Una città a misura di…cane

Boston Pet Friendly

Boston Pet Friendly

Boston è una città pet friendly.

Questo, almeno, è quanto mi ripetevano tutti gli agenti immobiliari quando cercavo casa.

E, in effetti, si vede. Cani di tutte le taglie, vestiti in abiti griffati o comodamente seduti in passeggini, accompagnano i padroni per le strade della città.

Non ho mai visto un cane randagio per strada. In compenso, non ho mai camminato più di cinque metri senza incontrare una coppia a sei zampe: uomo (o donna, che sia) e cane.

Ci sono i golden retriver color miele – i miei preferiti! – per i tipi atletici che corrono al parco o lungo il fiume. Ci sono i barboncini per le signore e i San Bernardo per le famiglie. Ci sono quelli che si tuffano nel laghetto del Boston Common per recuperare una palla o un frisbee, e quelli che sonnecchiano su un telo steso sotto l’albero, mentre il padrone legge.

Ma Boston, modestamente a parte, è anche una città dinamica fatta di studenti cervelloni e giovani professionisti. Gente da SUV a marchio Porsche, iPod alle orecchie e borse Louis Vuitton o Longchamp al braccio. Computer portatile e tazza di caffè…portatile, pure. Nulla di ostentato, non fraintendetemi. “Semplicemente” una città ricca e giovane.

E come si coniugano le due cose, allora? Come fanno i giovani, belli e in carriera a prendersi cura di tutti questi Fido? Come andare oltre i vari poncho e abitini con o senza (quattro) maniche, le pasticcerie per animali e i passeggini da cane e gatto?

L’ho capito stasera, mentre passeggiavo per Charles Street e per la terza volta ho incontrato quel bus. Il bus di Common Dog.

Distrattamente sposto l’occhio dalla vetrina della galleria di antiquariato al centro della strada. Poche macchine in fila, insieme a un pulmino bianco. Su un lato c’è scritto “Common Dog”, con il disegno di un cane stilizzato. Un bus normale, con le porte che si aprono a fisarmonica e le scalette, finestrini allineati e sedili.

Solo che sui sedili ci sono solo cani. Cani seduti, con tanto di cinture di sicurezza allacciate e lingua di fuori.

Perché Common Dog è un servizio di day care per cani, che per 33 dollari al giorno include trasporto su shuttle bus, da casa al “resort” (che sarà un po’ fuori Boston). Per 44 dollari il cane ha addirittura un’opzione Bed&Breakfast. Ci sono i prezzi per l’alta stagione – 53 dollari al giorno – e per le classi di addestramento, da 30 dollari in su.

E poi c’è il pulmino bianco, con tutti i cani, in giro per Boston.

Magari sarà un po’ rumoroso, tra un abbaio e l’altro, ma una cosa è certa: sicuramente nessuno allungherà l’occhio per leggere il giornale del vicino.

Autobus per cani

Autobus per cani

Nutella: istruzioni per l’uso

Istruzioni per l'uso della Nutella

Istruzioni per l'uso della Nutella

Vivere all’estero, si usa dire, “ti apre”.

Verso tutte le cose nuove e diverse, abitudini e tradizioni che un altro Paese offre. Il tuo orticello si fa più piccolo, ma in un’ottica più ampia e completa, e una verità sfaccettata si apre ai tuoi occhi. Nelle piccole e nelle grandi cose.

Prendi ad esempio la Nutella.

Cosa c’è di più ovvio della Nutella, ti potrai chiedere? Eppure anche la celeberrima crema spalmabile pro felicitate tanto “ovvia” non è, visto che in America la vendono con tanto di…istruzioni per l’uso.

Perché al di fuori del nostro orticello, accettiamolo o no, c’è qualcuno che si chiede “come si mangia” la Nutella, e c’è persino qualcun altro che si prende la briga di spiegargli che la Nutella si spalma. Su pane integrale o multigrain, bagels e english muffin, waffle stile belga, toast e croissant.

Del resto, la cassiera del supermercato me l’aveva chiesto: “Cos’è questo? Tipo burro d’arachidi?

Paese che vai, feste che trovi

Distributore di iPod da Macy's

Distributore di iPod da Macy's

Da ieri io e my Mr Big siamo un po’ più americani.

E stavolta non è questione di onion rings o pizza col cheddar cheese al posto della mozzarella. Nel mondo a stelle e strisce si entra anche passando per gli Apple Store. E comprando un iPod.

Non so a che punto sia la iPod-mania in Italia. Ma a Boston l’iPod ti “serve” per camminare per strada, lavorare al computer senza sentire i tuoi colleghi (tanto, comunque, non parla nessuno), fare la spesa o la lavatrice al laundromat, prendere metro, autobus, commuter rail e chi più ne ha più ne metta. È impensabile iscriversi in palestra senza avere un nanocromatic, non solo per il tapis roulant, ma per la sala pesi e tutto il resto.

In ascensore stamattina: cinque persone, quattro iPod. Non volgari lettori mp3. Sempre e solo iPod. Che poi sia assemblato in Cina come tutti gli altri, poco importa. Il marchio è l’inconfondibile mela di Cupertino, California (e chissà se alla Apple sapessero del celeberrimo spot della Mentadent che abbiamo in Italia…).

Cuffiette quando cammini per strada; cuffiette in fila al supermercato. Un mercato tale che ormai gli iPod si vendono in distributori automatici, tipo quelli delle sigarette fuori dai tabaccai o della Coca Cola, piazzati un po’ ovunque, dagli aeroporti ai grandi magazzini. Una mania tale da lanciare la moda dei “Silence iPod Dancing Party“, dove ognuno – in silenzio – balla la sua musica, con le sue cuffiette. L’anno scorso me lo sono perso. Ma per quest’anno sono pronta.

E dopo mi mancherà solo una serata sul Bustonian, tipico autobus-discoteca con tanto di luci psichedeliche e DJ che si affitta per feste ambulanti, per le strade della città.

Paese che vai, feste che trovi.

Party amulante sul Bustonian bus, per le strade di Boston

Party ambulante sul Bustonian bus, per le strade di Boston

Voglia di stracittadina

La maratona di Boston, foto di www.boston.com

La maratona di Boston, foto di www.boston.com

Oggi ho deciso che parteciperò alla maratona di Roma.

Magari alla mezza maratona. Magari insieme a qualcuno di quei gruppi che la fanno camminando, tanto per non strafare.

Dopo aver passato la finish line – da pedone, incluse foto con my Mr Big davanti al traguardo di Copley Square. Dopo aver visto sventolare le bandiere, le prove tecniche sui maxi-schermi, e le famiglie degli atleti vestite in “felpe da incitamento” stampate per l’occasione – “Go, John! Go!“. Dopo aver sfilato davanti ai pulmini delle stazioni radio e TV, e calpestato l’asfalto che di lì a poco avrebbe accolto gazelle e tartarughe. Dopo tutto il tram tram di emozioni, la risoluzione è una e una soltanto: voglio fare la stracittadina.

Ci sono oltre 150 italiani in corsa per le strade di Boston oggi. Ho trovato la lista completa su podisti.net. E in pieno spirito nazionalista – come quando vado alla macchinetta del caffè, nascondo le bustine di “French Roast” e tiro fuori quelle di “Italian Espresso” – mi sono segnata i numeri delle pettorine per seguirli su internet. Micro-chip nelle scarpe, infatti, mandano segnali in tempo reale sulla velocità e la posizione di tutti gli atleti.

Verso le 3 scendo in strada. Due colleghi sono in gara e tutto l’ufficio si è raccolto dietro le transenne di Boylston Street per incitarli negli ultimi metri. Prima del traguardo.

Ci sono atleti giovani e anziani, una ragazza non vedente insieme al compagno che la guida e un tipo mascherato da…hamburger. Una donna incinta mostra con orgoglio il pancione, un’altra sta correndo a piedi nudi.

C’è chi corre per raccogliere fondi per la ricerca o per tante altre grandi cause, urlate da uno scarabocchio sulla guancia o un disegno proprio sopra la pettorina, e chi corre semplicemente per se stesso.

Ma tutti corrono per uno statement, un’affermazione, un messaggio.

Qualunque cosa loro vogliano gridare, noi siamo qui per ascoltarla.

Boston città di runner

Boston città di runner

Boston città di runner

Ok, questa non posso non raccontarla.

C’è un negozio di abbigliamento sportivo su Boylston Street in zona Copley, nel cuore della città, specializzato in abbigliamento da corsa. La corsa, dal jogging al running, è la quinta essenza dei bostoniani, che ogni giorno e in ogni stagione percorrono miglia e miglia di marciapiedi e strade sterrate, dalle vie del centro ai sentieri lungo il fiume. Li vedi all’alba d’inverno con giacche e fuseaux termici, nelle sere d’estate con pantaloncini corti. Corrono sulla neve, sotto la pioggia, quasi sempre in strada ma anche nelle palestre, dove dozzine e dozzine di tapis roulant con TV incorporata mettono alla prova motivazione e resistenza.

Comunque, se vuoi correre da bostoniano a Boston, non puoi esimerti da una tappa al Marathon Sports su Boylston Street. Da gennaio in vetrina è esposto un super orologio con conto alla rovescia puntato sulla celeberrima Boston Marathon, che si tiene ogni anno a fine aprile. L’orologio conta le ore che mancano alla maratona.

Ma il pezzo forte del Marathon Sports è la loro policy di prova. Prima di comprare le scarpe, ovviamente, devi provarle. Ma non su un divanetto, come in tutti i negozi. No: devi indossare le scarpe, uscire dal negozio, e correre.

Più di una volta, guardando i potenziali clienti che si allontanano di corsa dal negozio, con il commesso che annuisce mentre osserva il movimento dei piedi, penso a quella scena de I Laureati, quando Pieraccioni e gli altri fingono una gara di corsa fuori dal ristorante, per non pagare il conto.

Solo che questi dopo la corsetta intorno all’isolato tornano al negozio, e pagano.

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