Dillo con un biglietto

Un biglietto pro-shopping

Un biglietto pro-shopping

C’è un episodio nella serie “I love shopping” – celeberrimo romanzo stile chick-lit che, fra l’altro, sta per uscire al cinema – in cui la giovane e shopping-addicted Becky, in vacanza a New York, spende centinaia di dollari in biglietti di auguri.

Di quelli che si vendono in tutte le cartolerie, con corredo di busta colorata e frasi prestampate a volte di dubbio gusto.

Che esagerazione, ricordo di aver pensato leggendo la disavventura di Becky.

Poi sono venuta in America, e ho cambiato idea.

Non è tanto l’originalità tecnologica dei biglietti. Tipo quelli con vari gadget attaccati, teatrini con  marionette mobili o a forma di comodini da cui si estraggono i cassetti. Ci sono quelli con la musica quando li apri e quelli con un micro-registratore incorporato, per spedire un messaggio vocale. Fino a quelli sagomati intorno a una gift card, cioè una carta prepagata da spendere in qualche negozio (ce l’hanno tutti, dagli Starbucks alle farmacie): un’idea regalo geniale che in Italia non ho mai visto.

Quello che più mi colpisce del fenomeno “dillo con un biglietto” è il cosiddetto “mercato delle occasioni”: c’è un biglietto veramente per qualunque messaggio. E soprattutto, c’è una combinazione per ogni mittente e destinatario.

Messaggi di auguri per i matrimoni, tutti adattati a seconda chi spedisce e chi riceve: per la sposa da parte dello sposo, per lo sposo dalla sposa, per il testimone dalla damigella d’onore e così via. Buon Battesimo, Comunione, Cresima, Bar e Bat Mitzvah. E pure iniziazione allo yoga. Ci sono gli auguri per la laurea da parte della mamma, per il diploma da parte del nonno, fino a quelli di incoraggiamento per il primo giorno di scuola.

Un biglietto di auguri per la Laurea

Un biglietto di auguri per la Laurea

Biglietti per ringraziarti di: avermi fatto un prestito, insegnato a suonare il piano, guardato il cane mentre ero in vacanza. Solo la scelta per gli auguri di compleanno include: auguri generici, da un amico, spiritosi, per lui, per lei. E ancora per bambini, per specifiche età, per un parente, un fidanzato, un innamorato. Puoi dire Buon Compleanno. Scusa per essermi dimenticato del tuo compleanno. Per fortuna mi sono ricordato del tuo compleanno solo con un giorno di ritardo.

I più disparati abbinamenti di mittente e destinatario, moltiplicati all’ennesima ricorrenza, felice e non. Condoglianze religiose per la scomparsa di un parente, spirituali per la perdita di un conoscente. Fino a quelle di solidarietà per la scomparsa del – incredibile ma vero – cane di famiglia.

Insomma, qualunque sia il vostro messaggio, in America qualche copywriter l’avrà probabilmente già scritto, e stampato. A voi (solo) l’onere di trovarlo, in una moltitudine di opzioni che lasciano, paradossalmente, senza parole.

Io? Senza dubbio sono entrata nella mentalità. E spedisco almeno un bigliettino a settimana. 41 centesimi per gli Stati Uniti, 94 per l’Italia.

Un biglietto eco-friendly

Un biglietto eco-friendly

Cosa si inventeranno dopo?

Compri i mobili, ti danno 500 dollari in buoni spesa

Compri i mobili, ti danno 500 dollari in buoni spesa

Ormai siamo tutti d’accordo: in America c’e’ “La Crisi”.

 

E siamo anche d’accordo che – questo piu’ o meno ovunque – quando c’e’ “La Crisi” i consumi si contraggono drasticamente. In altre parole, tutti spendono meno.

Se questo concetto puo’ sembrare lineare in Italia, tradizionalmente un Paese di “piccoli risparmiatori”, negli Stati Uniti e’ tutt’altro che ovvio. Perche’ qui se non sei indebitato e non paghi solo con carta di credito vuol dire che non sei “affidabile” (dato che, appunto, nessuno ti fa credito). Gli Americani sono un popolo peculiare. Un popolo di consumatori abituati a spendere prima di guadagnare, a comprare qualunque cosa anche prima di averne bisogno.

Ma ora che c’e’ “La Crisi” tutti questi schemi saltano. Anziche’ comprare subito si compra dopo. Oppure non si compra affatto.

E le basi del sistema vacillano. 

Cosa fare, dunque, per stimolare le vendite? Come spingere il cittadino medio a cambiare canale di fronte alle pubblicita’ di servizi finanziari per consolidare i debiti (secondo una pubblicita’ con Starsky di Starsky e Hutch, gli Americani hanno in media 7 carte di credito a testa), e sintonizzarsi sull’idea di spendere?

Idea: ti pagano per comprare.

Mi era capitato di leggerlo sul sito online di Forbes qualche settimana fa. Per contrastare la crisi del mercato auto, che minaccia dalle prime pagine di tutti i quotidiani internazionali, alcune grandi case automobilistiche di Detroit hanno cominciato a offrire cifre dell’ordine di 8.000 dollari in sconti o 6.000 dollari in contanti (per niente meno che una Mercedes CLK!).

Oggi, senza andare lontano e in uno stile decisamente piu’ rustico, ho scoperto che il piu’ grande rivenditore di mobili in Massachusetts offre…buoni spesa di 500 dollari! Cosi’, visto che stai mettendo su casa, cominci a riempire il frigo.

La procedura di rimborso in 3 semplici mosse:

  1. Compri almeno 500 dollari di mobili. Il che, paradossalmente, ora come ora non e’ proprio facile dato che hanno stracciato tutti i prezzi.
  2. Una volta consegnati i mobili, puoi scaricare dal loro sito il form per richiedere il rimborso. Non dimenticare di indicare il tuo supermercato di fiducia!
  3. Imbusta, insieme alla copia di un documento di identita’ e della ricevuta di acquisto dei mobili.

Per quanto mi riguarda…speriamo si adeguino presto anche i negozi di abbigliamento e scarpe!

President’s Day

Presidents' Day Sale

Presidents' Day Sale

Oggi, in America, è la Giornata dei Presidenti.

La festa nasce per celebrare la nascita di George Washington, primo presidente dei “neonati” Stati Uniti nel 1789, ma oggi celebra tutti quelli che – come si dice qui – hanno “servito” la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America.

In altre parole, un altro weekend lungo per organizzare grandi svendite.

Perché, da quello che ho imparato qui in America, tutte le grandi feste nazionali sono un’occasione per aprire i negozi e abbassare i prezzi. E se in Italia ti devi preoccupare di fare la spesa prima dei vari Ferragosto o della Festa della Repubblica, giorni in cui le strade sono deserte e le serrande dei negozi abbassate, qui al massimo ti devi preoccupare di svegliarti all’alba, per assicurarti un posto in prima fila e un televisore al plasma scontato del 60%.

Lo fanno il giorno dopo il Thanksgiving, il cosiddetto “Black Friday” che corrisponde un po’ al nostro Santo Stefano dopo Natale. Lo fanno per il Columbus Weekend, a metà ottobre e per il Labor Day a settembre. Quasi sempre sono feste che cadono di lunedì, per allungare il weekend e stimolare il “business”.

Sconti esagerati e americani in fila davanti alle porte di boutique e grandi magazzini, determinati ad assicurarsi qualunque cosa, purché scontata.

Oggi? Per tradizione sarebbe una giornata di grandi svendite sulle auto. Ma sono sicura che, se mi faccio una passeggiata per Newbury Street, qualcos’altro da comprare lo trovo.

Ma non ditelo a my Mr Big…

Internet: rete mondiale…con le dovute eccezioni

USA vs. Italia

Comprare online: USA vs. Italia

Se Cristo si è fermato a Eboli, il World Wide Web – meglio conosciuto come “VùVùVù” – si è probabilmente fermato sulle Alpi. Della serie “nemmeno ai tempi di Annibale“.

Mi spiego.

Da quando vivo negli States e ho preso tante – ma non ancora tutte – buone abitudini made in Usa, ho cominciato a fare acquisti online. Non solo libri da amazon.com ma alcuni capi di abbigliamento e generi di varia necessità, inclusa la spesa al supermercato (e quanto è comodo farsela consegnare a casa gratis, Mr Bachelor?).

Generalmente ogni acquisto segue la stessa, rapida, procedura.

Appena clicchi su “ordina” e parte l’operazione, ricevi un e-mail di conferma che ti informa quando il pacco sarà spedito. In molti casi, se ordini prima delle 3 di pomeriggio, il pacco parte il giorno stesso. Al massimo devi aspettare uno o due giorni lavorativi prima di ricevere un’altra email che ti conferma che il tuo ordine è in viaggio e ti informa sulle coordinate del corriere, nel caso tu voglia rintracciarlo.

Tutto è a portata di click, trasparente e veloce. E nell’arco di qualche giorno lavorativo sei in grado di scartare il pacchetto, nella comodità della tua casa. Non importa se te lo spediscono per corriere privato, generalmente FedEx o UPS, o con le Poste. Il pacco arriva, se il postino non ti trova a casa è probabile che lo lasci all’ingresso del palazzo – per evitarti di andare a prenderlo al centro di smistamento – e nessuno dei vicini di casa te lo frega.

Per qualsiasi inconveniente, numeri verdi gratuiti sono a disposizione 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Semplice ed efficiente.

Sull’onda dell’entusiasmo da cliente soddisfatto, una decina di giorni fa ho deciso di fare un acquisto online in Italia. Giusta premessa: sto acquistando da una rispettabile e rinomata azienda editoriale nazionale e il pacco sarà consegnato in Italia.

Ora, concentriamoci sulla tempistica.

Completo il mio acquisto, clicco sul tasto “ordina”, ricevo l’email di conferma.

Fin qui, tutto nella norma.

Nei giorni successivi mi aspetto di ricevere un altro messaggio elettronico che mi informi che il pacco è partito o quanto meno che l’ordine è stato correttamente processato.

Ma niente.

Due giorni, quattro giorni, una settimana.

Ancora niente.

Probabilmente il pacco è stato spedito ma l’email di conferma non è partita, mi incoraggio.

Dopo esattamente 10 giorni, arriva il messaggio. In quell’Italiese super formale stile Grazie-Prego-Scusi-Tornerò che avevo – ahimé – dimenticato.

“Gentile Fenice,
Siamo lieti di informarLa che da oggi potrà consultare lo stato di avanzamento della sua spedizione, collegandosi al nostro sito BlaBlaBla…

Sulla homepage troverà una sezione “Area Clienti”, dove dovrà inserire i dati che le verranno richiesti (email-password) e successivamente seguire i seguenti passi:

1 – Cliccare su “Stato Ordine”
2 – Cliccare sul nr. ordine che si desidera controllare
3 – Cliccando sul “Nr. Pacco” potrete verificare lo stato di avanzamento della spedizione.

Per ulteriori comunicazioni in merito alla consegna, potrà contattare il nostro Servizio Clienti al numero 055-8391798 dalle ore 9:00 alle ore 18:00 dal Lunedì al Venerdì.

Firmato
Resp. Servizio Spedizioni”

Ok. Meglio tardi che mai.

Apro la mia bella pagina internet, poi clicco su “Stato Ordine” e infine sul numero dell’ordine che “desidero” controllare. Si apre un’altra finestra con una ricevuta.

Clicco su Numero Pacco.

Non funziona.

Clicco su Numero Pacco.

No, non funziona.

Clicco un po’ qua e là nella pagina, non ci sono link.

Clicco su Numero Pacco.

Sei stupida o cosa? Non funziona!

Torno alla mail, rileggo i tre “passi” che dovrebbero portarmi a rintracciare il pacco. E aggiungo le seguenti opzioni alla lista:

4 -  Aspettare pazientemente e in maniera rassegnata se, quando e come decideranno di inviarmi il pacco a casa.
5 – Dimenticare di aver ordinato qualcosa online, e quindi dimenticare di aspettare.
6 – Accendere un cero a qualche santo della Penisola, che mi assista.

In America belli si diventa

Un salon Aveda

Un salon Aveda

Come ho fatto a resistere così tanto?”, mi chiedo mentre seguo Arlene, la “beautician“, tra i corridoi del “salon“.

Intorno a noi luci soffuse, aria aromaterapica e la primavera che sboccia in sottofondo musicale, tra il fruscio di una cascata e il tenero gracidare di ranocchie.

È la prima volta, da quando sono a Boston, che mi concedo un pomeriggio in un salone di bellezza. E realizzo subito che ho aspettato pure troppo.

Ho appuntamento per un “facial” da 60 minuti, che nel pieno rispetto della filosofia americana – tutto per il cliente e il cliente prima di tutto – comincia con un profumato massaggio plantare con “degustazione” di olii aromatici, prosegue con massaggio aromaterapico di braccia e mani, e termina con massaggio rilassante per spalle, collo e persino scalpo.

E tra una maschera idratante e un picchiettamento sotto gli occhi – per stimolare la microcircolazione e sconfiggere il tanto odiato effetto “borsa” – Arlene mi passa una delle essenze “degustate” sotto il naso, e con voce sensuale mi dice “Inspira…espira…“.

Se l’America è tutta come Boston, la concentrazione di saloni di bellezza è più o meno di due per ogni abitante. “Salon“, come li chiamano qui, dove puoi fare di tutto: da trattamenti spa al parrucchiere, dalla manicure al trucco, dalla pulizia del viso alla consulenza. Sì, consulenza. Non pensare neanche di farti una permanente o un  trattamento anticaduta prima di una – più o meno breve – consulenza.

E visto che i prezzi sono, come dire, hollywoodiani – almeno 60 dollari “& up” per un taglio di capelli, a cui devi aggiungere il 20% di mancia – per risparmiare puoi persino decidere di pagare solo il taglio, e asciugarti i capelli self service. Con il phon del parrucchiere, comunque!

Alla fine dei miei 60 minuti, Arlene mi offre un bicchiere di acqua depurata – qui va tantissimo l’acqua distillata con lo slogan “Bevi acqua in cui non hanno nuotato pesci!” – e mi spolvera sul viso arrossato un po’ di cipria rigorosamente non testata sugli animali. Perchè quando scegli un salon, scegli la sua filosofia.

Alla cassa, come da procedura, un’altra ragazza mi chiede con impeccabile gentilezza se ho trovato il servizio soddisfacente (questo, a dire la verità, lo fanno praticamente dappertutto, quasi anche al supermercato. Tanto che mia sorella è rimasta scioccata). Poi striscia la carta di credito, e il servizio è completato.

E io mi sento, istantaneamente, più bella.

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