Lezioni di italiano

Foto di "I am Talbot" su Flickr.com

Foto di "I am Talbot" su Flickr.com

Oggi ho fatto la mia prima lezione di italiano.

Al tavolino di uno Starbucks su Newbury Street, la “via dei negozi” di Boston.

Qui è quasi un must trasformare lo Starbucks più vicino nel tuo ufficio personale.

Sono arrivata un po’ in anticipo, ho preso un tè verde e mi sono seduta a un tavolino ad aspettare. E in una città che è praticamente smoke-free ho avuto la fortuna di sedermi tra uno Sherlock Holmes che si gustava una pipa puzzolentissima e una specie di isterica che si è fumata cinque sigarette in quattro minuti.

Nonostante fosse una specie di appuntamento al buio, la ragazza mi ha riconosciuto dall’astuccio che avevo poggiato sul tavolo. Ha detto che solo gli italiani usano l’astuccio per le penne.

Sarà che Boston è una città molto “europea” – nel senso di sofisticata e meno cicciona del resto degli Stati Uniti – ma c’è un sacco di gente che vuole imparare l’italiano e arrovellarsi con coniugazioni di verbi irregolari, plurali e singolari, accenti e apostrofi.

Che dire, tutto sommato serve a qualcosa essere italiani!

Moda Autunno – Inverno 2008/09

Camminare per strada è come

Camminare per strada è come sfilare sulla passerella più democratica del mondo

The Star-spangled Banner, l’Inno degli Stati Uniti d’America, canta questo Paese come “la terra degli uomini Liberi e la casa degli uomini Coraggiosi“.

Questo, ormai, lo so bene. Avendo ascoltato l’Inno nazionale nelle più impensabili occasioni, dalle partite di basket alle cerimonie in Università.

E gli Stati Uniti sono, davvero, la “terra degli uomini Liberi”. O, quanto meno, dei fashionisti liberi.

Camminare per strada è come sfilare sulla passerella più democratica del mondo, dove chiunque si veste come gli pare. Non esiste il concetto di “oddio-guarda-quello”. Esiste il concetto della comodità e della pratica. Qualcosa che noi italiani, spesso intrappolati tra abbinamenti di colori e griffe, ci perdiamo. Peccato!

Signore e signori, è con immenso piacere che questa sera vi presento le ultime da oltreoceano in materia di moda.

Modello quattro stagioni sportivo
Pantaloni felpati della tuta un paio di taglie più larghi, arrotolati in vita, con calzettone di spugna color verde bottiglia a sua volta arrotolato intorno alla tuta, fino a metà polpaccio. Il tutto abbinato con un paio di infradito blu notte.

Modello quattro stagioni glamour
Short o mini-minigonna di cotone, abbinata a un paio di stivali modello dopo-sci, preferibilmente con pelliccia esterna e interna. Ottimi per tenere le gambe fresche d’estate e i piedi caldi d’inverno.

Modello quattro piedi
Tailleur da ufficio accessoriato con zaino da trekking a cui sono legate esternamente un paio di scarpe da ginnastica penzolanti. Una variante su questo tema prevede le scarpe sfuse nella borsa. Da tirare fuori al momento opportuno.

Modello impiegato classico
Cravatta regimental a strisce rosa e blu abbinata su camicia a quadri larghi rossi e verdi. Questo modello è disponibile con la camicia a manica lunga, ma viene largamente preferita la manica corta stile ragioner Filini.

Modello regina delle nevi
Infradito e piumino, mentre nevica e fanno 15 gradi sottozero. I piedi assumeranno un delicato e naturale colore violaceo.

Ovviamente – essendo io una buona fashionista – tutte queste influenze si sono mescolate con il mio stile italiano (che tanto classico non è mai stato). Con vari effetti sul mio guardaroba che my Mr Big deve ancora completamente digerire.

Pantaloni della tuta rossi e scarpe da ginnastica, felpa grigia e giacca verde scuro. Short grigi comprati a San Francisco, infradito rosa e felpone rosso bordeaux con la scritta “Harvard” in bianco. E ancora papaline rosso vermiglio, abiti vintage stile anni Cinquanta, scarpette rosse che farebbero invidia a Dorothy del Mago di Oz…

Che dire, questa è veramente the land of the free and the home of the brave!

Reinventarsi

Servirà a qualcosa essere italiani?

Servirà a qualcosa essere italiani?

Madrelingua italiana, scrittrice e giornalista freelance, offre lezioni di lingua italiana, individuali e di gruppo.

Contattare via e-mail.”

Turisti non per caso

Boston

Boston è una città di terra e di mare...e il modo migliore per visitarla è proprio un mezzo anfibio!

Me ne sono dovuta andare di casa.

Come dopo un amore finito, ho preso le mie cose di fretta, lasciato i tre operai a guardarmi, e sono uscita. Non ne potevo più. Non facevano che urlarsi parole incomprensibili (due sono sudamericani, uno israeliano) da un piano all’altro del palazzo, e uno performava degli acuti che manco Maria Callas.

Ora sono seduta col computer sulle gambe (il wireless, che invenzione!), su una panchina del centro commerciale. In incognita. Nel senso che proprio qui davanti a me ci sono due italiani in vacanza, che parlano rilassati e non sospettano minimamente che io li stia ascoltando…né tantomeno che stia scrivendo di loro! Che poi non è che li abbia riconosciuti dall’accento, no. Li ho beccati subito come italiani per quell’accessorio che, secondo me, vale più di un passaporto della Repubblica: lo zaino dell’Invicta.

È divertente “osservare” i turisti, quando vivi in un posto. A Roma trovi le ciurme di Giapponesi che fanno le foto, i Tedeschi con i sandali e il calzino, i teenager delle Università americane che si ubriacano a Campo de’ Fiori…insomma, tutti i clichè.

Qui mi trovo gli Italiani in vacanza. Vestiti griffati e di buon gusto, colori accoppiati propriamente, scarpe professionali da trekking anche per fare sightseeing su un autobus, e immancabile giacchetta felpata (quando i bostoniani sono in infradito e T-shirt). Viaggiano in stile “quattro stagioni”: in primavera, estate, autunno…no, inverno no. 15 gradi sotto zero sono in effetti un po’ troppo. Lo shopping preferito? Abercrombie & Fitch, Coach e, ovviamente, Ralph Lauren.

Non c’è niente da fare: siamo i professional del bel turismo.

Un giretto per Boston…

Lavori in corso

No, questo muro non l'hanno buttato giù!

No, questo muro non l'hanno buttato giù

Oggi ho conosciuto l’idraulico e altri due operai. Mentre cercavo di mantenere un’aria professionale davanti al computer, loro hanno buttato giù quattro muri. Che in realtà, come mi hanno spiegato, non sono proprio “muri”. Sono quei “muretti” vuoti che nascondono i tubi dell’acqua. Che poi è ovvio, altrimenti sarebbe crollato il palazzo.

Ora, l’ultima volta che ho avuto gli operai in casa ho perso un paio di Reebok nuove e rischiato che il mio gatto fosse murato vivo nel controsoffitto.

Ma oggi, e ci tengo a dirlo, questi tre mi hanno ripulito tutta casa, spazzato per terra e persino lavato il parquet!

L’unica cosa che mi turba è che, dove prima c’erano i muri, ora ci sono inquietanti buchi. E mi viene da pensare: e i topi?


Da oggi The Crab speaks English! Leggi l’articolo sui Virtual Tour operator…

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