Da un po’ di tempo mi sono abituata a “vivere” in un immenso centro commerciale.
Che fa molto americano obeso e pure un po’ dissociato dalla realtà. In una delle due torri c’è il mio ufficio, in un’altra ala la palestra, tutto intorno ristoranti e negozi.
Inclusa una chiesa.
Ci andavo spesso ad accendere qualche candela, quando cercavo lavoro. Eh già, ha funzionato. Nonostante l’entrata della Cappella di San Francesco – questo il nome – sia tra un Dunkin Donuts e un Au Bon Pain, effluvi di ciambelle fritte e muffin inclusi. E nonostante la navata centrale si apra su un negozio di articoli sacri. A volte mi fermo davanti alla vetrina dei DVD di Padre Pio o Papa Woytila, e provo a sentirmi un po’ a San Pietro.
Anche se non so cosa ne direbbe il Papa, di questa location. Che poi, tra Presbiteriani, Scientisti, Scientology e compagnia cantando, questa nel centro commerciale è l’unica chiesa cattolica che ho trovato.
Comunque, pensavo che questa collocazione fosse il massimo dell’originalità. Per purificare i peccati da shopping complusivo o velocizzare la routine quotidiana in caso la lista della spesa includa latte, uova e una confessione. L’America è il paese della “velocizzazione” e persino le farmacie (come il McDonald’s) offrono il servizio “drive-through”: a un lato del negozio, un gabbiotto per ordinare le medicine e uno per ritirarle; senza mai scendere dalla macchina.
Pensavo! Finché un pomeriggio, qualche tempo fa, mi sono imbattuta in una “Stazione mobile di preghiera”. Uno stand per strada, praticamente. Convenienza imbattibile.
Che dire: questa terra non finisce mai di sorprendermi…
Nota
Ok, non ci sono solo fast food e farmacie Drive-Thru. Ma anche banche, caffetterie e – giusto per restare in tema religioso – chiese per sposarsi. Rigorosamente senza mai scendere dalla macchina!


