Lati meno conosciuti della cultura americana

A cena col grilled cheese

A cena col grilled cheese

Stasera al Wednesday Night Fever ho fatto conoscenza con un altro dei personaggi cardini della cultura americana.

Tra i racconti sui film dell’orrore e i consigli su come procurarsi uno svenimento – e Kristina che mi diceva: “Sì, questi sono gli Americani!” – lui mi osservava quatto quatto da un angoletto.

Aspetto semplice, eppure invogliante. Sapevo che non avrei dovuto, ma non ho resistito. E gli ho dato un morso.

Parliamo del grilled cheese. Anche conosciuto sotto gli pseudonimi di cheese toastie, o toasted cheese sandwich e persino toastie pie.

In Italia la pubblicità delle sottilette kraft, il formaggio più dozzinale che abbiamo (talmente dozzinale da non essere nemmeno considerato “formaggio” – infatti, si dice “sottiletta”) ha come protagonisti cuochi più o meno abili alle prese con involtini filanti e torte salate. Qui, invece, tutto ruota intorno a un panino tostato, con dentro una fetta di formaggio perfettamente squadrata. Che, nonostante la forma standardizzata, non si acquista come le sottilette in bustine preconfezionate e incartate bensì direttamente al banco dei formaggi freschi, insieme al salame pretagliato a fette rotonde, al prosciutto cotto pretagliato a fette quadrate…ma questa è un’altra storia.

Mi chiedevo cosa fosse questo panino con la sottiletta. Fino a stasera.

Nonostante l’apparente banalità, il piatto richiede una certa preparazione in termini di ingredienti e cottura.

Primo: spalmare due fette di pane in cassetta morbido – non come il vecchio pan carré, piuttosto come il nuovo “pane del Mulino” – con una buona quantità di burro. Meglio se burro salato, visto che in America, come in gran parte dei paesi del nord Europa, il bancone del burro al supermercato è lungo circa 5 metri e puoi stare le ore a scegliere tra quello salato, battuto, non salato, acido e così via. Ma questa è un’altra storia ancora.

Una volta che le due fette di pane sono perfettamente imburrate (solo un lato per fetta, non esagerate), bisogna passarle in padella. Per conferirgli quel delicato sapore di…frittura.

Quando il pane assume un colore leggermente dorato, poggiarci sopra la fettina di formaggio, ovviamente dal lato imburrato, e coprire con la seconda fetta di pane.

Girare e rigirare in padella per qualche secondo ancora, e poi impiattare.

Quando il “toast” è ancora caldo, tagliare il pane trasversalmente fino a ottenere due triangoli.

Quello è il grilled cheese.

Ed è buonissimo. Ve lo dice una che è (o si spaccia per) intollerante al lattosio.

Curiosità
Ogni anno a Los Angeles si tiene la Grilled Cheese Invitational cook-off, competizione interamente dedicata al grilled cheese, con tanto di categorie e premi. Il più famoso grilled cheese della storia è stato venduto all’asta per 28.000 dollari. L’ingrediente segreto? La doratura del burro sul pane aveva assunto la forma della Madonna. Peccato solo che il panino fosse stato cucinato…10 anni prima!

Chiamalo come ti pare, basta che lo chiami “grasso”

Mardi Gras a New Orleans (Foto di Ray Devlin su Flickr.com)

Mardi Gras a New Orleans (Foto di Ray Devlin su Flickr.com)

Sebbene il Martedì Grasso sia arrivato negli Stati Uniti alla fine del 1600, quando Luigi XIV spedì due fratelli francesi a rivendicare il territorio della allora Louisiane (che oggi comprende gli Stati di Lousiana, Alabama e Mississippi), il Carnevale qui in America non è una grande festa.

Certo, come noi ce ne andiamo in giro mezzi mascherati la notte di Halloween a Roma, anche qui l’import-export di usi e costumi ha ormai alterato lo status quo. Tanto che persino nella seria ed elegante Boston si organizzano feste in stile carnevalesco, per il cosiddetto “Fat Tuesday“.

Non aspettatevi, però, Arlecchini o Pulcinella né sensuali danzatrici di Samba che ondeggiano sotto corone di piume. Il Carnevale americano si ispira alle tradizioni settecentesche dei fratelli Le Moyne, si chiama “Mardi Gras” e si festeggia pensando a New Orleans.

Per le strade di New Orleans...a Disneyland, CA (Foto della Fenice)

Per le strade di New Orleans...a Disneyland, CA (Foto della Fenice)

Il programma della serata, infatti, vuole musica blues, R&B e soul, e prelibatezze tipiche dell’État de Louisiane inclusi crawfish étouffée (una specie di pesce in guazzetto), gumbo (in altre parole una zuppa di crostacei e riso) e ostriche fritte.

Se avete radici anglosassoni, invece, oggi potete celebrare lo Shrove Tuesday, anche conosciuto come Pancake Day. Scusa golosa per una scorpacciata delle tipiche frittelle pancake prima della Quaresima.

È affascinante notare come, nonostante le distanze geografiche e le differenze religiose, su una cosa siamo tutti d’accordo: prima della penitenza, riempiamoci la pancia.

Gara di corsa in abito da sposa

Il mio pazzo matrimonio americano

Il mio pazzo matrimonio americano

Le americane sono fissate con una e una sola idea: il matrimonio.

Che deve avvenire possibilmente prima dei 27 anni e secondo il rigido protocollo che prevede festeggiamenti per annunciare il fidanzamento ufficiale, baldorie per l’addio al nubilato, cena di prova con parenti stretti e testimoni la sera prima del Grande Giorno (la cosiddetta Rehearsal Dinner), e infine l’attesissimo primo ballo della coppia sposata, al ricevimento.

Giovani donne fresche di Laurea se ne vanno in giro per la città con diamanti da decine di migliaia di dollari all’anulare sinistro. Per mostrare a tutti che sì, sono ufficialmente fiancée e che boyfriend e girlfriend sono roba da educande.

Il ruolo del maschio americano, in linea con i più banali clichè, è semplicemente quello di giocare all’eterno bambinone, lamentarsi per essersi fatto “incastrare”, e rifiutare di seguire le lezioni di danza in preparazione del primo ballo al matrimonio.

Questa febbre da festa nuziale non si può comprendere pienamente se non si vive qui, in prima persona. Programmi TV dal titolo “Bridezilla”, che presentano brides-to-be agguerrite e già in lite con le future suocere, o dozzine di pubblicazioni dedicate al fatidico “Sì” sono solo alcuni degli elementi che fanno del matrimonio americano un big deal.

L’ho imparato quando ero al Boston Magazine, e mi è capitato di lavorare per un po’ nella sezione “Domande e Risposte” della loro rivista dedicata al matrimonio. Ogni giorno mi sorprendevo di fronte alle parole di giovani invasate, che chiedevano consigli su come chiedere soldi cash invece di regali senza sembrare volgari; se la suocera avesse diritto a scegliere il vino, visto che avrebbe pagato gran parte del ricevimento; se lanciare il riso in chiesa fosse dannoso per gli uccelli e, dulcis in fundo, come organizzarsi per fare pipì in abito da sposa.

Dal canto “nostro”, il giornale dispensava consigli su come servire alcolici al ristorante se lo sposo viene da una famiglia mormone e rivendicava l’importanza del primo ballo al ricevimento, che (recitava) “diciamocelo, è un momento clou della vita matrimoniale“. Per quanto riguarda il binomio pipì e 30 strati di tulle, ho imparato che conviene lasciare una stampella nel bagno del ristorante e portarsi un’amica che aiuti a uscire dal vestito.

Non sembra, quindi, troppo strano se ogni anno un grande magazzino nazionale organizza una peculiare svendita di abiti da sposa. Una data in ogni grande città americana tra febbraio e ottobre, due attesissimi appuntamenti solo per Boston: agosto e febbraio. Per la precisione, ieri.

Si tratta del Bridal Gown Event al Filene’s Basement, dove orde di spose ancora “in borghese” perforano una gara di corsa per accaparrarsi abiti nuziali firmati e scontati anche di migliaia di dollari.

La corse delle spose al Filene's Basement

La corsa delle spose al Filene's Basement

Il giorno della svendita, spose e damigelle si allineano davanti alle porte ancora chiuse del negozio. C’è fermento e agitazione. Correre per evitare che qualche altra bridezilla ti soffi quel bellissimo abito firmato, proprio sotto il naso.

Tre, due, uno. Le porte si aprono.

Running of the Brides

La corsa

In un paio di minuti, dozzine di ragazze impazzite si aggrappano agli appendiabiti, arraffano qualunque mise capiti loro sotto mano, si infilano tra le zip e il tulle. Più vestiti si riescono ad afferrare, meglio é.

Preso!

Preso!

La più veloce corsa alle stampelle di Filene’s Basement, per la cronaca, è durata 37 secondi: poco più di mezzo minuto tra l’apertura del grande magazzino e il momento in cui tutti gli appendiabiti sono stati “spogliati”.

Dopodichè ha inizio la fase di scambio. Obiettivo: barattare una taglia troppo stretta per un altro colore, seta per pizzi e

così via. Ogni “squadra” – perché è consigliato portarsi un piccolo gruppo di aiutanti per acchiappare più vestiti (è addirittura consigliato indossare una specie di uniforme, per riconoscersi nella folla) – sceglie un angolo del negozio, le più fortunate vicino a uno specchio, e le future spose iniziano le prove.

Il baratto

Il baratto

I camerini? Troppo rischioso allontanarsi dal campo di battaglia. Tanto che alcune ragazze si presentano in top e pantaloncini o addirittura direttamente nella biancheria intima che indosseranno il giorno del matrimonio. Per entrare nei vestiti velocemente e senza impedimenti.

Finché ciascuna sposa avrà in mano il suo abito dei sogni, a un prezzo scontato.

Trovato!

Trovato!

Ogni negozio prepara fino a 3.000 abiti per l’evento. I prezzi crollano da sontuosi 9.000 dollari a convenientissimi 249 dollari al pezzo. Apertura alle 8 di mattina, ma si consiglia di mettersi in fila abbondantemente prima delle 7. E ricordarsi che, per rendere la competizione più frizzante, gli abiti non sono organizzati per taglie. Oltre alla corsa, la caccia al tesoro.

Ovviamente l’evento non manca di colorate leggende metropolitane. Come la tradizione per cui quando una sposa trova “quello giusto” tutte le signore nel negozio interrompono la loro ricerca, per applaudire. O quella volta in cui una mamma non era riuscita ad arrivare in tempo da Chicago, e tutte le altre mamme presenti nel negozio si sono date da fare per aiutare, a turno, la povera sposa.

L’abito più particolare mai venduto? Un originale blu, bianco e rosso rimasto solo solo sulla stampella fino a tarda sera. Quando una promessa sposa, che aveva incontrato il futuro marito a una festa per il 4 luglio, decise che proprio quei colori lo rendevano “quello giusto”. Si sa che gli Americani sono patriottici.

Running of the Brides

Running of the Brides

Se pensate di aver perso un grande affare – oltre che una grande esperienza – non disperate: prossimo appuntamento in programma per venerdì 27 febbraio a Union Square, New York City.

cuorisolitari.com

Principe azzurro online

Principe azzurro online

Febbraio, si sa, è il mese del “cuore”.

Motivo per cui la Pubblicità made in USA dà il meglio di sé sfoderando una strategia, come dire, fisica e metafisica: bombardamento di spot sulla prevenzione delle malattie al cuore (e ti credo, con quello che si mangiano!), e languidi messaggi promozionali sulle cure da… mal d’amore. Anche conosciute come “agenzie matrimoniali”. Oggi rigorosamente online.

E la strategia, mi riferisco ovviamente alla seconda problematica, è avanguardistica. Se ti aspetti il solito spot da 30 secondi, in onda tra il sugo marca “Prego” e i servizi di consulenza fiscale, rimarrai deluso. La nuova pubblicità diventa un mini “programma nel programma” e va avanti “a puntate” tra le interruzioni del film che stai guardando.

Ci ho fatto caso qualche pomeriggio fa. Non ricordo bene quale fosse il film, sarà stato uno di quelli in cui la dea dei capelli Jennifer Aniston vive romantiche peripezie insieme a qualche adone di Hollywood. Ricordo, però, che tra una scena e l’altra del film mandavano in onda questo “programma nel programma” sponsorizzato da una delle più famose agenzie matrimoniali americane.

Protagonisti, un Lui e una Lei che sono stati abbinati dall’agenzia. I due ti raccontano come si sono conosciuti, con buona probabilità lui le chiederà di sposarla in TV, il tutto mentre l’esperto si prodiga in consigli su cosa fare e non fare al primo appuntamento. Poi ricomincia il film, e all’interruzione successiva ti presentano un’altra coppia.

Tutto studiato in modo che, se é sabato pomeriggio e sei da sola a casa davanti alla TV – il che ti inserisce senza riserve nella categoria “Bridget Jones – AAA Fidanzato Cercasi” – prima della fine del film sarai sul sito internet dell’agenzia, intenta a creare il tuo “avatar online”.

Ho letto che 22 milioni di americani hanno sbirciato tra le pagine delle agenzie matrimoniali online nel solo mese di dicembre 2008.

Così sono andata a controllare di persona.

Digito uno dei vari www.”cuorisolitari”.com e mi trovo un mega questionario. Come una principessa medievale nella torre, devo “sconfiggere” qualche centinaio di domande e pagare al drago una sessantina di dollari al mese, prima di essere salvata da un principe azzurro.

Domanda numero cinque, subito dopo il nome, il sesso e la data di nascita: “Quante volte sei stato/a sposato/a?“. A seguire: “Quanto guadagni?” e “Quanto è importante che il reddito dell’altra persona sia simile o più elevato del tuo?“.

Dopo una decina di minuti abbondanti, intorno alla 25esima domanda tra il paragrafo per l’etnia e quello per le preferenze religiose, noto la barra laterale che indica a che punto dell’intervista: 14% completato.

OK. L’esperimento, seppur divertente, finisce qui. Per fortuna  non devo sperare che qualche complicato algoritmo mi aiuti a trovare il principe azzurro.

Ma allora, vi chiederete, che ci facevo da sola a casa di sabato pomeriggio, in spirito Bridget Jones e davanti a una commedia romantica?

La Fenice porta fortuna!

Leggi come la Fenice di Boston fa diventare famosi i suoi lettori…

« Voci più vecchie