
Dagli archivi del Boston Globe
Recente articolo del Boston Globe online.
Secondo me, sono pure seri.
Come camminare sul ghiaccio? Come i pinguini!
P.S. Leggetevi pure il Galateo del cittadino innevato…
12 Febbraio 2009 a 3:21 pm (Clima, Stampa e Televisione, Usi e costumi)

Dagli archivi del Boston Globe
Recente articolo del Boston Globe online.
Secondo me, sono pure seri.
Come camminare sul ghiaccio? Come i pinguini!
P.S. Leggetevi pure il Galateo del cittadino innevato…
22 Dicembre 2008 a 11:04 pm (Clima, Usi e costumi)
Tags: america, boston, chick lit, new york, turismo, un'italiana a boston, usa, vivere a boston

Copley Square
Come sopravvivere a meno 15 gradi, soprattutto se sei di Roma e l’ultima neve l’hai vista nel 1986.
Decalogo per il turista e/o neoabitante della costa nordorientale degli Stati Uniti. Perché il “Natale a New York” non è proprio come l’ha dipinto De Sica.
1) Regola numero Uno. Fondamentale: vestirsi a strati. Almeno 3.
2) Regola numero Due. Semi-fondamentale: indossare scarponi impermeabili e impellicciati. I celeberrimi UGG, per esempio, si impregnano d’acqua mentre le calosce di plastica – molto anni Ottanta – riducono i piedi a zollette di ghiaccio.
3) Al momento di uscire, abbottonarsi il cappotto fino al collo, indossare cappello E cappuccio (altro fondamentale).
4) Passare la sciarpa al di fuori del cappuccio. Un paio di giri intorno al collo saranno sufficienti. Fare un bel nodo che il vento non riesca a sciogliere. Infilare i guanti.
5) Ridotti alla capacità motoria di un Robocop con l’artrite, scendere L-E-N-T-A-M-E-N-T-E gli scalini d’ingresso della palazzina. Ornamento architettonico che fa molto New York City West Village in primavera, e “Arma Letale” d’inverno.

Foto di Delu su Flickr.com
6) Se il marciapiede è una lastra di ghiaccio, esibire le proprie doti da pattinatore oppure procedere a piccoli passi. Ricordarsi che l’inverno non è semplicemente la stagione del Principe Schiaccianoci: è la stagione del Principe Schiacciauova.
7) Quando, al momento di lasciare il marciapiede, sorge il problema di scavalcare la montagna di neve ammassata dagli spazzaneve, scegliere tra le seguenti opzioni: 1. Volare; 2. Aspettare la funivia; 3. Usare gli scarponi impermeabili e tuffare i piedi nella neve.
8 ) Evitare di sostare ai bordi di tendine e tettoie. Soprattutto se il freddo ha formato spinose stalattiti di ghiaccio…
9) In caso di vento, stringere manualmente il cappuccio intorno alla testa onde evitare il cosiddetto “effetto vela”. Fenomeno fisico che occorre quando il vento si incanala nel cappuccio, che si gonfia e vi tira indietro. Importantissimo: evitare l’effetto vela se si cammina sul ghiaccio. Per ovvi motivi.
10) Decimo e ultimo punto. Se siete “sopravvissuti” ai primi 9, non cedete alla frustrazione e al nervosismo quando, a destinazione (e al caldo!), non riuscirete a uscire da cotanta imbracatura.
21 Dicembre 2008 a 10:22 pm (Clima, Usi e costumi)
Tags: america, blog, boston, chick lit, diario di viaggio, fenice di boston, turismo, un'italiana a boston, usa, vivere a boston, vivere in america

Snowy Sunday
Non ha ancora smesso di nevicare, da venerdì.
My Mr Big é partito ieri, nonostante la bufera, e io me ne sto qui in finestra, a guardare i minuscoli fiocchi bianchi sotto il cielo pallido. Oltre a strade e marciapiedi cominciano a scomparire anche automobili e parchimetri, sotto – ormai – almeno un metro di neve.
È stata un settimana eclettica. Passata tra Feste di Natale aziendali, lezioni di italiano, e cucinerie per il Wednesday Night Fever (stavolta sono andata con una frittata di cipolle, in risposta al tema “Tapas”. Lo so, un’interpretazione tutta mia).
Martedì sera per la festa di Natale aziendale hanno organizzato lo Yankee Swap. Un gioco abbastanza diffuso qui, per cui ogni invitato – invece di portarsi da mangiare e da bere – impacchetta un regalo. Generalmente qualcosa di economico, unisex e all’occorrenza comico. Per esempio qualcuno ha incartato una confezione di carta igienica e salviette per il naso.
Ognuno degli invitati, a sorte, pesca un biglietto numerato da una scatola e, nell’ordine, apre un regalo. Unica regola: una volta scartato il proprio regalo, si può scegliere se tenerlo o “rubare” qualcuno di quelli già aperti.

"...cominciano a scomparire anche automobili e parchimetri..."
Per dare a tutti questa possibilità, il biglietto numero 1 dà il diritto di “rubare” all’inizio e alla fine del gioco. Il biglietto “peggiore”, quindi, è il numero 2.
Io, ovviamente, ho preso il numero 2. Avevo vinto un set spa da casa, ma la direttrice delle risorse umane me lo ha “rubato”, lasciandomi con una carta prepagata di Dunkin Donuts. Peccato che io beva solo caffè di Starbucks.
Comunque, il bello della serata è stato il momento di “socializzazione”. Cosa che, nel mio caso, si è estrinsecata in una serie di sorrisi di fronte alla fatidica frase: “Ah, io parlo un poco del italiano…“. Appunto.
A parte una signora educata – “Quando ero a Roma in collegio, mi ricordo che una signora diceva sempre ‘Non ne capisco niente’, e io ho imparato a dire ‘Non ne capisco niente’…” – il leitmotiv dell’aspirante “Io Parlo Italiano” è un mix di frasi da rimorchio condite, all’occorrenza, con un pizzico di volgarità.
La migliore, infatti, è venuta dal fondatore della società. Che nel bel mezzo di una conversazione mi dice: “Io ho imparato un po’ d’italiano… ‘Vuoi venire a letto con me per favore?’…“

Christian Science Church con la neve

Grattacieli nella neve
19 Dicembre 2008 a 6:47 pm (Clima)
Tags: bollettino meteo, boston, chick lit, i'll be home for christmas, neve, neve a boston, prima neve a boston, snow storm, temperatura boston, usa, vivere a boston

Foto di Photo Architect su Flickr.com
“Dove deve andare“, mi chiede la signorina della Security.
“Al piano terra. Devo spedire questo pacco con Fed Ex“, faccio io.
Sono da poco passate le otto di venerdì mattina. Il grattacielo comincia già a riempirsi di shoppettari alla ricerca dell’ennesimo regalo di Natale, e colletti bianchi pronti per l’ultima giornata di lavoro prima del weekend.
“È chiuso“, mi fa quella.
“Chiuso?“, le chiedo io. “E perché?“.
“Snow storm“.
Uno non se lo aspetterebbe mai, ma in New England sono TERRORIZZATI dalla neve. Quando i meteorologi – che qui sono considerati come Nostradamus in un fan club di sensitivi – annunciano “bufera di neve”, tutto il New England, da Providence a Portland passando per Boston, si riorganizza. E paralizza.
Già da un paio di giorni, infatti, si sapeva che sarebbe arrivata la neve. E tanta. Una trentina di centimetri tra oggi e domani, sotto un cielo bianco e una temperatura di 7 gradi sotto zero. I meteorologi l’avevano prevista per mezzogiorno. Con bollettini in stile Armageddon che recitavano:
“Neve nel pomeriggio. Deposito tra i tra i 15 e i 30 centimetri. Temperatura massima 0 gradi centigradi“.
E poi:
“Incoraggiamo i cittadini a non lasciare le proprie abitazioni oggi, e a lavorare in modalità remota. Tutte le aziende sono invitate a incoraggiare i propri dipendenti a lavorare da casa. Abbiamo già mobilitato 4,088 mezzi in tutto il Massachusetts, tra spazzaneve e camion per spargere 35 tonnellate di sale e sabbia. Spostarsi solo in caso di effettiva necessità e con mezzi pubblici“.
Più altre catastrofiche predizioni legate al peggioramento della visibilità su strada e divieti vari ed eventuali, incluso il divieto di parcheggio sulle principali arterie stradali, per favorire quella che qui chiamano “evacuazione di emergenza”.

Evacuation Route a Boston
Arrivo in un ufficio semi-deserto. Il cielo si fa subito bianco ma l’atmosfera, nonostante il freddo, è tutt’altro che glaciale. C’è fermento. Tutti aspettano di vedere i primi fiocchi cadere. Quassù, dal 44esimo piano, sembra che la neve arriverà prima.

Neve sotto casa mia e di my Mr Big
Poco dopo mezzogiorno sono andati via quasi tutti.
È l’una e mezza. E, finalmente, Lei arriva. Timidamente cadono i primi fiocchi. I tetti delle case iniziano a impolverarsi di bianco mentre strade e marciapiedi, punti cardini del paesaggio urbano, sembra non si riconoscano più.
Lascio l’ufficio intorno alle quattro. Sono rimasta solo io, eppure quasi non me ne voglio andare. Vorrei restare qui a guardare la neve dall’alto, mentre Boston si impelliccia. Bellissima e silenziosa.
Scivolo un paio di volte, camminando verso casa. E nella testa mi ciondola quella canzone…
“Christmas Eve will find me
Where the love light beams
I’ll be home for Christmas
If only in my dreams“
21 Ottobre 2008 a 9:17 pm (Burocrazia, Clima, Vivere in affitto)
Tags: vivere a boston, freddo, neve, riscaldamento, comune di boston, ispettore, multa, temperatura
Io e my Mr Big siamo senza riscaldamento.
Causa: lavori in corso da metà settembre. Il tutto mentre a Boston fanno sì e no 10 gradi di massima.
Ieri mattina è passato Nunni, il tuttofare del palazzo. Ci ha lasciato una specie di termoventilatore elettrico che, quando diventa incandescente, proietta una luce stile caminetto in chalet di montagna. Forse io e my Mr Big potremmo approfittare dell’atmosfera per farci un goccio di brandy, la sera.
Il bello è che non è la prima volta che ci capita. Di stare senza riscaldamento.
Episodio numero uno. Sarà stato febbraio o marzo scorso. Temperatura esterna tra i -15 e i -5 gradi. E tanta neve. In una tediosa e fredda domenica sera, si rompe la caldaia del palazzo.
Io e my Mr Big chiamiamo il padrone di casa – quello vecchio. Che, per la cronaca, pare fosse italiano e vivesse di strane fortune in Brasile.
Dopo un giorno di telefonate senza successo, oltre al riscaldamento, parte anche l’acqua calda. E mentre my Mr Big lavora fuori Boston, io cerco di farmi qualche doccia con la teiera dell’Ikea. Che infatti brucia parte della tendina nella vasca da bagno. Che dire, Gea, ancora troppa fiducia nella plastica!
Arriva il weekend, e ancora niente. Nel frattempo il padrone di casa ha addirittura smesso di rispondere alle nostre telefonate, mentre il resto degli inquilini pare non essersi accorto che siamo senz’acqua calda e riscaldamento. E io non voglio nemmeno pensare come fa uno a non accorgersi che manca l’acqua calda, per una settimana!
Ora, vi ricordate il servizio per la disinfestazione dai topi? Beh, il Comune di Boston offre pure un altro insolito servizio: la difesa al diritto a una temperatura “minima” dentro casa.
Io: “Pronto, il padrone di casa ci ha lasciato senza riscaldamento né acqua calda da una settimana“
L’operatore: “L’avete chiamato?“
Io: “Tutti i giorni. Non risponde“
L’operatore: “Possiamo mandare l’ispettore…aspetti, mi faccia controllare…va bene oggi pomeriggio?“
E così, ad appena tre o quattro ore di distanza dalla telefonata, l’ispettore bussa alla porta di casa mia. Una donna non molto alta, abbastanza grossa e terribilmente aggressiva. Una Robin Hood dei tempi moderni: “Multo i ricchi padroni di casa per donare ai poveri inquilini”. Me la ricordo girare per l’appartamento, con un taccuino e un termometro. Mi ha quasi rotto la porta dell’armadio a muro – per farmi notare che il padrone di casa avrebbe dovuto ripararla. Dopo una mezz’oretta mi fa vedere una lista che sembra un ultimatum di guerra. 48 ore per riparare la caldaia, una settimana per una sfilza di altre “irregolarità”: infissi, armadi a muro, crepe sul soffitto e sui muri…
E poi mi chiede se voglio fare causa al padrone di casa. Ma è ovvio: l’America è l’Eldorado degli avvocati!
Nonostante io e my Mr Big rinunciamo alla causa, il padrone di casa – che non deve aver apprezzato la multa dell’ispettore – si rifà vivo in una e-mail patetica dall’incipit: “Nessuno mi ha mai fatto questo prima”. E ci minaccia di portare via i mobili della cucina quando io e my Mr Big siamo fuori casa.
Qualche mese fa l’ispettore mi ha telefonato per sapere se andava tutto bene, con il riscaldamento e le riparazioni. Mi sono commossa dall’efficienza.
Quasi quasi la richiamo, domani. Giusto per sapere se vuole passare a trovarmi un’altra volta.