New entry nel Calendario Cinese: Il 2009 sara’ l’anno della Fenice!

New Year's Ball a NYC

New Year's Ball a NYC

In questo esatto momento la “Palla di Capodanno” viene posizionata sulla cima dell’asta di 77 piedi – circa 24 metri di altezza – al Numero Uno di Times Square (tra Broadway e la 43esima), New York City. Tra cinque ore e 59 minuti, alle 11:59 pm, The Ball iniziera’ i 60 secondi di discesa lungo l’asta.

Ma non c’e’ solo New York a brillare sotto le stelle americane del Capodanno 2009.

Il bottone di Boston First Night 2009

Il bottone di Boston First Night 2009

Come ogni anno, da 33 anni, Boston dara’ il benvenuto al Nuovo Anno con gli eventi di First Night 2009. 18 dollari il costo del “bottone” per avere accesso a spettacoli, musei, concerti e performance che celebrano la ricchezza culturale di questa citta’. Se ci aggiungete le lenticchie con cotechino in preparazione a casa mia e di my Mr Big, capirete che anche questa sara’ una notte da non dimenticare!

Se non fosse che…

…La legge di Stato delMassachusetts vieta a tutti – e dico TUTTI – i locali di restare aperti dopo l’1 di notte. Boston, in quanto capitale, ha il “privilegio” di tenere bar e discoteche aperti fino alle 2.

E la notte di Capodanno non fa eccezioni.

Cinque cose da fare a Boston sotto Natale

Per chi pensasse che un viaggio oltreoceano finisca nella Grande Mela, in regalo un’altra magica città degli Stati Uniti orientali.

Boston. Foto di Starrgazr

Boston. Foto di Starrgazr

“Patria” dei Padri Pellegrini, capitale della rivoluzione americana, prima città statunitense ad aprire una scuola pubblica (la Boston Latin School, nel 1635), un’università (l’Harvard University, nel 1636) e una metropolitana sotterranea nel 1897.

La vedrete svelarsi, discreta, dai cieli del Boston Logan International Airport. I grattacieli del distretto finanziario da un lato, i vetri rilucenti del John Hancok e della Prudential Tower dall’altro. Nel mezzo, i tetti a mattoncino delle case di Beacon Hill e Back Bay, l’azzurro dell’oceano e il blu del Charles River.

Benvenuti nella contea di Suffolk, nel Massachusetts.

Benvenuti a Boston. Senza dubbio la città più colta, elegante e sofisticata degli Stati Uniti d’America.

Passeggiare per Newbury Street

Passeggiare per Newbury Street

1. Passeggiare tra le gallerie d’arte e i negozi di Newbury Street
Punto primo: Boston si vive a piedi. Nonostante il freddo, il vento e la neve.
E non c’è passeggio migliore di Newbury Street. Un incrocio tra lo struscio di paese -perché sicuramente incontrerete qualche vecchia e nuova conoscenza – e una raffinata passeggiata culturale. Il tutto condito da boutique di stilisti avanguardisti e negozi di seconda mano dove trovare un abito di Moschino o un impermeabile di Louis Vuitton a “poche” centinaia di dollari. Non dimenticate, infatti, che Boston è anche una città mooolto ricca.

Le rane del Frog Pond

Le rane del Frog Pond

2. Pattinare sul ghiaccio del Frog Pond al Boston Common
I due parchi di Boston riempiono il cuore di Back Bay tra l’inizio di Commonwealth Avenue e di Tremont Street. Non potete esimervi da una foto sul ponte addobbato del Boston Public, primo giardino botanico degli Stati Uniti dal 1837, e una passeggiata per le stradine innevate del Boston Common, che ospita le scampagnate dei Bostoniani sin dal 1634. Fermatevi a pattinare sul ghiaccio del Frog Pond, all’ombra della cupola dorata della Massachusetts State House e poi scaldatevi con un Peppermint Mocha Twist o un Gingersnap Latte in uno dei 100 Starbucks della città (e dintorni). Tra scrittori al portatile e studenti alle prese con libroni universitari, potreste incontrare anche la Fenice che insegna italiano.

North End, lungo il Freedom Trail

North End, lungo il Freedom Trail

3. Camminare lungo il Freedom Trail
My Mr Big lo odia. Io ci trascino tutti gli amici che ci vengono a trovare. Perché è un must. Non si può lasciare Boston senza aver percorso almeno un paio dei 4 chilometri del “Sentiero della Libertà”, che lega tutte le principali tappe storiche di Boston. Ok, la lista include siti tipo le lapidi di alcuni firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza o la casa di Paul Revere. Ma anche i negozi del Faneuil Hall e le vie pittoresche di North End, la più grande Little Italy degli USA. Non sarà come passeggiare per via dei Fori Imperiali o via del Corso sotto Natale…ma se, in giro per la città, vi chiedeste ‘Cosa cavolo è questa linea di mattoncini rossi sul marciapiede?’, beh, sappiate che quello è il Freedom Trail!

L'albero di Natale al Quincy Market

L'albero di Natale al Quincy Market

4. Mangiare un lobster roll sotto l’albero di Natale al Faneuil Hall
Lo so che dopo il Gingersnap di Starbucks, panna e cannella incluse, non avrete fame. Ma, soprattutto se siete lungo il Freedom Trail, non potete dire di no a un lobster roll – panino con insalata d’aragosta e maionese – in uno dei mille stand del Quincy Market. Prima di una foto sotto il grande albero di Natale a Faneuil Hall. E le sue mille lucette colorate.

Il Massachusetts Institute of Technology

Il Massachusetts Institute of Technology

5. Fare a piedi l’Harvard Bridge fino a Cambridge
Non senza l’attrezzatura da freddo polare descritta in Come Sopravvivere A Meno 15. Vedrete Boston svelarsi lentamente alle vostre spalle, il vetro dei grattacieli contro il ceruleo del cielo.
Una volta raggiunto “L’altro lato del fiume” – così i Bostoniani chiamano Cambridge – girovagate per i corridoi del Massachusetts Institute of Technology. Incontrerete geni al lavoro…e al riposo (vedi foto sotto). Poi prendete la linea rossa fino a Harvard Square e respirate un po’ d’Italia nelle riviste italiane nell’edicola in piazza, o un po’ di “neuroni” per le stradine del campus dell’Harvard University. O entrambi.

Geni a riposo

Geni a riposo

Per finire, il Gambero Rosso della Fenice include:

Una Sam Adams seasonal – tipica birra di Boston – comodamente seduti a un divanetto del Top of the Hub, sulla cima della Prudential Tower. Entrata nel centro commerciale, ascensore diretto per il 52esimo piano. E una Boston mozzafiato si distenderà ai vostri piedi.

Una cena a base di aragosta da McCormick & Schmick. Se prenotate in anticipo, al ristorante a Faneuill Hall, chiedete di riservarvi un tavolo privato con la tendina. Bavaglini inclusi nel prezzo.

Un caffè, cannolo e grappa
– per quest’ultima, chiamate my Mr Big – da Napoli Pastry al 120 di Salem Street, a North End. Con un po’ di fortuna, incontrerete anche il Conte. Che, garantisco, farà la vostra serata.

E, in pieno spirito americano, una fetta di cheesecake da Cheesecake Factory. Un altro favorito di my Mr Big!

Una vetrina da Cheesecake Factory

Una vetrina da Cheesecake Factory

Buon Natale dalla Fenice!

Foto di Frank Reese su Flickr.com

Foto di Frank Reese su Flickr.com

Mi é caduto il telefono nella neve, mentre facevo manovra per uscire dal parcheggio con la macchina.

Probabilmente ci sono anche passata sopra con le ruote perché quando me ne sono accorta, un paio di isolati dopo, e sono tornata indietro, ho trovato telefono, cover e batteria in tre punti diversi della strada.

Il tutto mentre un tizio del valet parking mi si affacciava al finestrino chiedendomi se volevo che mi parcheggiasse la macchina, dato che ero in doppia fila.

Persi tutti i “contatti” con il resto del mondo – mi funziona solo il lato sinistro della tastiera – ho pensato che non ci fosse modo più originale del blog per augurare a tutti gli amici, i lettori, e gli amici-lettori…

…BUON NATALE!

P.S. I Christmas Caroler, cioè anacronistici cantanti in abito ottocentesco che girano per le strade intonando “We Wish You A Merry Christmas“, esistono davvero! Un quartetto di due uomini e due donne, in genere. I Lui con cilindro e gilet, le Lei con cuffietta e mantellina. Camminano, scelgono uno spiazzo sul marciapiede o un angolo in un centro commerciale. Poi uno degli uomini soffia in una specie di fischietto e i quattro attaccano. Cantano e sorridono, sorridono e cantano.

Insomma, in un certo senso Santa Claus Is Coming To Town!

Come sopravvivere a meno 15

Copley Square

Copley Square

Come sopravvivere a meno 15 gradi, soprattutto se sei di Roma e l’ultima neve l’hai vista nel 1986.

Decalogo per il turista e/o neoabitante della costa nordorientale degli Stati Uniti. Perché il “Natale a New York” non è proprio come l’ha dipinto De Sica.

1) Regola numero Uno. Fondamentale: vestirsi a strati. Almeno 3.

2) Regola numero Due. Semi-fondamentale: indossare scarponi impermeabili e impellicciati. I celeberrimi UGG, per esempio, si impregnano d’acqua mentre le calosce di plastica – molto anni Ottanta – riducono i piedi a zollette di ghiaccio.

3) Al momento di uscire, abbottonarsi il cappotto fino al collo, indossare cappello E cappuccio (altro fondamentale).

4) Passare la sciarpa al di fuori del cappuccio. Un paio di giri intorno al collo saranno sufficienti. Fare un bel nodo che il vento non riesca a sciogliere. Infilare i guanti.

5) Ridotti alla capacità motoria di un Robocop con l’artrite, scendere L-E-N-T-A-M-E-N-T-E gli scalini d’ingresso della palazzina. Ornamento architettonico che fa molto New York City West Village in primavera, e “Arma Letale” d’inverno.

Foto di Delu su Flickr.com

Foto di Delu su Flickr.com

6) Se il marciapiede è una lastra di ghiaccio, esibire le proprie doti da pattinatore oppure procedere a piccoli passi. Ricordarsi che l’inverno non è semplicemente la stagione del Principe Schiaccianoci: è la stagione del Principe Schiacciauova.

7) Quando, al momento di lasciare il marciapiede, sorge il problema di scavalcare la montagna di neve ammassata dagli spazzaneve, scegliere tra le seguenti opzioni: 1. Volare; 2. Aspettare la funivia; 3. Usare gli scarponi impermeabili e tuffare i piedi nella neve.

8 ) Evitare di sostare ai bordi di tendine e tettoie. Soprattutto se il freddo ha formato spinose stalattiti di ghiaccio…

9) In caso di vento, stringere manualmente il cappuccio intorno alla testa onde evitare il cosiddetto “effetto vela”. Fenomeno fisico che occorre quando il vento si incanala nel cappuccio, che si gonfia e vi tira indietro. Importantissimo: evitare l’effetto vela se si cammina sul ghiaccio. Per ovvi motivi.

10) Decimo e ultimo punto. Se siete “sopravvissuti” ai primi 9, non cedete alla frustrazione e al nervosismo quando, a destinazione (e al caldo!), non riuscirete a uscire da cotanta imbracatura.

Snowy Sunday

Snowy Sunday

Snowy Sunday

Non ha ancora smesso di nevicare, da venerdì.

My Mr Big é partito ieri, nonostante la bufera, e io me ne sto qui in finestra, a guardare i minuscoli fiocchi bianchi sotto il cielo pallido. Oltre a strade e marciapiedi cominciano a scomparire anche automobili e parchimetri, sotto – ormai – almeno un metro di neve.

È stata un settimana eclettica. Passata tra Feste di Natale aziendali, lezioni di italiano, e cucinerie per il Wednesday Night Fever (stavolta sono andata con una frittata di cipolle, in risposta al tema “Tapas”. Lo so, un’interpretazione tutta mia).

Martedì sera per la festa di Natale aziendale hanno organizzato lo Yankee Swap. Un gioco abbastanza diffuso qui, per cui ogni invitato – invece di portarsi da mangiare e da bere – impacchetta un regalo. Generalmente qualcosa di economico, unisex e all’occorrenza comico. Per esempio qualcuno ha incartato una confezione di carta igienica e salviette per il naso.

Ognuno degli invitati, a sorte, pesca un biglietto numerato da una scatola e, nell’ordine, apre un regalo. Unica regola: una volta scartato il proprio regalo, si può scegliere se tenerlo o “rubare” qualcuno di quelli già aperti.

Sotto un metro di neve

"...cominciano a scomparire anche automobili e parchimetri..."

Per dare a tutti questa possibilità, il biglietto numero 1 dà il diritto di “rubare” all’inizio e alla fine del gioco. Il biglietto “peggiore”, quindi, è il numero 2.

Io, ovviamente, ho preso il numero 2. Avevo vinto un set spa da casa, ma la direttrice delle risorse umane me lo ha “rubato”, lasciandomi con una carta prepagata di Dunkin Donuts. Peccato che io beva solo caffè di Starbucks.

Comunque, il bello della serata è stato il momento di “socializzazione”. Cosa che, nel mio caso, si è estrinsecata in una serie di sorrisi di fronte alla fatidica frase: “Ah, io parlo un poco del italiano…“. Appunto.

A parte una signora educata – “Quando ero a Roma in collegio, mi ricordo che una signora diceva sempre ‘Non ne capisco niente’, e io ho imparato a dire ‘Non ne capisco niente’…” – il leitmotiv dell’aspirante “Io Parlo Italiano” è un mix di frasi da rimorchio condite, all’occorrenza, con un pizzico di volgarità.

La migliore, infatti, è venuta dal fondatore della società. Che nel bel mezzo di una conversazione mi dice: “Io ho imparato un po’ d’italiano… ‘Vuoi venire a letto con me per favore?’…

Neve a Boston

Christian Science Church con la neve

Grattacieli nella neve

Grattacieli nella neve

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