Michael Jackson

L’ho saputo mentre ero in fila da Starbucks per un frappuccino.

Michael Jackson…“, sta dicendo la barista, “…he died“. E al mio sguardo incredulo aggiunge: “Non si scherza su queste cose!” (sulla morte o sulla musica pop?).

Chiamo Kristina, appena esco dal locale. Lei ha un iPhone, può connettersi a internet e dirmi se è vero.

Il telefono squilla, ma lei non risponde.

Poi mi richiama. E senza che io le dica niente mi fa: “Non so se mi hai chiamato per Michael Jackson. È morto“.

Non si può pensare a nient’altro, stasera, in America.

Buon sangue non mente

Ramon ci invita sempre, ai suoi “party gratis”.

Ne ha almeno un paio a settimana. Noi ci mettiamo in tiro, e ci avventuriamo per gallerie d’arte o saloni di bellezza, centri congressi e sale ricevimenti, a bere complimentary cocktail, stringere mani, conoscere gente.

Quello di stasera non prometteva niente di buono. Da bere solo Corona e una birra a marchio “Modelo”, servite dalle 6 alle 7. Niente canapè, solo un po’ di frutta e formaggi in quantità nettamente sottostimata rispetto agli ospiti. Quando io e Mara siamo arrivate davanti al tavolo, una signora stava spolpando l’ultimo strato da una forma di grana che giaceva in devastante solitudine, al fianco dei pochi resti di un grappolo d’uva.

Eppure, quando tutto sembrava perduto, ecco che arrivano flash e bodyguard.

Dev’essere qualcuno famoso, penso. E ci ritroviamo faccia a faccia con Deval Patrick, Governatore (democratico) del Massachusetts e secondo governatore afro-americano nella storia degli Stati Uniti.

Se Bruce Willis lo sognavo dalla finestra, Rob Schneider lo guardavo in fila al supermercato, cosa avrò potuto dire – vi chiederete – mentre stringevo la mano al Governatore del Commonwealth del Massachusetts?

Piacere, sono Fenice, dall’Italia”.

Cosa si inventeranno dopo?

Compri i mobili, ti danno 500 dollari in buoni spesa

Compri i mobili, ti danno 500 dollari in buoni spesa

Ormai siamo tutti d’accordo: in America c’e’ “La Crisi”.

 

E siamo anche d’accordo che – questo piu’ o meno ovunque – quando c’e’ “La Crisi” i consumi si contraggono drasticamente. In altre parole, tutti spendono meno.

Se questo concetto puo’ sembrare lineare in Italia, tradizionalmente un Paese di “piccoli risparmiatori”, negli Stati Uniti e’ tutt’altro che ovvio. Perche’ qui se non sei indebitato e non paghi solo con carta di credito vuol dire che non sei “affidabile” (dato che, appunto, nessuno ti fa credito). Gli Americani sono un popolo peculiare. Un popolo di consumatori abituati a spendere prima di guadagnare, a comprare qualunque cosa anche prima di averne bisogno.

Ma ora che c’e’ “La Crisi” tutti questi schemi saltano. Anziche’ comprare subito si compra dopo. Oppure non si compra affatto.

E le basi del sistema vacillano. 

Cosa fare, dunque, per stimolare le vendite? Come spingere il cittadino medio a cambiare canale di fronte alle pubblicita’ di servizi finanziari per consolidare i debiti (secondo una pubblicita’ con Starsky di Starsky e Hutch, gli Americani hanno in media 7 carte di credito a testa), e sintonizzarsi sull’idea di spendere?

Idea: ti pagano per comprare.

Mi era capitato di leggerlo sul sito online di Forbes qualche settimana fa. Per contrastare la crisi del mercato auto, che minaccia dalle prime pagine di tutti i quotidiani internazionali, alcune grandi case automobilistiche di Detroit hanno cominciato a offrire cifre dell’ordine di 8.000 dollari in sconti o 6.000 dollari in contanti (per niente meno che una Mercedes CLK!).

Oggi, senza andare lontano e in uno stile decisamente piu’ rustico, ho scoperto che il piu’ grande rivenditore di mobili in Massachusetts offre…buoni spesa di 500 dollari! Cosi’, visto che stai mettendo su casa, cominci a riempire il frigo.

La procedura di rimborso in 3 semplici mosse:

  1. Compri almeno 500 dollari di mobili. Il che, paradossalmente, ora come ora non e’ proprio facile dato che hanno stracciato tutti i prezzi.
  2. Una volta consegnati i mobili, puoi scaricare dal loro sito il form per richiedere il rimborso. Non dimenticare di indicare il tuo supermercato di fiducia!
  3. Imbusta, insieme alla copia di un documento di identita’ e della ricevuta di acquisto dei mobili.

Per quanto mi riguarda…speriamo si adeguino presto anche i negozi di abbigliamento e scarpe!

Spuntano le Stelle per il primo Ballo Presidenziale

Foto AP di Alex Brandon

Foto AP di Alex Brandon

Annoverato tra gli eventi più prestigiosi del panorama edonistico mondiale, il Ballo Presidenziale é, a mio parere, la Quinta Essenza dell’America.

Passerella di stelle hollywoodiane e artisti del calibro di Mariah Carey, Sting e Stevie Wonder fanno da cornice all’uomo politico più importante della nazione, che balla su una pista rialzata insieme a sua moglie. A seguire, musica da discoteca con tanto di cubiste in acrobatiche performance, e cocktail. Il tutto perfettamente incastrato nella scaletta di festività tra il giuramento alla Costituzione e la prima mattinata di lavoro nella Stanza Ovale.

L’evento in sé, in pieno spirito di grandezza, include una lista di ben 10 balli ufficiali – e moltissimi non ufficiali – le cui danze sono aperte dal Presidente degli Stati Uniti e First Lady Michelle Obama.

La prima tappa di questa stravagante movida è il Neighborhood Ball, organizzato al Washington Convention Center nel pieno spirito della campagna “neighborhood by neighborhood“, e primo Ballo Presidenziale nella storia degli Stati Uniti accessibile con biglietti gratuiti!

Sulla pista da ballo, le prime parole di Obama – un altro perfetto Mr Big – sono per Michelle: “Quanto é bella mia moglie?”

Vibra tutta la sala con “At Last”, cantata da Beyonce, mentre Barack e Michelle Obama danno inizio alla festa stretti in un dolcissimo “ballo del mattone”. Lui con tuxedo scuro e papillon bianco, lei in abito lungo monospalla bianco di Jason Wu, ornato da “meringhette” che non mi sono piaciute tanto ma…che romanticismo!

Come trasformare un evento politico nella cornice perfetta per una commovente storia d’amore?

Solo gli Americani ci riescono.

La lista dei 10 balli presidenziali aperti da Barack e Michelle, dal calibro più o meno serioso ma sempre con artisti famosi e abiti scintillanti, include:

  • Il Commander-in-Chief’s Inaugural Ball, in onore dei corpi militari e dei veterani di guerra.
  • Lo Youth Inaugural Ball, rigorosamente under 35.
  • L’Eastern Ball, dedicato ai residenti di New England e Portorico. Sfortunatamente, io e my Mr Big avevamo altri impegni.
  • Il Mid-Atlantic Ball, per gli ospiti dell’area atlantica centro-meridionale, inclusi Distretto di Colombia, Maryland, New York, New Jersey, Virginia e West Virginia.
  • Per par condicio, il Midwestern Ball, per i residenti di Indiana, Iowa, Kansas, Michigan, Minnesota, Missouri, North Dakota, Nebraska, Ohio, South Dakota e Wisconsin.
  • L’Obama Home States Ball, per i “favoriti”: cittadini delle Hawaii e dell’Illinois.
  • In tale tripudio geografico, non poteva mancare il Southern Ball, per danzare in onore degli stati del Sud inclusi Alabama, Arkansas, Florida, Georgia, Kentucky, Louisiana, Mississippi, North Carolina, South Carolina, Tennessee e Texas.
  • Il Biden Home States Ball, con ospiti dal Delaware e Pennsylvania (stati “natali” del CP Biden).
  • E, dulcis in fundo, il Western Ball, per i ballerini di Alaska, Samoa americana, Arizona, California, Colorado, Guam, Montana, Oklahoma, Oregon, Nevada, New Mexico, Utah e Washington.

Ora, dopo tanti discorsi sull’unità degli Stati Uniti, ma c’era proprio bisogno di dividere i balli per area geografica?

L’America é proprio il Paese delle contraddizioni…

Finita l’era in “Bianco e Nero”, oggi cominciano le “trasmissioni a Colori”!

Bacio presidenziale

Bacio presidenziale

Sono sgattaiolata fuori dall’ufficio alle 11:55, stamattina.

Giusto in tempo per arrivare a casa, sintonizzarmi su ABC News e godermi, nel mio piccolo, un pezzetto di quella che ormai chiamano – in maniera più o meno inflazionata – Storia.

Che dire, l’America fa tutto in grande. È quasi una tautologia. E questa Inaugurazione, sognata da pochi visionari decine di anni fa e trepidata dalle, ben più disilluse, generazioni attuali, è stata semplicemente una grande e autentica Emozione.

Da Italiana, mi aspettavo una cerimonia burocratica e (quindi) tediosa. E invece, lì in TV, c’era un giovanotto particolarmente sorridente che, in un momento di estrema “umanità, si impappinava tra i vari “Io, Barack Obama…” e “Giuro, fedelmente…fedelmente, giuro…”. C’era un’avvenente signora incorniciata in un cappottino dorato che muoveva i fianchi al ritmo della musica etnica. C’era una ragazzina di 10 anni in piedi che, ingenuamente, fotografava con una digitale il suo papà. Il 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

E c’erano, condensate in un discorso di 20 minuti, parole cariche di ispirazione. Che incitavano a scegliere la Speranza invece della paura, a non scendere a compromessi con i propri ideali in nome di una vaga “sicurezza”, a prendersi le proprie responsabilità perché – come spesso i politici (italiani) dimenticano – essere “grandi” è una responsabilità, non un diritto (né tanto meno un passaporto per una vita di privilegi).

Obama oggi ha detto che non è lui il protagonista di questa giornata (a proposito, Silvio: hai visto che potevi venire?). Ha ribadito più volte, parlando al plurale, che questa nuova “Era” è merito di tutti e allo stesso tempo una sfida per tutti.

Tanto che anche io, non da cittadina americana ma da cittadina del mondo, mi sono sentita coinvolta. Trascinata dalla forza della Speranza, parola ricorrente oggi, per la prima volta non associata banalmente alla visionarietà di un Don Chisciotte né a qualcosa che, come la manna, ci verrà forse e prima o poi calato dal cielo. Una speranza costruttiva, fatta di tenacia e fiducia.

Per tutti quelli che “non mi sta bene”. Per tutti quelli che “io voglio che cambi”. Per tutti quelli che “ci credono”, non importa quanto sembri assurdo. Questa di oggi è la Vostra giornata. È la nostra giornata!

Dopo qualche lacrimuccia e un applauso scoppiato spontaneamente nella solitudine della mia living room, ora è tempo di festeggiare. TV sintonizzata sul celeberrimo – e vippissimo – Ballo Inaugurale.

Come ha detto oggi qualcuno, è finita l’era degli uomini bianchi e degli uomini neri. È cominciata un’era, se non altro, a colori.

Il che mi fa venire un dubbio. Cosa indosserà, stasera, Michelle?

Aggiunta postuma

A quanto pare, durante il giuramento, non si é “impappinato” Obama ma l’Onorevole della Suprema Corte! Ma, in fondo, non é questo il genere di gaffe imbarazzanti (e noi Italiani lo sappiamo bene!).

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