, in Pennsylvania, il Denny’s Beer Barrel Pub serve alcuni dei più famosi ed esagerati burger degli States. Sei classi di porzioni, da tre chili a…30. Avete letto bene: un hamburger di 25 chili di carne, due e mezzo di formaggio, pomodori e cetriolino.

Non so se avranno occasione di leggere il blog, ma le già citate altissime rappresentanti del fascino italiano si trovano proprio ora in zona New York. Avrei dovuto dire loro di passare al Chipshop di Brooklyn, che dal 2001…frigge. Panini di burro di arachidi e marmellata, pudding, mac & cheese, pizza, cupcake…tutto il menu è impastellato e fritto. E se la scelta non vi sembra abbastanza, portatevi il pranzo da casa: friggeranno anche quello!

Ma pizza di Mama's & Papa's a Hollywood

Ma pizza di Mama's & Papa's a Hollywood

La pizza buona, si sa, in America si trova solo a Hollywood, in California. OK, magari è un’affermazione un po’ forte. Non sarà la più buona, ma la Siciliana di Big Mama’s & Papa’s Pizzeria è senz’altro la più grande pizza a domicilio al mondo: 2 metri quadrati, 10 chili di pasta lievitata e 6 di mozzarella (oltre a 30 altri tipi di condimento). La pizza, alla fine, pesa circa 15 chili. La scatola per consegnarla – di legno – ne pesa ben 80.

Dulcis in fundo: pesi più di 170 chili? AllHeart Attack Grill di Chandler, Arizona, mangi gratis tutta la vita. Se, malauguratamente, sei sottopeso, cameriere in abiti da infermiera e un dietologo in pensione che gioca a farsi chiamare Dr Jon ti prescriveranno un bypass burger e patatine fritte nel lardo. Il risultato è garantito. Non preoccuparti della sonnolenza dopo pranzo: tutti gli ospiti del ristorante sono accompagnati all’uscita su una sedia a rotelle.

Dopo un bypass burger all'Heart Attack

Dopo un bypass burger all'Heart Attack

Prossimo appuntamento pigout a tema dessert!

Pigout americano

Una delle ultime sere che avevo la TV ho visto un programma su Travel Channel dal titolo “Extreme Pigouts”: tutti i peggiori (o migliori) posti per abbuffarsi in America.

L’ultimissima sera, invece, l’ho passata su TBS. E il destino ha voluto che mandassero in onda proprio l’ultima puntata di Sex & The City, quella in cui Big va a Parigi per dire a Carrie “You are the One”.

Romanticissimo. Ma la puntata sulle pigout è stata decisamente più divertente. Ed emblematica di questo paese che, tra le varie cose, mi ha colpito per la sua vastità: geografica, intellettuale, culturale. E la vastità, si sa, è fatta anche di eccessi.

Sono partita con i miei menu “bilanciati” tra carboidrati della pasta e sali minerali nelle verdure fresche, o bollite. Ora, dopo cene di yogurt greco ed M&M’s, le stravaganze di Travel Channel mi sembrano quasi normali.

E con un pizzico di piacere mi trovo ad ammettere che quella “vastità”, forse, ha conquistato anche me. E che anche io sono diventata un po’ più “grande”, un po’ più “esagerata”, un po’ più “fiera” abitante di questa terra degli uomini liberi.

Quindi ho preso carta e penna e me li sono appuntati, tutti questi posti dove fare colazione, bere un drink o un gelato, o sedersi a cena di fronte a tavole imbandite per sfamare un esercito. Ma è semplicemente la porzione da uno.

Menu che, poco prima dei titoli di coda, voglio condividere con voi. Dalla colazione alla cena.

Pigout breakfast in America

Country Pancake House

Country Pancake House

Se vi trovate in New Jersey, nei pressi di Ridgewood, fermatevi per una colazione al Country Pancake House. Dagli anni Quaranta il locale sforna oltre 100 tipi di pancake, un’istituzione della cucina americana. Oltre all’esagerazione nel condimento – potete avere pancake salati con tanto di gamberetti, o esotici alla banana e formaggio – la specialità della casa sono le porzioni: il pancake più grande ha un diametro di circa 30 centimetri, pesa quasi 3 chili e da solo fa poco più di 2.000 calorie. Al ristorante ancora gira la storia di quel cliente che pensava di avere un infarto, mentre lo mangiava. Ma era solo bruciore retrosternale.

Un Voo-Doo donut

Un Voo-Doo donut

Completamente sull’altra costa, a Portland in Oregon, c’è il Voo-Doo Doughnut. Non solo ciambelle giganti. Non solo le più impensabili decorazioni, inclusa la gomma da masticare o la pancetta. Non solo porzioni da 20 centimetri di diametro e 1.400 calorie. Al Voo-Doo Donughnut potete addirittura sposarvi. Ebbene sì: il proprietario del locale ha ottenuto una legale autorizzazione dal comune e tra un’infornata e l’altra celebra anche matrimoni. Se l’unione non funziona, poco male: come si intuisce dal nome, il locale vende ciambelle a forma di bambola woo-doo con tanto di stecchetto per infliggere la punizione.

Un burrito Tex-Mex

Un burrito Tex-Mex

Se la virtù sta nel mezzo, non poteva mancare il Colorado. A Denver Jack ‘N Grill serve colazioni “alla messicana” dal 2000. E, nonostante nemmeno esista in Messico, il burrito è la specialità della casa: 15 patate, mezzo chilo di prosciutto, 12 uova, salsa chili e formaggio, il tutto per un “rotolone” (questo è il burrito, figlio della cucina Tex Mex) di circa 4 chili. Se una donna riesce a mangiarlo tutto, si guadagna pranzi gratis al ristorante per il resto della vita. E pare che una signora ce l’abbia fatta!

Esagerato ma non nelle porzioni, il Cowgirls Espresso risveglia gli abitanti di Seattle macinando 500 chili di caffè ogni settimana. Come fanno a vendere tanto? Le cameriere, costrette in un micro-chiosco di pochi metri quadrati (70 piedi quadrati, per la precisione), sono vestite da bambole sexi su suggerimento dei clienti. Avete voglia di un caffè servito da una sexi ragazza-pompiere? Mettetevi in fila insieme agli altri 3.000 clienti che ogni giorno affollano il chioschetto, e suggerite alle ragazze il vostro costume. Per il resto non preoccupatevi: il tutto è autorizzato dal comune.

Un caffè al Cowgirl Espresso

Un caffè al Cowgirl Espresso

Prossimo appuntamento con il pranzo: enormi e ipercalorici hamburger, pizze e – non potevano mancare – fish ‘N chips!

(Strani) Messaggi pubblicitari

Pare che oggi in Italia ci sia lo sciopero dei blog.

Non sicura se la protesta si applichi anche ai blogger d’oltreoceano – non sia mai che mi si dia della crumira – oggi vi regalo solo qualche foto.

Per chi pensasse che l’America delle assicurazioni e degli avvocati è solo un clichè, ecco alcune pubblicità che ho visto in giro.

Divorzi a prezzi stracciati. A partire da $750.

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L'assicurazione di ricorda: sei assicurato, in caso morissi oggi?

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Questa è vecchia, ma famosa: la vita è breve, divorzia!

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Quando c'e' la crisi, il CV diventa cartellone pubblicitario

Quando c'e' la crisi, il CV diventa cartellone pubblicitario

Grocery and Celebrity

Deuce Bigalow...al supermercato

Deuce Bigalow...al supermercato

Uno dei benefici di vivere negli Stati Uniti? Supermercati aperti 24 ore su 24, 7 giorni su sette.

Uno dei benefici di fare la spesa di notte? Incontrare le celebrities, i V.I.P.. Insomma, tutti quelli che di giorno si “nascondono”, perché troppo famosi.

Dopo l’aperitivo alla Boston University con Alessandro Benetton e dopo aver visto Bruce Willis combattere sotto la mia finestra – OK, non era lì per me, ma per il suo ultimo film The Surrogates – stasera è stata la volta di Rob Schneider, l’esilarante Deuce Bigalow dei “Gigolo per sbaglio” e attore di altri film, da “Le Straordinarie Avventure Di Pinocchio” (1997, in cui interpreta la Volpe), al più recente “Zohan” (2008).

Io a comprare cereali all’avena e latte di soia, lui a bloccare la fila per una scodella di metallo. Discreto, con berretto alla Fidel Castro e occhi azzurro intenso.

E cosa fai quando sei in fila al supermercato, alle 10 di sera, fianco a fianco con una celebrità? Chiedi un autografo?

No. Prima lo guardi con nonchalance (manco fossi tu la star). Poi ti guardi con la cassiera: “Era lui?”, “Sì, sì era lui”. Lei sghignazza, contenta di aver scelto il turno di sera, e pure tu ti ravvivi la serata. A pensare che Hollywood, per un attimo, è passata dove eri tu.

Gara di corsa in abito da sposa

Il mio pazzo matrimonio americano

Il mio pazzo matrimonio americano

Le americane sono fissate con una e una sola idea: il matrimonio.

Che deve avvenire possibilmente prima dei 27 anni e secondo il rigido protocollo che prevede festeggiamenti per annunciare il fidanzamento ufficiale, baldorie per l’addio al nubilato, cena di prova con parenti stretti e testimoni la sera prima del Grande Giorno (la cosiddetta Rehearsal Dinner), e infine l’attesissimo primo ballo della coppia sposata, al ricevimento.

Giovani donne fresche di Laurea se ne vanno in giro per la città con diamanti da decine di migliaia di dollari all’anulare sinistro. Per mostrare a tutti che sì, sono ufficialmente fiancée e che boyfriend e girlfriend sono roba da educande.

Il ruolo del maschio americano, in linea con i più banali clichè, è semplicemente quello di giocare all’eterno bambinone, lamentarsi per essersi fatto “incastrare”, e rifiutare di seguire le lezioni di danza in preparazione del primo ballo al matrimonio.

Questa febbre da festa nuziale non si può comprendere pienamente se non si vive qui, in prima persona. Programmi TV dal titolo “Bridezilla”, che presentano brides-to-be agguerrite e già in lite con le future suocere, o dozzine di pubblicazioni dedicate al fatidico “Sì” sono solo alcuni degli elementi che fanno del matrimonio americano un big deal.

L’ho imparato quando ero al Boston Magazine, e mi è capitato di lavorare per un po’ nella sezione “Domande e Risposte” della loro rivista dedicata al matrimonio. Ogni giorno mi sorprendevo di fronte alle parole di giovani invasate, che chiedevano consigli su come chiedere soldi cash invece di regali senza sembrare volgari; se la suocera avesse diritto a scegliere il vino, visto che avrebbe pagato gran parte del ricevimento; se lanciare il riso in chiesa fosse dannoso per gli uccelli e, dulcis in fundo, come organizzarsi per fare pipì in abito da sposa.

Dal canto “nostro”, il giornale dispensava consigli su come servire alcolici al ristorante se lo sposo viene da una famiglia mormone e rivendicava l’importanza del primo ballo al ricevimento, che (recitava) “diciamocelo, è un momento clou della vita matrimoniale“. Per quanto riguarda il binomio pipì e 30 strati di tulle, ho imparato che conviene lasciare una stampella nel bagno del ristorante e portarsi un’amica che aiuti a uscire dal vestito.

Non sembra, quindi, troppo strano se ogni anno un grande magazzino nazionale organizza una peculiare svendita di abiti da sposa. Una data in ogni grande città americana tra febbraio e ottobre, due attesissimi appuntamenti solo per Boston: agosto e febbraio. Per la precisione, ieri.

Si tratta del Bridal Gown Event al Filene’s Basement, dove orde di spose ancora “in borghese” perforano una gara di corsa per accaparrarsi abiti nuziali firmati e scontati anche di migliaia di dollari.

La corse delle spose al Filene's Basement

La corsa delle spose al Filene's Basement

Il giorno della svendita, spose e damigelle si allineano davanti alle porte ancora chiuse del negozio. C’è fermento e agitazione. Correre per evitare che qualche altra bridezilla ti soffi quel bellissimo abito firmato, proprio sotto il naso.

Tre, due, uno. Le porte si aprono.

Running of the Brides

La corsa

In un paio di minuti, dozzine di ragazze impazzite si aggrappano agli appendiabiti, arraffano qualunque mise capiti loro sotto mano, si infilano tra le zip e il tulle. Più vestiti si riescono ad afferrare, meglio é.

Preso!

Preso!

La più veloce corsa alle stampelle di Filene’s Basement, per la cronaca, è durata 37 secondi: poco più di mezzo minuto tra l’apertura del grande magazzino e il momento in cui tutti gli appendiabiti sono stati “spogliati”.

Dopodichè ha inizio la fase di scambio. Obiettivo: barattare una taglia troppo stretta per un altro colore, seta per pizzi e

così via. Ogni “squadra” – perché è consigliato portarsi un piccolo gruppo di aiutanti per acchiappare più vestiti (è addirittura consigliato indossare una specie di uniforme, per riconoscersi nella folla) – sceglie un angolo del negozio, le più fortunate vicino a uno specchio, e le future spose iniziano le prove.

Il baratto

Il baratto

I camerini? Troppo rischioso allontanarsi dal campo di battaglia. Tanto che alcune ragazze si presentano in top e pantaloncini o addirittura direttamente nella biancheria intima che indosseranno il giorno del matrimonio. Per entrare nei vestiti velocemente e senza impedimenti.

Finché ciascuna sposa avrà in mano il suo abito dei sogni, a un prezzo scontato.

Trovato!

Trovato!

Ogni negozio prepara fino a 3.000 abiti per l’evento. I prezzi crollano da sontuosi 9.000 dollari a convenientissimi 249 dollari al pezzo. Apertura alle 8 di mattina, ma si consiglia di mettersi in fila abbondantemente prima delle 7. E ricordarsi che, per rendere la competizione più frizzante, gli abiti non sono organizzati per taglie. Oltre alla corsa, la caccia al tesoro.

Ovviamente l’evento non manca di colorate leggende metropolitane. Come la tradizione per cui quando una sposa trova “quello giusto” tutte le signore nel negozio interrompono la loro ricerca, per applaudire. O quella volta in cui una mamma non era riuscita ad arrivare in tempo da Chicago, e tutte le altre mamme presenti nel negozio si sono date da fare per aiutare, a turno, la povera sposa.

L’abito più particolare mai venduto? Un originale blu, bianco e rosso rimasto solo solo sulla stampella fino a tarda sera. Quando una promessa sposa, che aveva incontrato il futuro marito a una festa per il 4 luglio, decise che proprio quei colori lo rendevano “quello giusto”. Si sa che gli Americani sono patriottici.

Running of the Brides

Running of the Brides

Se pensate di aver perso un grande affare – oltre che una grande esperienza – non disperate: prossimo appuntamento in programma per venerdì 27 febbraio a Union Square, New York City.

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