San Patrizio: stand-up comedy show e cena messicana per celebrare l’Irlanda

I shamrock (love) Boston

I shamrock (love) Boston

Nel Paese del melting pot, la mia giornata di St. Patrick è stata un interessante miscuglio di intrattenimento all’americana e salsa guacamole.

L’1 mi lascia nel cuore di Harvard Square. Adoro quel quartiere. I mattoncini rossi dei palazzetti, la celeberrima edicola in piazza che vende riviste internazionali, e il solito gruppetto di studenti che suona in strada. L’aria si riempie delle note di chitarre e trombe, e ti sembra quasi di respirare un po’ di quell’intelligenza che trasuda dagli edifici di una delle più illustri università al mondo: l’Harvard University.

Mentre attraverso la piazza in direzione Brattle Street, mi emoziono al suono di due specie di zampogne. Saranno un paio di ragazzi irlandesi, penso. La musica gioiosa e malinconica allo stesso tempo mi fa pensare ai tanti emigranti che hanno fatto questa città, venuti principalmente dall’Irlanda. E mentre sorrido a guardare una coppia dai capelli rossi che danza ritmi inequivocabilmente celtici, penso che anch’io, nel bene e nel male, vengo da un popolo di grandi viaggiatori ed umili emigranti. Mi sento orgogliosa della mia gente; mi sento con il cuore vicino a tutti quegli uomini e donne impavidi che per disperazione o ambizione sono partiti, verso tanti Nuovi Mondi.

Non avrò i capelli rossi e le lentiggini, penso, ma non c’è dubbio che questa festa – dell’emigrante oltreoceano – sia anche, un po’, mia.

Il Boston Center for Adult Education si trova al 56 di Brattle Street. Maribel sta per salire sul palco per un esilarante stand-up comedy show, una specie di Zelig per intenderci, mentre il pubblico si sta “scaldando” con qualche birra. Rigorosamente light, perché si sa che gli Americani sono attenti alle calorie, e rigorosamente incartata nella tipica bustina di cartoncino beige. Perché l’alcol non si deve vedere a occhio nudo. Per quale motivo gli Americani amino mettere il burqa alle bottiglie di vino e birra, ancora non l’ho capito.

E sebbene mi aspettassi una serata di battute sulla politica, sui reality show che inquinano la TV e qualche ballerina mezza nuda di contorno, mi sono sorpresa a ridere alle battute “locali”. Sui tabù made in USA, alias sesso e alcol. Cose che non avrebbero mai fatto ridere i vari pubblici del Bagaglino o Camera Café, e che io ho trovato esilaranti. Oddio, sarò stata contagiata da questo derivato dell’umorismo anglosassone?

Per fortuna ho trovato un po’ di conforto “latino” davanti a un margaritas a cena. Ma ora che ci penso, era uno strawberry margarita, rosa fucsia, dolcissimo, e l’ho bevuto con la cannuccia. 100% all’americana.

Mutazione genetica in atto?

Chissà. Intanto brindo cin cin a tutti gli emigranti del mondo. Come me e my Mr Big.

 

E per chi ha tempo e voglia di gustarsi un americanissimo comedy show…

 

Chiamalo come ti pare, basta che lo chiami “grasso”

Mardi Gras a New Orleans (Foto di Ray Devlin su Flickr.com)

Mardi Gras a New Orleans (Foto di Ray Devlin su Flickr.com)

Sebbene il Martedì Grasso sia arrivato negli Stati Uniti alla fine del 1600, quando Luigi XIV spedì due fratelli francesi a rivendicare il territorio della allora Louisiane (che oggi comprende gli Stati di Lousiana, Alabama e Mississippi), il Carnevale qui in America non è una grande festa.

Certo, come noi ce ne andiamo in giro mezzi mascherati la notte di Halloween a Roma, anche qui l’import-export di usi e costumi ha ormai alterato lo status quo. Tanto che persino nella seria ed elegante Boston si organizzano feste in stile carnevalesco, per il cosiddetto “Fat Tuesday“.

Non aspettatevi, però, Arlecchini o Pulcinella né sensuali danzatrici di Samba che ondeggiano sotto corone di piume. Il Carnevale americano si ispira alle tradizioni settecentesche dei fratelli Le Moyne, si chiama “Mardi Gras” e si festeggia pensando a New Orleans.

Per le strade di New Orleans...a Disneyland, CA (Foto della Fenice)

Per le strade di New Orleans...a Disneyland, CA (Foto della Fenice)

Il programma della serata, infatti, vuole musica blues, R&B e soul, e prelibatezze tipiche dell’État de Louisiane inclusi crawfish étouffée (una specie di pesce in guazzetto), gumbo (in altre parole una zuppa di crostacei e riso) e ostriche fritte.

Se avete radici anglosassoni, invece, oggi potete celebrare lo Shrove Tuesday, anche conosciuto come Pancake Day. Scusa golosa per una scorpacciata delle tipiche frittelle pancake prima della Quaresima.

È affascinante notare come, nonostante le distanze geografiche e le differenze religiose, su una cosa siamo tutti d’accordo: prima della penitenza, riempiamoci la pancia.

President’s Day

Presidents' Day Sale

Presidents' Day Sale

Oggi, in America, è la Giornata dei Presidenti.

La festa nasce per celebrare la nascita di George Washington, primo presidente dei “neonati” Stati Uniti nel 1789, ma oggi celebra tutti quelli che – come si dice qui – hanno “servito” la carica di Presidente degli Stati Uniti d’America.

In altre parole, un altro weekend lungo per organizzare grandi svendite.

Perché, da quello che ho imparato qui in America, tutte le grandi feste nazionali sono un’occasione per aprire i negozi e abbassare i prezzi. E se in Italia ti devi preoccupare di fare la spesa prima dei vari Ferragosto o della Festa della Repubblica, giorni in cui le strade sono deserte e le serrande dei negozi abbassate, qui al massimo ti devi preoccupare di svegliarti all’alba, per assicurarti un posto in prima fila e un televisore al plasma scontato del 60%.

Lo fanno il giorno dopo il Thanksgiving, il cosiddetto “Black Friday” che corrisponde un po’ al nostro Santo Stefano dopo Natale. Lo fanno per il Columbus Weekend, a metà ottobre e per il Labor Day a settembre. Quasi sempre sono feste che cadono di lunedì, per allungare il weekend e stimolare il “business”.

Sconti esagerati e americani in fila davanti alle porte di boutique e grandi magazzini, determinati ad assicurarsi qualunque cosa, purché scontata.

Oggi? Per tradizione sarebbe una giornata di grandi svendite sulle auto. Ma sono sicura che, se mi faccio una passeggiata per Newbury Street, qualcos’altro da comprare lo trovo.

Ma non ditelo a my Mr Big…

Super Bowl Sunday

Super Bowl Sunday

Super Bowl Sunday

Stasera si gioca la 43esima edizione del Super Bowl, super finale del campionato di football americano.

Nello spirito generale di rinnovamento, e nella nuova moda “green” che sta invadendo gli States, lo stadio di Tampa Bay, Florida, metterà in atto un super programma di risparmio energetico e riciclaggio (di rifiuti…).

Un piano, per la verità, già in uso da cinque anni. Che ha fatto risparmiare allo stadio circa $580.000 su vari impianti, uno tra tutti quello di illuminazione.

580.000 dollari americani, praticamente il prezzo di 300 biglietti di “terza classe” per assistere al Super Bowl di stasera.

Altri numeri pazzi del SUper Bowl?

  • 12 minuti di concerto di Bruce Springsteen nella pausa tra primo e secondo tempo.
  • 3 milioni di dollari la spesa media per piazzare una pubblicità di 30 secondi, durante la partita.
  • 67 spot pubblicitari venduti in totale dalla NBC, per la cifra record di 206 milioni di dollari.
  • 3 super-attese pubblicità in onda: l’acuqa SoBe Life, il prossimo film della Dreamworks “Monsters Versus Aliens”, e – ovviamente – un super spot della Coca Cola.

Insomma, nel pieno della tradizione da Super Bowl, grande protagonista della serata sarà la pubblicità! Infatti non so neanche quali squadre saranno in campo…

Io e my Mr Big siamo pronti. “Americanamente” a casa di amici, birra e divano, e tivù sintonizzata su NBC. Del resto, pure Obama darà un Super Bowl Party alla Casa Bianca.

Buona visione!

La Storia vuole Obama alla Casa Bianca nel giorno di Martin Luther King

Prosegue la Tre-Giorni alla Casa Bianca.

Lunedì, giorno di trasloco. Mattinata per muovere i mobili dei Bush e ridecorare gli appartamenti – inclusa la mitica Stanza Ovale – e pomeriggio per sistemare tutti gli effetti personali degli Obama, inclusi i vestiti negli armadi e i giochi nelle varie stanze. Manager e fattorini sono già al lavoro nel giorno che celebra la nascita di Martin Luther King.

Quando i “dream” si avverano…

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